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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Violenze su minori

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Di pedofilie e 'pornografia minorile'

Apro post sulla pedofilia e l'erotizzaione delle bambine nei mass media.
Un mio amico ha trovato questo video, non so se proveniente dalla russia o dalla grecia e veniva trasmesso in un canale tipo la nostra MTV:




Il video mostra una bambina stile Lolita di circa dieci o tredici anni che ammicca con lo sguardo in abiti succinti cantando e ballando sullo stile pop music alla britney spears.
La bambina si trucca, ammicca con lo squardo e mima balletti semi erotici, addirittura accarezzandosi sulla gonna in alcune parti del video.


In Gran Bretagna c'è stato un concorso di bellezza per teenager che ha suscitato molto scalpore. Era dedicato a ragazze di tredici anni (nulla di nuovo accade anche qui) ma qualcuno ha pensato di pubblicare le foto delle ragazze con informazioni riservate come altezza , peso, taglia di reggiseno e città di residenza. Una buona metà delle concorrenti hanno meno di 16 anni.

Trovo già assurdo dedicare un concorso di bellezza alle teenager sotto i 14, vita l'età ove si è in pieno reato di pedopornografia.
Far sfilare ragazzine di quell'età in abiti succinti significa attirare fior fior di pedofili pervertiti. Non capisco perchè le polemiche abbiano interessato solo le foto pubblicate in internet. che ipocrisia!

In Italia si parla ancora di Noemi Letizia, e di suo padre fiero di avere una figlia illibata.
Una figlia il cui alla libertà dei rapporti prematrimoniali si è preferito metterla nel mercato della mercificazione velinista dall'età di soli tredici anni per poi portarla a soli 16anni a fare la velina alla rai. Della serie meglio oggetti sessuali per il piacere maschile da bambine che 'puttane sverginate che usano il loro corpo come proprio piacere' da grandi. Ma non è solo suo padre a pensarlo purtroppo ma anche la tv che è sempre più attenta alla verginità delle veline (Raffaella Fico anche se è grande ndr) 

15-05-2009204130.jpg picture by kikkazz

noemi.jpg picture by kikkazzIl tutto smentire le malelingue sulla presunta relazione tra Noemi e Berlusconi. Apparte il fatto che l'italia sia un paese antico, maschilista e cattolico dove le figlie sono ancora valutate per la propria purezza sessuale, non solo perchè lo ha detto il padre..ma perchè la stampa ne ha fatto un argomento cult di questa cosa..

Siamo sempre alle solite! per evitare di parlare di crisi tirano sempre in ballo i nostri corpi mettendo sulla piazza la nostra sessualità.
Si creano donne a uso e consumo maschile, che ammiccano e poi si dichiarano vergini, donne ad immagine e somiglianza di bambine con lo scopo di attirare i  pedofili.

Le donne ancora oggi vengono sottomesse all'uomo, subordinate da quel diritto di avere un harem tutto per lui, e se una donna, sopratutto la moglie, si ribella viene banalizzata e umiliata dalla stampa che le rinfaccia che era velina sbattendola a seni nudi in prima pagina. Della serie: donna zitta, sei solo un oggetto e Berlusconi ti ha preso dalla strada ma sempre donna di strada resti!.

Il fatto è che si continua a negare la realtà. Berlusconi frequenta aspiranti veline che hanno la media di 16 anni.

Vi ho parlato del concorso di bellezza per bambine piccole in America? Bene ho scoperto che nel 1996 una delle reginette di bellezza fu violentata e uccisa. Si chiamava JonBenet Ramsey e aveva solo 6 anni. (a lato la foto da reginetta rigorosamente erotizzata ad uso e consumo di quel verme che ne ha abusato e si è saziato di lei uccidendola)

Nonostante questo, questi concorsi di bellezza vengono riproposti continuando ad esporre le piccole agli apetiti di pedofili assassini.

Alle iene, ci fanno vedere dopo la vicenda della ragazzina di 13 anni adescata dal comico (che non mi ha fatto per niente ridere) pochi giorni fa,  un uomo trentenne che adesca con naturalezza una ragazzina di 13  (interpetata da una 18enne) e le ordina a spogliarsi per i suoi piaceri perversi. Il servizio delle iene ci mostra come questo sia un caso molto frequente. Non condivido molto che alla fine del video la 'iena' usa un tono a mo' di rimproveo verso i figli che accendono il pc.



Il problema è che questi pedofili si sentono legittimati finchè la società sta dalla loro parte (in quanto uomini o non so cosa), accusa le ragazzine andarsi a cercare gli stupri e continua a non credere le vittime. O  accusa le donne di tutti i mali. Infatti, un cardinale spagnolo ha detto che la pedofilia è meno grave dell'aborto, poichè secondo lui il poche parole l'aborto è omicidio e violentare un vero bambino rovinandogli la vita no.
Infatti ho una rassegna pedofila:

Un allenatore di calcio violenta due bambini, in particolare di una ragazzino di 13 e uno di 14.

Un cinquantenne residente sull' Appennino bolognese e' stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale su un undicenne figlio di una coppia di amici.
Per vedere altro cliccate sul blog di Herta.

