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Processo per stupro 2009
La puntata di Domenica Cinque è l'ennesimo esempio di come l'opinione pubblica è arretrata. La televisione ci dipinge non solo come oggetti sessuali ma è pronta a non reagire apertamente contro chi accusa le donne che subiscono uno stupro ritenendole responsabili e poco serie, poichè nello studio pochi (e alcuni potevano anche evitare di asserci) hanno preso posizione quando sono volati gli insulti, come appunto lamentava la madre della vittima. E' evidente che si sono serviti degli stessi per audience.

L'unica signora che ha difeso in piazza con forza e coraggio la ragazza "E' inammissibile che ogni volta, sul banco degli imputati, venga messa la stessa vittima, come se non bastasse ciò che ha subito".  è stata accusata di essere una puttana dalle donne del paese e aggredita dagli uomini. Montalto di Castro, come il resto dell'italia non è diverso dall'afganistan.

La donna è stata aggredita dal padre di uno degli stupratori, giusto per farvi capire come i genitori crescono i ragazzi italiani. Lui le dice:
Quello che è successo ai nostri figli dovrebbe succedere anche ai tuoi." E ancora: "La madre della ragazza dovrebbe vergognarsi e non uscire più di casa".

In poche parole denunciare uno stupro per una donna è inammissibile tanto innammissibile che dovrebbe vergognarsi.
Una donna che ha insultato la vittima lavora in comune con Carai, il sindaco che difese gli stupratori. 
Gli insulti sono volati senza una chiara presa di posizione del programma che non si è schierato con durezza in favore della vittima (anche se lo erano).

La cosa più vergognosa è che è stato detto che lei li ha provocati perchè era in minigonna che lo stupro è  una ragazzata e che dovrebbe essere impiccata la pena che riservano alle vittime di stupro in alcuni paesi arabi). Impiccata perchè? perchè ha avuto coraggio di denunciare? perchè è stata vittima di uno stupro?
E' vergognoso che un paese europeo, paese occidentale e membro de g8 abbia la metalità da paese sottosviluppato.

Perchè pochi nello studio sono stati determinati nel difendere la vittima e nel smorzare gli insulti?
In Tv c'è poco rispetto per le donne si sa da tempo ormai, dove la minigonna non è servita come simbolo dell'emancipazione ma come strumento di giustificazione e difesa per gli stupratori  che identificandoci come veline provocanti sono pronti a puntarci il dito contro.

Il caso di Montalto di Castro non è isolato, la mentalità è così in tutta italia (a meno che non ci stupra un rumeno), la nostra cultura fatica a accettare la libertà della donna (perchè anche se fosse che la ragazzina avesse deciso di assumere atteggiamenti libertini niente dava il diritto a nessuno di stuprarla) e sopratutto la scelta di coraggio nella denuncia di una violenza.

Addirittura c'è Sgarbi e la donna di plastica che ha incentivato la cultura dello stupro maltrattando la sua immagine adeguandola a modelli machisti, nello studio nagano lo stupro perchè la madre ha stretto la mano ai carnefici senza sapere che era costretta a farlo. Sgarbi nega che lo stupro nasce per motivi sessisti poichè 'anche i maschi vengono violentati'. Ragiona come il classico maschilista dei cenacoli in internet dove pubblicano notizie sui falsi stupri e sulle violenze che anche gli uomini subiscono dalle donne, ignorando che ci sono spaventose cifre di violenze che noi donne subiamo.

Ieri a Catania un uomo ammazza moglie e figlia. Oggi ho sentito al tg che una ragazza di 22 è stata uccisa e fatta a pezzi dal suo convivente.
Sono da sempre convinta che negare la violenza sulle donne è come negare l'Olocausto nazista dove vittime furono migliaia di ebrei uccisi in quanto tali.
La violenza sulle donne è come un olocausto che continua, ed è silenzioso. Non solo ci uccide ma le donne si prendono pure le colpe.


