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politica e magistratura chiusa alle donne
Pochi giorni fa ho saputo in un blog che due assessore delle pari opportunità sono state revocate. si tratta di Fausta Guariello e la sua supplente, Bianca Pomeranzi saranno rimosse dalla carica a loro attribuita nel gennaio 2008. E' quanto ha deciso il governo a seguito dei presupposti della Legge Frattini del 2002: il meccanismo dello spoil system.

Forse perchè della Guariello è quella di aver denunciato in una lettera al governo, a luglio, le ripercussioni negative derivanti da due dei primi provvedimenti presi dal governo in tema di donne e lavoro: la detassazione degli straordinari e la gravissima rimozione della legge (peraltro appena introdotta) che avrebbe impedito ai datori di lavoro di far firmare lettere di dimissioni in bianco alle loro dipendenti (spesso queste lettere servivano a 'liberarsi' della dipendente in caso essa fosse rimasta incinta). Dopo questo, l'ennesima dimostrazione che noi donne dovremmo girare con un cerotto davanti alla bocca e  continuare a subire discriminaizoni, dovremmo essere poco solidari con le altre donne e messe lì dietro figura maschile ordinante solo per dare contentino alle donne finchè quando non riceveranno aiuti diranno "ma che incpetenti le donne in politica.

Ma le discriminaizoni sono molto alte anche nella magistratura. Pare sia il contrario. Continua a preoccupare quando le donne aumentano nelle stanze dei bottoni.
Il numero dei magistrati donna è salito vertiginosamente attestandosi al 41% del totale (ancora nemmeno la metà). Ma 21 ai vertici veramente pochissime!

E'anche da considerare che 
fino al 1963 era illegale per le donne accedere alla carriera di magistrato, e di fatto il nostro paese è colpevole di questo passato oscurantista. La carriera del magistrato inizia fra i 35 e i 55 anni, oggi chi è magistrato lo è dagli anni 70'.  Le donne erano nemmeno il 3% nel 1970, piu' del 10% dopo 10 anni.

Ma non è solo questo! in 50 anni ad esserci solo 21 donne ai vertici della magistratura sono ben altri motivi: le discriminazioni. La fatica delle donne a conciliare lavoro e famiglia (come tutti i lavori del resto che non si adeguano alle esigenze delle donne). E in piu i trasferimenti che richiede il lavoro del magistrato spesso lontano dalla famiglia.
 
In italia oltre ad esserci un mercato del lavoro poco incline alle nostre esigenze c'è una dipendenza femminile alla famiglia e la famiglia stessa sulle donne, dove è quasi costretta ai lavori di cura. Molte donne, così rinunciano a fare domanda.

fernanda-contri_m.jpg


Passiamo alla Corte costituzionale dove siede, udite udite, una sola donna. Fernanda Contri. Ai politici non è venuto in mente di aprire questo posto a piu' donne nemmeno una in piu'.

E chissà perchè politica e magistratura posti che dovrebbero avere una presenza massiccia di donne, proprio per essere vicino alle donne che non solo sono la maggioranza della popolazione, ma hanno anche piu' esigenze, le donne o vengono messe a tacere o vengono escluse.


immagine da Mondodonna

Rosa
29 Ott 2008
Rosa · 214 visite · 2 commenti
Categorie: Discriminazioni
un mese di ottobre e un film antifemminista della mediaset
In tv o siamo veline, o siamo strafighe che sposiamo miliardari molto piu vecchi di noi o siamo casalinghe. Ogni film, programma della mediaset deve sempre comunicare un rifiuto evidente del femminismo. Per far tornare le donne schiave degli uomini e  dei loro idioti stereotipi.

Nasce un assurdo film su canale cinque chiamato "finalmente a casa". Che cosa vuole comunciarci?

La donna che rinuncia al lavoro perchè forse ha una famiglia che non aiuta in casa, della serie che attraverso questi iflm ci vogliono comunicare che i maschi non devono aiutare ma portare la donna all'esasperazione finche non lasci il lavoro. e frequenta un corso di casalinghe da una donna antifemminista (prima caso strano era femminista).

Le famose frasi che urla “Macché autonomia, macché indipendenza?” .“Da quanto tempo non passiamo una serata insieme io e te? chi ci ridà indietro il tempo perduto?”