Ancora oggi c'è gente che da tutte le colpe ad internet, ai videogiochi ecc addiritura alle vittime accusate di provocare il maniaco. Ma come fa un bimbo a provocare? o meglio come si fa ad accusare il bimbo di provocare? 
A mio avviso se uno avverte che il ragazzino lo provoca giustificando il pedofilo che ne abusa non è altro che uno che si eccita alla vista del bimbo e farebbe lo stesso (dimostrazione).

 La pedofilia è una cosa vecchia come il mondo e dappertutto ci sono malati pronti ad approfittarsi di bambini. Chi fa il moralista e da tutte le colpe ad internet e non vede che la peggior pedofilia passa come niente fosse attraverso i media sotto forma di bambini  mercificati da adulti e resi appetibili ai loro piaceri e i bambini sono solo vittime.
29 Mag 2009
Rosa · 1470 visite · 12 commenti
Categorie: Violenze su minori, Prostituzione
immigrati per favore! non lasciateci sole con gli italiani
http://speculummaius.files.wordpress.com/2008/06/immigrati.jpgRicordate quel post in cui un articolo spagnolo diceva che l'italia giustifica troppo la violenza sulle donne?
Questa volta invece ci troviamo davanti ad un italia che giustifica anche la violenza sulle bambine.

(Dopo questo maledetto pedofilo che abusa di bambini nonostante il dolore del terremoto), accade che un uomo che lavora per la tv viene arestato per aver circuito un tredicenne sua fans con il fine di portarsela a letto. Non c'è nulla di più squallido di questo, sopratutto quando ti trovi in un Paese dove se sei italiano, ricco e uomo perfino la stampa ti giustifica addossando le colpe alla moralità sessuale di una bambina.

E' grave che alla gente non si indigna per episodi gravi di pedofilia ma continua a indignarsi per la moralità sessuale degli adolescenti o di tutti gli individui di sesso femminile, anche se ne sono vittima, mi capite? Capite che ancora viviamo in una società dove ancora per l’italiano medio conta ancora l’offerta della verginità  come fosse un pegno d'amore pena l'accusa di essere usata, adatta solo al sesso.

Viviamo ancora in una cultura dove i mass media ti riempiono i programmi stereotipati con donnine desnude che per poter ammiccare ai telespettatori maschi allo stesso tempo devono dichiararsi vergini (o il padre deve dichiararle tali per salvare l'onore della famiglia), votate per un buon matrimonio e la famiglia. Mentre  contemporaneamente gli abusi continuano, vengono portati avanti da merde che vengono legittimate a compierli, nati in una cultura dove facilmente vengono giustificati perchè nessuno li divide tra santi e puttani.

Come fa una tredicenne a circuire un uomo adulto?
Così la società ha trasformato l'uomo italiano adulto in un bambino incapace di controllarsi e vittima di una bimba trasformata dalla stessa in una procace donna, anzi un mostro.
Perchè piu' in generale se sei di sesso femminile (addirittura se sei una bimba) ti prendi il doppio delle colpe?

Per misurare quanto l'italia è contro le donne basta vedere se lui fosse stato una donna che non si accorge di essere palpata e lei un maschietto  minorenne stupratore tutt'altro che vittima innocente, le reazioni sarebbero contrarie  e ti becchi anche 2 anni oltre che la condanna dell'opinione pubblica che ti invita ad essere cessa per poter insegnare, mentre lascia fior fior di uomini stupratori e pedofili liberi e vittime sole e incomprese. (leggi commenti qui addirittura si invitano i figli a mancare di rispetto le prof per dimostrare di non essere gay e qui nei commenti le accuse alla donna e di molti maschi che pregano di avere una prof così  per renderci conto che stiamo crescendo un popolo di maschi stupratori).

L'Italia oltre ad essere un paese maschilista è anche un Paese schifosamente cattolico, dove le donne si portano dalla nascita l'etichetta delle provocatrici figlie di quella 'scostumata' Eva e di aver dato vita al peccato originale.

La stampa (la stessa che si indigna quando un rumeno stupra una 'sua' donna), opinione pubblica (vedi commenti carichi di odio x il genere femminile fatti da uomini maschilisti e donne cresciute in ambienti dove la giovinezza femminile è consinderata molto importante da alimentare l'avversità di donne in menopausa verso ragazzine), la politica berlusconiniana che vanta gli uomini che intrecciano relazioni con minorenni, tutte che puntano il dito contro la ragazzina non è entrato nella testa che essere un pedofilo è un reato, anche gravissimo, essere una donna o bambina 'libertina' che cede a richieste sessuali non lo è affatto.

Il nostro Paese è schifosamente misogino, odia le donne, le etichetta tutte troie se non sono simili alle loro madri e sorelle, a quelle che considerano 'cose' proprie. Il problema è che chi odia le donne è  spesso chi li stupra, le maltratta o le uccide. Il nostro Paese meriterebbe quindi stando ai fatti la coppa mondiale del Paese che detiene la maggior quantità di cultura dello stupro.