Il video che vi ho postato ricorda che non è cambiato molto da 30anni fa quando in tv cè stato il processo per stupro del massacro del Circeo:

27 Ott 2009
La sessualità e il consenso secondo gli uomini.


I giornali continuano a relegare lo stupro italico come pratica compiuta da una minoranza. Se non è il rumeno lo stupratore è chi ha problemi psichici, chi ha la tessera del PD o chi fa parte di una cultura EMO.

L'articolo descrive gli autori dello stupro come facenti parte della cultura EMO, una minoranza che non è certo conosciuta per la loro capacità di stuprare le donne ma semmai quella 'di farsi male da soli'.
Eppure l'articolo sembra dire che i diciottenni abbiamo stuprato in quanto facenti parte di quella minoranza.

Mai viene citato l'Italiano medio che da buon patriota ascolta roba italiana, o mai la nostra cultura a partire da chi ci governa, dai mass media e l'opinione pubblica, che crea tutto l'humus fertile allo stupro.



Eppure lo stupro nasce da una visione distorta del sesso e i messaggi sbagliati che gli uomini ricevono. Ci sono in internet ad esempio degli spazi che parlando di sessualità femminile senza citare mai il piacere femminile. Ce n'è sono due: unouno, ad esempio che parla di comandamenti più sessisti perfino della genesi per soddisfare l'uomo a letto.

Praticamente dovremmo stare ferme e buone, preoccuparci di non ferire lui a letto e soddisfarlo, comportandoci come lui vuole e NON assumere atteggiamenti troppo controcorrente che gli fanno capire che ci pensiamo troppo al nostro piacere. insomma essere sottomesse,lasciare fare a lui anche se non ci piace, Sfido qualunque donna a godere se si deve preoccupare di cosa pensa il partner di lei o che atteggiamento deve assumere per farlo contento e non violare il suo ruolo sociale.

Primo punto: Dice che a letto dobbiamo ricordarci di essere ventenni, giovani anche s abbiamo avuto figli e non ne abbiamo voglia di fare sesso. Orrendo il paragone di Marylin poichè sembra il solito clichè maschilista: o santa o puttana.

3-4-5 punto: Insomma: agli uomini piacciono le anoressiche modello velina, perchè sono più femmine, ricordatevi che il mestruo è un tabù, consentiteli di guardare film che denigrano l'immagine femminile e guardateli con lui.
Non si capisce come mai il punto 6 dice di piacerci se il punto 3 dice che dobbiamo essere magre come modelle.

Punto 5: Parlate sporco perchè lui si eccita, lei a volte. dell serie è più importante che lui ragiunga il piacere, di voi chi se ne frega?

Punto 7: Vestitevi poco perchè lui così non guarda le altre.

Gli altri punti sono anche nel secondo manuale:

20 punto: Nell'articolo sembra dica che se non lo proviamo dobbiamo fingere l'orgasmo (poichè l'orgasmo a comando non esiste) perchè lui durante il rapporto non gliene frega nulla se ci piace pensa a lui e non ci guarda in faccia quindi dobbiamo gridare ma per finta (vedi ultimo punto). Sembra che l'orgasmo femminile non serva alla donna e alla sua salute ma all'uomo per dagli sicurezza.


19punto: Non dobbiamo truccarci i peli pubici quasi gli desse noia perchè gli sporchiamo le lenzuola, come se le lavasse lui.


18 punto: Il nostro uomo non ama leccarci perchè non è un cagnolino ma noi dovremmo fagli sempre i pompini ma mai usurpagli il loro sacro simbolo di rossetto come dice il punto 16

15punto: Non dovremmo fumare se no ammazziamo il nostro partner. Avete sentito nei tg uomini uccisi da una sigaretta?
Direi che si sentono più donne uccise da uomini anche se questo mi farà andare off topic.