A quanto pare sembra questo film vorrebbe consigliarci di fare come lei. La mediaset, sta diventando un contenitore sessista e antifemminista. dove le ragazzine devono fare le veline e le donne di mezza età le casalinghe soddisfatte rinunciando alla carriera  che le impediva di compiere i doveri coniugali..

Citando poi le altre fiction come Anna e i cinque dove una donna st ain bilico tra due mestieri di cura: uno cura della famiglia (la tata) e l'altro cura ei piaceri maschili. Sembra che per a mediaset noi donne non dovremmo avere altre aspirazioni che venere il corpo e fare le massaie.

Femminismo ma che sciocchezza,sarà lo slogan della mediaset?

Ma basta chiedere alla donne se sono contente di abbandonare il lavoro, magari dopo anni pesi a studiare finchè una riforma di Gelmini ci riporti tutte in casa.

Che ne pensa ora la signora che ha varato la norma europea contro gli stereotipi sessisti che in Italia tendono a crescere per controllare le donne?


Rosa
29 Ott 2008
Rosa · 134 visite · 0 commenti
Categorie: Donne e mass media
Da dove sbuca la “Nuova Unità”?
Appena apparsa in televisione l’immagine del manifesto pubblicitario di Toscano per la nuova “mini” Unità sono cominciati a rincorrersi sulla mailing list “sommosse” interrogativi un po’ esterefatti del tipo: “è questo il nuovo che avanza?”, “vogliono sempre prenderci per il …?”. Qualcuna ha pensato che forse si volesse alludere alla campagna anti-prostituzione di Carfagna e Alemanno (basta cliccare su Google e viene fuori la “minigonna”): una posizione alternativa del giornale? Altre hanno evidenziato la contraddizione fra questo manifesto e il fatto che la direzione fosse in mani di donna. Il primo numero della «mini Unità» è molto segnato dalle donne, con un dossier sul lavoro delle donne a firma di Bianca Di Giovanni.

Perché Concita De Gregorio ha adottato questa immagine? Cosa significa questo fatto per le donne impegnate oggi a costruire la manifestazione del 22 novembre? “ Su RaiTRe, nel corso della trasmissione di Corrado Augias [28 ottobre ‘08] – scrive oggi Lea Melandri - Concita De Gregorio ha svelato chi si cela dietro l’anonimo scorcio anatomico, gambe, sedere e minigonna, da cui affiora il nuovo corso ’femminile’ dell’«Unità»: è lei stessa, fotografata nella prospettiva che vorrebbe dare al suo impegno di ’direttore’ del giornale, cioè, detto con le sue parole, "andare al giornale col mio corpo e la mia testa". Peccato che la testa non si veda, e il corpo sia ripreso non proprio dal suo profilo più intelligente!

Ogni giorno la televisione ci insegna che le donne hanno fatto del loro corpo una ’risorsa’, ma qui l’uso è decisamente basso, in tutti i sensi. Chi ha ancora il coraggio di sperare che le donne diventino protagoniste a tutto campo nella vita pubblica? Ho detto più volte che ’millenni di schiavitù non fanno libertà’, ma ciò nonostante c’è sempre qualcosa che riesce a stupirmi. Sul razzismo che pervade radioso e inconsapevole la rappresentazione che le donne danno di sé, le femministe italiane (anch’io, naturalmente) sembrano ammutolite.

Non si vuole essere censorie o passare per moraliste, bacchettone. La forza iniziale del movimento delle donne è stato l’analisi critica di tutte le forme di asservimento, fisiche, psichiche, mentali che ognuna riscontrava in sé e che lo sguardo delle altre, anche impietosamente, metteva a nudo. Adesso usiamo molto la parola ’libertà’, giustamente la gridiamo nei nostri cortei, ma senza pratiche di ’liberazione’ dalla subalternità che ci portiamo dentro, resta solo uno specchio per le allodole.” Maria Grazia Campari aggiunge: “ La presa di parola pubblica attraverso la rivendicazione di libertà che avviene nelle manifestazioni e nei cortei è passo importante ma non decisivo, insufficiente a garantirsi responsabilità su di sè e sulla società che produce subalternità introiettata da molte al disegno e alla regola dell’altro. L’estrema rarità di donne dotate di parola pubblica, la scarsità di pratica politica visibile ed esplicitata fra donne nei luoghi sociali produce assimilazione al maschile anche nei suoi aspetti più volgari: parlano le uome e contribuiscono a mettere in scacco le donne. Ciò detto, buona manifestazione del 22 novembre a tutte noi e augurio che costituisca l’inizio di una ripresa di impegno collettivo a tutto campo"