Certo mettete alla gogna noi donne, pure le bambine, magari dopo che siamo stuprate e poi continuate a puntare il dito contro le leggi islamiche che impongono i matrimoni con bambine sotto i 14 e quelle leggi che legalizzano lo stupro domestico; come accade quando certi giornalisi indignano di alcune culture quando le bambine vergini vengono date in spose a 50enni e poi danno delle puttane alle bimbe che sono vittime della nostra cultura fatta di genitori e mass media  che impone alle piccole il velinismo e le erotizza sin da bambine esposte ad uso e consumo della  nostra becera cultura dello stupro.

Voi, proprio voi che quando lo stupratore è bianco trovate la minima occasione per assolverlo e dare della 'troia' alla vittima, senza nessun ritegno per l'infanzia.
Il problema è che se l'aggressore è rumeno tutti invocano il linciaggio sotto grido "non toccate le nostre femmine" e ci affiancano figure maschili perchè siamo troppo libere.
La tristezza profonda è che i giornali violano troppo l'intimità femminile, non si fa scrupoli nemmeno per una ragazzina di soli tredici anni. Mi chiederei se è più pedofilo chi ha approfittato della ragazza o chi si ferma troppo a descrivere la vagina della vittima. Come fosse ancora di moda il controllare alle figlie se sono ancora vergini.

Contino a chiedermi come fa ad esserci gente che punta il dito contro una ragazzina sapendo che nelle intercettazioni telefoniche salta fuori ce lui la minacciava di dire che si era presentata come una diciottenne per sfuggire ad una denuncia, costringendo alla ragazzina di esporsi alle malelingue di un popolo misogino italiano.

Il problema è che la gente che critica la bambina, non capisce che se una tredicenne si presenta ad un uomo adulto in quanto consapevole deve rifiutare per il fatto che lei appartiene ad un età inferiore a quella che la legge consente. No perchè lo stupratore o pedofilo se è italiano è di buona famiglia, non si sa frenare alla troppa avvenenza delle ragazzine di oggi da una parte figlie della dittatura dell' erotizzazione imposte dai media che le negano l'infanzia e dall'altra accusate da un opinione publica che le vorrebbe morigerate (cultura alla quale cela la voglia italica di far indossare il burqa alle 'proprie' donne).

Per esempio c'è un sondaggio vergognoso, pare che una persona su tre considera ancora le donne vittime di stupro responsabili e ci sollecitano di tornare a casa. Anche un uomo su tre stupra, secondo le percentuali e pochissime donne dneunciano perchè da una parte li giustifiano e dll'altra sono intimorite da questa cultura che difende gli stupratori e quasi li incita a sturpare chi non obbedisce a stare a casa. Peccato che gli stupri a casa li subiamo maggiormente, ma stupro non viene considerato. Come puo essere cosi arretrato il nostro Paese a pensare ancora che le donne libere si meritino lo stupro?

Tornate a casa
di Monica Lanfranco

Ma sì, facciamola finita con queste lagne. Ora è finalmente certificato da una indagine accurata: in Italia il 55% degli uomini, il 33% delle donne e ben il 74% dei giovani sotto i trent'anni lo dice apertamente, e si tratta di una persona su tre. Sono le donne che si cercano la violenza, se sono troppo disinibite, libere, scollate e ambigue. Insomma, alle volte le vittime 'possono dare la colpa a loro stesse per l'aggressione subita'. Tanto che, 'se fossero meno provocanti, le violenze sessuali si ridurrebbero in modo drastico'. Questo, nero su bianco, emerge dalla ricerca durata tre anni, resa nota dall'Airs (Associazione italiana per la ricerca in sessuologia) dal titolo Dalle molestie sessuali allo stupro, un lavoro che ha  coinvolto con un questionario ad hoc tremila persone, per individuare le principali variabili all'origine della violenza sessuale.


Gli stesso vertici dell'associazione sono allarmati. "Fra le risposte che ci hanno sorpreso e sconcertato maggiormente, - ha detto il presidente dell'Airs Avenia, c'è questa sorta di colpevolizzazione della vittima. Alla domanda 24 (Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire?) il 55,8% degli uomini ha risposto affermativamente, come pure il 43% delle donne e il 75% dei giovani. Dunque non stupisce troppo che poi - prosegue il sessuologo - il 56% dei maschi pensi che, se le donne fossero meno provocanti, la violenza sessuale diminuirebbe. La pensa così il 33% delle donne e il 74% dei giovani. Ci aspettavamo una piccola percentuale di giudizi di questo tipo, ma non certo dati simili". Dal sondaggio emerge, inoltre, che per il 15,7% degli uomini e il 10% delle donne l'imposizione di un rapporto alla moglie o fidanzata non sia violenza.


Per questa percentuale di uomini non c'è nulla di sbagliato, e per le donne non esiste motivo di ribellarsi. Ancora: sguardi, fischi e atteggiamenti che mettono a disagio la vittima per il 50% degli uomini non sono molestie, un'idea condivisa dal 43% delle donne. Che serve aggiungere ancora, per avere la certezza che nella nostra cultura ormai è maggioritaria l'opinione che l'aggressività, la misoginia e il sessismo di parole, sguardi e allusioni esplicite sono da considerarsi normali e accettabili nelle relazioni tra i generi e che un molestatore, anche solo a parole, è a livello psicologico già un violentatore? A che serve sottolineare che, conclude la ricerca "in una società violenta le aggressioni sessuali aumentano; allusioni pesanti e un linguaggio irrispettoso devono far risuonare un campanello d'allarme nelle potenziali vittime". Ma quali vittime? Andiamo. Che a tasa, che a piasa, che a staga a casa, risuona un dolce adagio veneto.