14 punto: noi dobbiamo lavarci, sempre.

il 12 punto è il più maschista. recita 'fate le vostre battaglie femministe altrove' descrivendo le femministe come racchie e cesse. Inoltre sembra voglia dire che a letto dobbiamo essere sottomesse e essere porche perchè lui ci ama così come i giornaletti porno ci vogliono.
Per non parlare del punto 11 che definisce il pene un 'simbolo della sua mascolinità'.

punto 10: Come dire: se la pedofilia è in aumento la responsabilità è di voi donne. Senza sapere che la moda Lolita fetish dei film porno sculacciata dal maestro è proprio fantasia maschile.

punto9: Non dovremmo mai sminuire il loro pene ma farglielo sentire sempre + grosso.

punto 8-7-6: come dire state zitte, mute assomigliate alla sua bambola gonfiabile.
Per non parlare del punto 5 che ci consiglia che solo lui deve morderci perchè se no non siamo sottomesse. Un po come il punto delle maniglie dell'amore dove non dobbiamo mai aggrapparci perchè se o appariamo troppo poco sottomesse. Lui potrà dirci 'come sei ingrassata', noi no! come dice il punto 3 dell'altro articolo.

Punto 4 non dite parolacce perchè non siete donne. Nel punto 'chetiridi' lui pare ci può dare della zoccola, parlare, ma noi non possiamo farlo.
Non sottomettete mai gli uomini

Punto 3  e il punto 2 meritano la palma d'oro del sessismo:  se tieni la luce spenta e «Lui non si lamenta mai». Ah no? Si vede che ha trovato un'altra che fa l'amore con lui con le luci accese>> Lamentarsi è una prerogativa maschile, se non lo fa ne ha un altra che soddisfa i suoi piaceri.
Il punto 2 dice che per il parner è lecito stuprarci. Noi in poche parole dobbiamo smetterla di pretendere a letto e decidere cosa fare e dire di no, lui può farlo e deve imporci i suoi voleri perchè noi siamo solo proprietà. Se ci stupra lo fa perchè ci sta sperimentando. Se va a puttane lo fa perchè non lo soddisfate. Mi pare più giusto che una donna pretenda di essere pagata se non le si da l'orgasmo.

Il punto1 ancora di più. All'uomo piace la porca ammaestrata (la donna solo di sua proprietà). L'uomo non ama che recitiamo il suo clichè creato per etichettarci e sceglierci in base ai suoi piaceri. Vietato godere, perchè le porche ma sante non devono provare piacere.



E' molto anomalo pubblicare un manuale per le donne che parla di sessualità secondo il maschio. E' triste che il piacere femminile è ancora tabù data la mancanza di riferimenti ad esso e che è proprio a causa di questo che esiste lo stupro e che nel 2009 si da responsabilità alle donne dell'ansia maschile e che ci siano manuali che ancora descrivono un rapporto tra uomo e donna così poco consensuale.
 
Ma andiamo avanti sul sito. Ci sono tanti articoli che si concentrano sui problemi sessuali maschili e che parlano di sessualità femminile senza evitare di mischiarci la procreazione.

C'è quello che ci fa sapere che lui è infedele, perchè bisogno di essere rassicurato sulla sua virilità e capacità di conquista e perchè ogni lasciata è persa. In poche parole le donnesono solo prede. Tutto giustificabile insomma.

C'è quello che ci consiglia di non farlo al primo appuntamento perchè se no lui scappa. Ci paragona alle prede, alle gazzelle, delle cose :  Si dice che quando si ha una cosa a portata di mano la facilità di afferrarla spenga in un battibaleno il desiderio di averla.

C'è quello che ci vuole sempre profumate e pulite mentre noi dovremmo amare quello puzzolente.