il paese delle donne
29 Ott 2008
Rosa · 99 visite · 0 commenti
Categorie: Donne e mass media
restyling..con caduta di stile? o si tratta di rievocazione dell'emancipaizone femminile?
Oggi per rilanciare il quotidiano di sinistra l'unità, è stata ideata una campagna pubblicitaria con una donna in minigonna che ripone il giornale nel taschino ed aggettivi che rievocano l'emancipazion femminile degli anni sessanta, dove hanno infranto il divieto di portare la minigonna per sdoganare il messaggio provocativo ed erotico cjhe dovrebbe generare nella donna il pudore della propria sessualità femmnile.

Ma esaminiamo questa pubblicità: Gli intenti sono emancipativi o si cela l'ennesima mercificazione della donna per attirare utenze maschili? o una allusione provocativa sulla prostituzione?

All'inizio anche io ho pensato si trattasse di mercificazione. Anche perchè nn c'è nessuna connotazione volgare, ma comunque mostrando una gonna e mostrando aggettivi che esaltano l'emancipazione solo attraverso la minigonna nel 2008!. Mi chiedo come mai la donna rappresentata nasconde il viso. Questi sono misteri che vanno oltre al messaggio che vorrebbe evidenziare un aspeto emancipativo, o almeno nell'apparenza.


Nel 2008 , nonostante i movimenti di eancipazione femminili del 60/70 ancora portar  una minigonna è un tabu'. Da una parte la donna che la indossa è vista come una che lo fa non perchè si piace così ma perchè deve attirare sguardi.

Purtroppo, se la moda l'ha sdoganata, è tutt'oggi un tabù. Addirittura si pensa che se una donnariceve dei commenti volgari, moestie e stupri sia legato a questo tipo di abbigliamento che la colpa di chi compie il gesto. Questo è simbolo di una società che non considera la donna libera, e penso che la libertà nel vestire sia una minima cosa proporzionata alla libertà che si da ad un uomo di farci commenti volgari o addirittura stuprarci.

La proibizione di questo tipo di abigliamento è anche dovuto dai recenti avvenimenti contro la prostituzione e il loro modo di vestire succinto. Mentre la tv continua a riempirsi di veline nude propagandate dalla destra sussiste il controssenso he vuole punirci per strada. ma come?
Visto che io o la prostituta siamo libere di vestire come vogliamo, lo faciamo per noi stesse, per sentirci a nostro agio per libertà di esprimere la nostra sessualità sdoganando la logica sessita che ci vuole semi nude per porci come merce, ci attaccano.

Secondo me   è difficile da interpretare,perchè verrà come al solito mal interpretata dal genere maschile, minimo visto che anche quando usciamo in minigonna veniamo comunque malinterpretate. E' comunque un doppio senso, forse un ipocrisia che vorrebbe mecificarci facendoci credere emancipate.dove è a testa?


Nei paesi arabi fanno nascondere le donne per non indurre gli uomini agli sguardi, ma insegnano alla donna che è lei che se lo cerca, che lei che attira gli sguardi. quindi di fatto limitano la sua libertà imponendo restrizioni sull’abbigliamento..
in italia nn mettiamo il burqa ma si ragiona ancora cosi, ovvero: non truccatevi, nn mettete la gonna, non uscite di notte e tornate a mezzanotte, con tanto di fiaba di cenerentola e cappuccetto rosso. Mentre il fratello maschio è libero di scorrazzare in giro quindi di fatto se è un disgraziato anche di stuprare, tanto la colpa è della donna che è in giro a quell’ora e mett ela gonna corta

24 Ott 2008
Rosa · 532 visite · 14 commenti
Categorie: Donne e mass media
un salvaslip per l'Europa
Bellisismo l'articolo dell'Unità che vi propongo. n pratica il parlamento europeo dnuncia il sessismo italiano dei media. Io lo trovo interessant eperchè ho smepre creduto che in itlaia le donne non ricoprono alte cariche perchè sono talmente ossessionate dagli stereotipi dei ruoli tradizionai che tutto ciò che esca fuori dalle mura domestiche, la cura del corpo sia roba da maschi. La tv e le riviste fanno in modo che le donne la pensino cosi ahimè scoraggiando la parità. La tv è controlalta da lobby maschiliste.