Non han forse sempre ragione le buone vecchie tradizioni? Proprio nel giorno della presentazione della ricerca coincidenza vuole che il Corsera pubblichi una lettera (molto adeguata al clima culturale italiano in tema di rapporti tra donne e uomini) della deputata Pdl Melania Rizzoli rivolta a Veronica Lario, a nome di molte altre colleghe del Parlamento. Rizzoli scrive chiamando la signora Lario non con il suo cognome, ma con quello del celebre marito, e le ricorda che "incongruo rispetto alla fascinazione poc'anzi espressa per il travolgente capo, che  la decisione del divorzio ha "fatto tornare indietro di colpo di cinquant'anni le donne, a quando erano comandate dal maschio dominante ed erano bersaglio del maschilismo becero, a quando venivano considerate solo corpi da guardare e sesso da godere, mentre le proprie mogli erano solo madri e necessariamente casalinghe".


Rizzoli prosegue convinta che il ciarpame non sia frutto della semina sessista che ha ormai colonizzato il paese. Al contrario: la colpa è di Veronica Lario. "L'eco delle sue parole è arrivato sulla stampa estera, dove le italiane sono state dipinte come cortigiane, tutte seno e labbra rifatte, e l'Italia, il cui Capo del Governo ha il cognome che porta lei ed i suoi figli, ritratta come un Paese di veline, tutte col book fotografico sotto il braccio, che mostra il 'lato B', nostro orgoglio nazionale! Cara Veronica, torni a parlare con suo marito, privatamente però, e con la vostra famiglia che cresce".

Allora, c'è ancora qualcuna che non ha capito? Il divorzio, pur legge dello stato, forse andrebbe rivisto e abolito, le donne per natura un po' puttane lo sono, gli uomini per natura hanno una sessualità incontinente, e sono le prime a doversi regolare: va bene sculettare, ma solo un po', e se poi si esagera pazienza, che volete che siano quei cinque, dieci minuti (se siete fortunate) di eccesso di testosterone? Te la sei cercata, no? E, per favore, parla con tuo marito, fidanzato, amico, amante, zio, conoscente. Ma in privato, che c'è la famiglia da tirare avanti.
  

25 Mag 2009
E' la cultura violenta
Pubblicità sessista del mese. Uno spot contro i rifiuti di Napoli in cui c'è sempre il tema che sta a caro a Berlusconi: le belle donne, raccomandate che aspettano di essere salvate "dai principi azzurri" da stupri e monnezze.

Le donne come individui passivi davanti ai temi che riguardano la società. Le donne indifese che non sono in grado di salvarsi, di fare politica. Donne in pose lascive e formose usate come merce per una campagna pubblicitaria.
Non si riesce a capire perchè ci si ostina ad usare questo sottile sessismo per avviare ogni campagna pubblicitaria.
Alimentare il linguaggio sessista non è altro che essa stessa una forma di violenza di genere. 

Il tema della violenza di genere è un tema lasciato a metà. Alimentato da una parte dal Governo attraverso battute, gaffes e addirittura politiche e dall'altra attraverso l'omertà e la volontà di dipingere questo fenomeno come un emergenza sociale a mo' di moda importata dall' straniero.

La violenza sessuata non è una moda del momento, non è un fenomeno importato, ma bensì qualcosa che è radicato nella cultura di un paese.
La volontà di metterci paura è una delle conseguenze di un Paese che non sa affrontare queste tematiche.
Questa convinzione che il Governo ha costruito, da l'esenzione appunto di attuare politiche che stanno veramente alla base di questo fenomeno.
La violenza di genere usata come pretesto per scatenare il razzismo, per coprire le famiglie.

La cultura dello stupro comincia con il linguaggio. Tutti sembra siano legittimati ad utilizzare stereotipi e linguaggi sessisti per comunicare ai generi.
Perfino il Governo è primo responsabile di questo.
Berlusconi ad esempio ha delle tv dove le donne vengono completamente esposte nella loro intimità a sguardi maschili insistenti.

C'era un programma l'anno scorso che si chiama Ciao Darwin, dove una donna semi nuda e sgudo casto, priva di parola passava con una sfera in mano sotto sguardi maschili che sbavavano ogni suo passo. 
La donna considerata merce accessibile agli sguardi voyeuristi.
E' stato arrestato a Pordenone un uomo che spiava alcune donne in una toilette di un ospedale.

Poi ci sono le pubblicità che alimentano lo stereotipo della donna tutta casa alle prese con il bucato, la pastasciutta, mentre danno per giocare alle loro figlie bambotti, cucine in miniatura, o bambole formose.

La sessualità femminile vista come qualcosa dipendente dal potere maschile, la stessa cultura che consente che i nostri corpi devono essere stuprati ad ogni nostra manifestazione di autonomia o non, non a caso si sà che spesso queste nostre forme di autonomia vengono condannate e dalla società o nelle aule dei tribunali quasi come fosse questo il reato.

La stessa cultura che nelle difese quando accade uno stupro vengono alimentati linguaggi liberticidi contro la donna, come ad esempio "ma che ci faceva lei in giro a quell'ora di notte?", "era vestita in maniera provocante","ti è piaciuto?", oppure "non dovevi isolarti con lui".
Non è un problema culturale se nei linguaggi e nelle difese ancora si vieta alle donne di indossare quello che vogliono o di uscire con chi e a che ora vogliono?
Nessuno è legittimato a stuprare una donna se veste come vuole o se esce all'ora che vuole. Chi lo fa è perchè è figlio di un sistema con una cultura patriarcale. Se si da sempre la colpa alle vittime come ci si può pretendere che queste denuncino senza sentirsi in colpa? Come si può pretendere di contrastare il fenomeno stupri se condannano la nostra libertà alla pari di come fa uno stupro?

Non solo nella difesa il linguaggio appare sessista. Anche quando si esprimono parole a favore delle donne a livello culturale non viene mai citata l'autonomia della donna, mai nessuno si interessa se la donna viene offesa in quanto tale. i tg spesso si soffermano sui familiari indignati. La donna continua ad essere trattata come una proprietà di famiglia. 

Spesso i media si soffermano ad esprimere il dolore dei familiari delle vittime quando uno straniero le stupra. 

Perfino nel linuaggio comunque rientrano affermazioni simili. "dateli alla folla", "consegnatelo al padre della vittima", "se fossi suo fratello lo avrei castrato", "chiudiamolo in cella con la sua famiglia". I nostri corpi ocntinuano ad essere rinchiusi all'intenro di una cultura che fa dei nostri aguzzini dei padroni del nostro Paese e che questo tollera gli abusi compiuti sul territorio connazionale da connazionali.

Le vittime passano sempre dalla parte del torto. Una donna è stata condannata a 6 anni di reclusione per aver ucciso l'ex convivente che la perseguitava. La legittima difesa viene considerata ancora un omicidio. Ogni mezzo che utilizziamo per salvarci, per autodeterminarci è ancora considerato tale. Siamo in balia dei nsotri aguzzini come fosse il nostro destino a cui non possiamo scappare.

Poi ci sono le donne viste come delle proprietà, dove il loro corpo è visto come una cosa che serve per assolvere i doversi coniugali. Quei mariti che si sentono in diritto ancora una volta  di impedirle anche di farle lavorare e di maltrattare il loro corpo. Botte stupri, è successo a Torino ad opera di un italiano. Siamo nel 2009 ed è come non sentirlo.

Poi c'è un pedofilo che ha molestato tre ragazzine.
Ma lui non è in carcere. Gli hanno dato i domiciliari come se avesse rubato caramelle. Rubare l'infanzia in Italia significa ancora rubare una caramella anzichè la vita, il futuro e i sogni di una ragazzina.
Uno stupratore, torna in carcere, dopo che la "giustizia" gli aveva dato i domiciliari. Non capisco perchè dicono che ci sono nuove norme che revocano dai domiciliari se in casi analoghi molti continuano a concedeglieli.

C'è addirittura una scarcerazione per lo stupro di un ragazzo di 20 anni da parte di un uomo di trentadue accaduto a Genova. Anche se la vittima è di sesso maschile riporto la notizia qui perchè mi ha indignata parecchio. Il reato a danni del ragazzo è grave poichè ci fu anche sequestro di persona. Hanno creduto alla versione di quel mostro. Non è un paese civile questo.

Una sexworker brasiliana stuprata da un suo "cliente" perchè voleva consumare il rapporto senza pagare. Il corpo femminile negato da ogni forma di autodeterminazione.
Ma c'è una notizia positiva. Niente ronde, per il momento. Si pensa che sia la questione del terremoto a distogliere l'attenzione e non certo perchè hanno capito che gli stupri sono opera di una malacultura.
Intanto però i rumeni continuano a dessere accusati di reati che non fanno.
E la cultura in ogni substrato sociale ad essere violenta.

A proposito di violenza ma non sulle donne. Non so se avete sentito le gaffes di Berlusconi che ogni volta arrivano sempre puntuali.
La violenza delle parole di Berlusconi a proposito delle vittime del terremoto. Per lui stare in tenda è un campeggio e stare in albergo è una vacanza.
La violenza è inaudita ed è sempre rivolta dai forti verso chi è più debole. Dal sistema verso gli individui danneggiati dallo stesso. Non è un paese normale questo.
11 Apr 2009
Donne e bambini in Italia, solo corpi contesi
A Zurigo una donna diventa sindaco della città. Corine Mauch, si dichiara inoltre apertamente lesbicaIn Spagna, un trans può avere dei figli. Nonostante sia felice per questa svolta paritaria, la mia felicità si ferma qui perchè scopro che in Italia, l'orologio del tempo si è fermato al medioevo. A Milano i gay non possono donare il sangue.

Nel nostro Paese essere gay significa essere portatori di malattie sessualmente trasmissibili. Nel nostro paese i pregiudizi sono duri a morire. Se un omosessuale non può accedere  ad elementari diritti come la sanità, difficilmente gli possono essere conosciuti diritti maggiori.