Segnatevi questo nome: Britt Svensson. No, non è una top model nordica. Né quell’attrice topolona ex moglie di una celebre rockstar. No, non è l’animatrice di un sito pruriginoso sesso libero. Niente di tutto ciò. La signora Svensson è un’eurodeputata del gruppo delle sinistre unite, ed è la principale promotrice di un’iniziativa - adottata dal Parlamento di Strasburgo - contro le discriminazioni sessiste nella pubblicità televisiva. In teoria, se il rapporto – già approvato a maggioranza (504 sì, 110 no, 22 astensioni) - venisse adottato dalla Commissione europea e di conseguenza tramutato in una direttiva cui i 27 Stati membri dovranno successivamente adeguarsi, per la televisione italiana sarebbe una specie di tsunami, una catastrofe, uno choc, un terremoto, un’apocalisse.

Perché il “rapporto Svensson” chiede nientemeno che il divieto o se non altro una pesante regolamentazione degli spot a sfondo sessista: il che significa praticamente di tutti gli spot che vengono prodotti e irradiati in Italia. Donne in cucina che dicono sempre di sì, maschi volitivi a cui è impossibile dire di no, veline, letterine, bucato perfetto & famiglia splendida, donne fatali, salvaslip e mamme premurose, amanti perfette, lingerie vertiginosa, giù giù fino ai seni prorompenti accomunati ad un notitissimo formaggio morbido e virago in pelle nera alle prese con meravigliose colle attacca-tutto.

Il punto vero tuttavia è che – ovviamente - la pubblicità è il perno intorno al quale ruota tutto il sistema di valori televisivo. E allora peschiamo a caso qualche programma di punta del nostro sventurato presente tv: che so, “Il ballo delle debuttanti”, variante ultra-sciovinista degli “Amici” della De Filippi, dove ragazze variamente assortite gareggiano tra loro – non senza sottoporsi al contempo ad un continuo dileggio - per assurgere alla vetta universale dello stereotipo anti-femminista, ossia la principessa che deve conquistare il suo principe azzurro. Oppure, prendiamo qualche frammento dall’”Isola dei famosi” dove il tema principale in questi giorni è il sedere della modella brasiliana Belen Rodriguez, ripreso dalle telecamere naufraghe dalle angolature più sorprendenti. Notevole lo sforzo produttivo di “Veline”, che per settimane e settimane e settimane ha messo in fila centinaia di ragazze sgambettanti per sottoporle a varie prove di umiliante demenzialità arrivando sinanche a sconfiggere nella classifica sado-maso del paese l’eterna gara “della più bella del reame”, ossia Miss Italia. In palio, lì e là, la remota possibilità di continuare a sgambettare scosciata di fronte a milioni di spettatori nella speranza che un calciatore in disarmo o un bancarottiere ti noti e ti sposi avvolta nello stesso kitsch ultraclassista del “Treno dei desideri”, indimenticato programma serale della Antonella Clerici. E non vogliamo parlare per l’ennesima volta delle mitiche “meteorine” di Emilio Fede, inchiodate dalla televisione ad un eterno fermo-immagine di adolescenti de-cerebrizzate, mentre è ancora fresco nelle menti degli italiani il ricordo di raffinati prodotti culturali quali “La pupa e il secchione” e “Un, due, tre: stalla”, dove il massimo era obbligare una sventola scosciata ad avanzare nello sterco animale o a infilare mani e braccia in un catino di vermi.

Non ci vuole un grande sociologo per capire che da “Uomini e donne” all’ultimo dei telegiornali la tv italiana si sia trasformata in una specie di riproduttore di stereotipi antifemminili al cubo. Avrà il suo da fare, il Parlamento europeo. Perché quello italiano è un sistema di valori che secondo taluni è giunto fin nei meandri del Parlamento, che ha permeato il paese in profondità. Immaginiamo le reazioni sdegnate di tanta parte delle forze politiche, allorché il rapporto dovesse essere tradotto in una direttiva cogente. Accusa minima: un attacco alla libertà d’espressione e alla libertà d’impresa, mosso da quel covo di comunisti che evidentemente è diventata l’assise di Strasburgo. Ebbene sì, signora Svensson, si è scelta un lavoro durissimo. Tanti auguri.

rbrunelli@unita.it


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79468

22 Ott 2008

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