Nemmeno le donne. Le precarie se vogliono un figlio sono costrette a stare in casa. Al nido non le vogliono.
Fino all'anno scorso i/le precari/e erano considerati uguali ai lavoratori dipendenti e potevano dagli il punteggio nelle graduatorie per iscrivere la prima volta un figlio al nido.
Quest'anno la giunta di Alemanno ha cambiato le cose. E' ovvio che ci sia una chiara intenzione di mandare le donne a casa.

La battaglia contro gay e donne nel nostro paese è sempre aperta. Le donne continuano ad essere considerate territorio di contesa tra branchi di uomini.

Da una parte ci sono le ronde che invadono le città contro branchi stranieri che toccano le "loro donne", dall'altra parte ci sono le secolari risse mortali da bar che confermano la cultura del possesso verso le donne, rivolte a chi rivolge uno sguardo di troppo alla sua fidanzata. Poi c'è la donna contesa economicamente, il marito della donna che vuole soldi per non denunciarlo e l'italiano che l'aveva molestata e poi le spara assieme a lui.

Poi c'è quello che uccide la moglie. E' bastata solo un email ricevuta dalla casalinga a scatenare la furia omicida che l'ha quasi decapitata. Accade a Catania davanti a suocera e ha privato della madre un figlio di soli 15 anni. Poi chiama il 113 come se avesse fatto un "dovere".

Le donne nel nostro paese sono considerate delle proprietà, alcuni per cultura si sentono uomini a esercitare il loro potere sui nostri corpi: disponendone, picchiandolo, macellandolo, umiliandolo, abusandolo, eliminandolo, decidendo quando perivarci della vita, della libertà, della serenità. Si sentono Dio in un harem di schiave.  

A Novara dei genitori protestano e vogliono allontanare l'insegnante per una lezione di educazione sessuale ritenuta troppo esplicita per dei ragazzi di 11 anni. Si ritiene però più giusto tenere i ragazzini disinformati o informarli troppo tardi quando non c'è più nulla da fare.

Il sesso fa paura, fa credere a delle conseguenze. L'informazione sessuale è giudicata come un film porno o peggio: dell'orrore.
Da qui nascono gli approcci sbagliati tra uomini e donne, la disinformazione è agevolata da una visione distorta del sesso che si tramanda di padre in figlio.  La disinformazione è causa. L'ostilità verso ogni forma di informazione è effetto di come viene percepito il sesso. Il sesso utilizzato come quello che viene percepito da generazioni: un qualcosa che deve offendere o ferire.(Parlare di sesso in tv ofende la morale per dirla breve).

A Civitavecchia una commessa sedicenne è stata quasi violentata da un commerciante. Questa dipendenza da la "licenza" agli abusi e la schiavitù. Non è un caso. Non è un caso che la maggior parte delle violenze sono sul posto di lavoro, in casa, nelle parrocchie o a scuola. Nonappena una donna dipende economicamente (o negli affetti) viene considerata una proprietà facilitata dalla difficoltà di fuggirne.

Non sono rare. Ne ho per esempio pescate altre tre.  Un infermiere a Brindisi, violenta le sue pazienti disabili, A Caserta violenza sesusale su dipendenti da parte di un titolare di un impesa di pulizia che tra l'altro le assumeva in nero. E come al solito per loro scattano i domiciliari. Due poliziotti condannati per violenza sessuale su due sexworker. L'episodio risale al 1997. Le due ragazze sono state portate con la scusa di un controllo. La cosa che mi dispiace che ci sono donne che si rendono complici di mariti simili.

Poi c'è la pedofilia, quella che è tabu' intoccabile, quella che fa meno paura di un insegnante che informa i bambini, quella cui le istituzioni consentono il patrocinio gratuito agli orchi.
A Lucca, una bambina viene violentata e il suo aguzzino viene difeso con patrocinio gratuito. Soli due anni e mezzo per un altro pedofilo che violentò a Cuneo tre bambine sotto i 10 anni.

Donne e minori continuano ad essere ridotti in schiavitù, costretti a dipdnere dalla loro famiglia, dai datori, che tiene loro addosso l'etichetta dei padroni. Le donne subiscono la precarietà che le rende vulnerabili ai loro datori, ai loro mariti, ai familiari.

Il governo chiude gli occhi davanti al legame che c'è tra violenza sulle donne e i minori e schiavitù, rendendosi complice del silenzio delle vittime e la vergogna, la colpa che questa società gli appioppa e la solitudine che le lascia sole e ancora più in balia della violenza e le conseguenze.
 
Inoltre c'è lo stereotipo ormai logoro che rende l'uomo un individuo dagli istinti sessuali incontrollabili. Questo pregiudizio è pericoloso perchè alimenta gli stupri, come si sa alla fine vengono giustificati, in compenso si invitano le donne a limitare loro la libertà, a morigerarsi o adottare vestiti poco apariscenti. Noi sappiamo che chi usa questi pregiudizi è uno comunque responsabile degli stupri.

Se una vittima ha paura, prova sensi di colpa, prova un profondo stato di schock che dura anni e mai curato, di tutto questo è responsabile il nostro Paese che le lascia sole poichè le ritiene ancora colpevoli, impure o da poco valore alle loro vite, come la stessa concezione che ha uno stupratore della sua vittima. Abbiate il coraggio di chiamarla con il proprio nome: cultura dello stupro.
30 Mar 2009
la schiavitu' di donne e bambini del secondo millennio
Per un mese si è parlato del caso austriaco circa la segregazione per 24 anni di Elizabeth Fritzl da parte di suo padre. Questa notizia a indubbiamente fatto il giro del mondo ma si è dimenticato che queste storie non sono rare e spesso costtuiscono la "quotidianità" in temrini di percentuali e che i loro aggressori non stuprano o segregano donne e bambine perchè sono malati.

Mentre in Austria questi drammi almeno emergono, in Italia si preferisce condannare una donna o minore agli abusi famigliari anzichè mettere le mani nel degrado familiare che ancora le società, sebbene occidentali, storie di madri, mogli e figlie segregate siano tutt'altro che rare. Anche le ronde confermano che la cultura che ci considera delle "proprietà" è ancora oggi presente. 

Non è una caso che le donne e le bambine non abbiano ancora coraggio di denunciare.
Sicuramente avrete sentito il caso della figlia segregata per 6 anni in Polonia, oppure figlie violentate e messe incinte dal padre 19 volte in Inghilterra.

Non ci si può limitarsi a chiamarli mostri. Dare del pazzo a chiunque fa atti del genere è riduttivo, poichè questi considerano esclusivamente le femmine della famiglia, n quant tali, delle proprietà nella quale è lecito togliere loro o limitare la libertà e disporne come vuole del proprio corpo.

In Italia sentire parlare solo del caso Fritzl come se il nostro paese sia esente da episodi sconcertanti, sinceramente mi sembra ignoranza pura. In italia casi simili sono molto frequenti e non si discostano di molto dalle storie di donne maltrattate da integralisti.
 
Avrete sicuramente sentito il caso della donna segregata per 18 anni in una stanza dai genitori e altri parenti, poichè era incinta in seguito ad una relazione con un uomo. 
La vicenda risale al dicembre del ’90 quando Maria Monaco diede alla luce un figlio di cui non si conosce il nome del padre e i famigliari della donna le impedirono di avere contatti con il mondo esterno.

Poi c'è la donna segregata per ben 50 anni dal marito e la ragazza che è stata illusa di amore e poi costretta a prostituirsi sotto botte e minacce che fa meno notizia degli sfruttatori rumeni.

La notizia piu' recente è la venuta a galla della storia di una donna 34enne che denuncia il padre e il fratello per averla segregata e violentata per 25 anni. Pare che le abbiano fatto lasciare la scuola. Le violenze iniziano quando aveva 9 anni. Padre e fratello hanno violentato anche le cugine tra i 6 e i 20 anni.

Queste storie hanno tutte un punto in comune. Le vittime sono donne o bambine, tutte di sesso femminile.
Gli aggressori sono i loro padri o parenti. Nessuno sconosciuto, nessun rumeno, nessun problema di sicurezza. Qui si parla di donne e minori che vengono segregate in casa, violentate e private della loro libertà in tutti i casi descritti.

Si fa presto a parlare e non compredere che fa ancora parte della nostra cultura credere che chi è di sesso femminile appartiene ad una famiglia, ad un branco, che può liberamente abusare di loro rovinagli la vita ma al contempo riempirsi la bocca con politiche che  salvaguardiano loro dai branchi esterni, che definiscono le città pericolose e le famiglie sicure.

Molto spesso le vitime sono i bambini, piu' in particolare le bambine che non vengono nemmeno credute, da chi stesso poi alimenta questi reati.
Su femminismo a sud, ci sono due post che mettono in luce lo scandalo di come la tv, la pubblicità espone i corpi delle bambine.

In questo blog ho solo parlato della tendenza di usare il corpo delle donne, limitandomi alle donne adulte, ma grazie a questi duearticoli ho notato che anche il corpo delle piccole non è esente dall'esposizioni che le rende prede dell'assalimento sessuale , in particolare dei pedofili.

Ho rabbrividito tantissimo, tanto che ritengo opportuno dedicare spazio ed unirmi alle lotte contro il proliferare gratuito della pedopornografia.
Non è solo una questone di sessismo. In Svezia so' che stanno portando avanti campagne contro i giocattoli sessisti che propongono i ruoli tradizionali, mentre in America e in Italia (per non andare lontano) la moda offre bambine patinate per pubblicizzare abiti, o patinate e servette per pubblicizzare le Sottilette.
Mi chiedo se è veramente necessario indignarsi soltanto alle storie choc di bambine spose se poi l'arte della pedofilia colpisce in egual modo anche l'occidente.
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Psicologia Contemporanea                           (gennaio febbraio 2008, n. 205)
 
Anna Oliverio Ferraris  - Jolanda Stevani
L’EROTIZZAZIONE DEI BAMBINI NELLA PUBBLICITA’

Quando sentiamo parlare di abuso infantile, il nostro pensiero e i nostri sentimenti vanno, in maniera quasi automatica, agli sventurati piccoli protagonisti di squallide storie, fatte di maltrattamenti fisici e sessuali ad opera di adulti.

La violenza all’infanzia è una realtà con la quale le cronache ci costringono a fare i conti. Esistono tuttavia manifestazioni più mascherate e subdole di violazione dell’infanzia, ossia tutte quelle forme di sfruttamento che il mondo adulto mette in atto nei confronti dell’universo infantile e che, con un’unica espressione, potremmo definire “furto dell’infanzia”.

Nella nostra società l’infanzia è spesso al centro di un processo schizofrenico: da un lato la protezione del bambino è riconosciuta, come mai nel passato, un valore primario e inderogabile dalla collettività; dall’altro appare invece diffusa la tendenza a perseguire forme sempre più pervasive di “adultizzazione” dei bambini, che violano questa età della vita proprio nel suo principio costitutivo, cioè il “diritto ad essere un bambino”, di crescere cioè seguendo tempi e tappe fisiologiche.

La forma di adultizzazione precoce di cui ci occupiamo qui è l’erotizzazione dei bambini, in particolar modo quella che viene veicolata da alcuni messaggi pubblicitari. 

Bambini erotizzati

Innanzitutto è necessario chiarire che cosa si intende per erotizzazione. Secondo la definizione dall’American Psychological Association, il concetto comprende quattro fattori, ciascuno dei quali, preso singolarmente, può essere indice di erotizzazione, tant’è che non è necessaria la compresenza di tutti e quattro i fattori per determinare il fenomeno che, è bene sottolinearlo, non ha niente a che vedere con una sana sessualità. Si può parlare di erotizzazione quando:

- il valore di una persona è ricondotto esclusivamente al suo sex appeal o al suo comportamento sessuale;

- una persona è tenuta a conformarsi ad un modo di pensare che equipara l’attrattiva fisica con l’essere sexy;

- una persona è considerata un oggetto sessuale, vale a dire destinata ad essere usata da altri come tale, piuttosto che essere stimata per la sua autonomia e capacità decisionale;

- la sessualità è imposta ad una persona in modo inappropriato. 

Per l’argomento che stiamo trattando, tra i fattori sopraccitati quello che qui interessa è soprattutto l’ultimo. Freud ci ha insegnato che  i bambini hanno una loro sessualità, la sessualità infantile però è diversa per molti aspetti rilevanti dalla sessualità degli adolescenti e degli adulti. Inculcare perciò nei bambini modelli di comportamento o atteggiamenti sessuali tipici degli adulti è una forma di pressione che assomiglia a una violenza.  

In termini generali, possiamo dire che il fenomeno rappresenta purtroppo una tendenza di questi anni, in particolare dei media. Oltre alle immagini pubblicitarie argomento della nostra indagine, ci sono le riviste destinate alle lettrici più giovani, le quali proliferano di messaggi che rimarcano l’importanza di presentarsi sessualmente attraenti per stuzzicare l’interesse dei maschi.  Internet, poi, è una miniera di materiali che propongono soggetti in tenera età rappresentati in maniera erotizzata. Stilisti alla moda seguono questa tendenza. Da ricerche recenti emerge che, mentre in passato l’approccio dei più piccoli a tematiche di tipo sessuale si realizzava in modo prevalentemente indiretto, nel senso che si basava soprattutto sull’esposizione a rappresentazioni erotizzate di adolescenti e adulti, oggi per i più piccoli l’iniziazione a queste tematiche è diventata più diretta ed immediata.  Sui media e in alcune pubblicità i bambini vengono oggi  proposti in pose e abbigliamenti che, in maniera più o meno esplicita, veicolano messaggi di tipo erotico (vedi le figure A e B). 

Bambini accelerati

Nel 1991, l’esperto di comunicazione Neil Postman denunciava la scomparsa dell’infanzia, fenomeno già denunciato da altri studiosi, come Vance Pakard, nel corso degli anni Sessanta e Settanta. Secondo Postman la società odierna, consumistica per eccellenza, tende ad opacizzare le differenze tra adulti e bambini, ponendoli sotto il comune denominatore di consumatori e, come tali, sempre meno facilmente distinguibili, non solo nel linguaggio, ma anche negli atteggiamenti e nelle aspirazioni, persino nei comportamenti relativi alla sessualità.

Così, sempre più spesso si vedono piccoli assumere gli atteggiamenti, pose e movenze degli adulti. L’influenza del consumismo ha trovato terreno fertile nell’evoluzione delle relazioni familiari successiva agli anni Sessanta, sintetizzabile nel passaggio da una struttura familiare di tipo verticale, ad un assetto basato su legami di tipo orizzontale, ossia relazioni genitori-figli di tipo paritario, fondate su una equiparazione di diritti all’interno della famiglia, che di fatto cancella i confini generazionali e indebolisce la scansione delle tappe evolutive.

C’è la tendenza ad accelerare la crescita dei bambini (hurried child syndrome) in nome di una precocità che dovrebbe renderli vincenti nell’arena sociale, quando invece soltanto una crescita che rispetta i tempi dello sviluppo può garantire la formazione di una personalità matura e autonoma.  Tale tendenza è oggi sfruttata dal mercato che nei bambini accelerati vede una grossa fonte di investimenti e di guadagni: se sono dei cloni degli adulti, sia pure in miniatura, ad essi e ai loro genitori si può proporre una gamma di prodotti molto più ampia e articolata di un tempo. 

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27 Mar 2009

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