C'è quello che ci dice che dobbiamo farlo anche se non ne abbiamo voglia perchè il sesso è dovere coniugale. Ci dobbiamo sforzare, farlo per soddisfare il nostro uomo perchè se no lui va atrove. E poi ci stupiamo quando in afganistan fanno le leggi che legalizzano lo stupro in famiglia. Un articolo giustifica perfino la violenza maschile e vanta gli uomini che hanno tante donne.

Infine c'è la statistica che stima che noi donne dormiamo di più invece che darla al marito, potrei dire che dopo tutti i lavori che fanno le donne a casa e fuori sfido chiunque a non avere voglia di un sonnellino!
Vado ad iscrivermi alla LIPU.



Domanda: ma Libero non era il giornale fascista che ha dato della Velina ingrata a Veronica?

Ps: le foto vengono dalle nuove pubblicità sessiste su un altro genere di comunicazione
25 Ott 2009
'I diritti negati' intervista a Judith Revel

I diritti negati

Intervista a Judith Revel*

Parliamo di violenza sulle donne, schiacciate tra deliri securitari e decretazione d’urgenza, tra ronde di angeli custodi e barbari stranieri con la sensazione che qualcosa stia cambiando. Ci troviamo a parlare della violenza sulle donne soprattutto dentro le mura di casa, non ci stancheremo mai di dirlo, ma anche fuori casa e qui è come se ci ritrovassimo dentro le pieghe delle contraddizioni di una società multietnica che qui in Italia si sta avviando.
La domanda che poni è fatta di tante domande intrecciate tra di loro: non so se risponderò a tutte o ne susciterò altre ancora!
Ci sono tre ordini di problemi. Il primo è difficile da esprimere: non vorrei che lo stupro e ogni forma di violenza fatta alle donne, che è abominevole e va condannato, denunciato e qualificato per quello che è, cioè atroce, occultasse altri tipi di violenze, la violenza fatta sui deboli in generale che potrebbe essere di volta in volta, senza esclusione alcuna, fatta su bambini, migranti eccetera. Si parla tanto di violenza fatta sulle donne spesso da uomini migranti, donne italiane stuprate da rumeni ad esempio, quando però capita che la donna in questione sia una donna migrante se ne parla molto meno: attenzione, quindi, perchè si tende a sacralizzare un tipo di violenza rispetto ad un’ altra. La violenza fatta sulle donne è una violenza più frequente perché storicamente sono sempre state soggetti deboli e ancora adesso lo sono per certi versi e non solo fisicamente... però questo non deve farci dimenticare che tanti altri tipi di violenza sociale esistono e si incrociano con quella.


Il secondo problema riguarda il tema dell’immigrazione: c’è un comico in Francia che si poneva provocatoriamente la domanda: “ma l’immigrazione è solubile, si può dissolvere nella democrazia, sì o no?” Si tratta di una versione ludica e provocatoria dello scontro tra civiltà.

Quando si dice che l’arrivo massiccio di immigrati con altri costumi provoca disagio sociale, crea violenza o non riesce ad integrarsi dentro ad una cultura predominante, quella del paese dove arrivano, si dice implicitamente che culturalmente o religiosamente quelle persone non riescono o non possono culturalmente o strutturalmente adattarsi al contesto nel quale sono arrivati. Credo che ognuno di noi sia rimasto scioccato, e abbia manifestato per questo, nel sentire dire che l’Islam non può essere dissolto all’interno della democrazia. Non è vero, così come non è vero che una confessione in generale non possa coabitare con precetti democratici, così come è vero che ogni modo di vita rispettoso della vita degli altri può convivere con l’altrui differenza.

Quindi la domanda è: cosa, in un certo tipo di immigrazione e dentro ad un certo tipo di accoglienza o ambiente culturale di arrivo, crea problema, non combacia o sfocia in qualcosa che di fatto è un fenomeno violento. Io credo che i due aspetti vadano considerati.

Ultimamente gli stupri ad opera di rumeni sono stati tanti ed è ovvio che gli stupratori vadano condannati e gli stupri in quanto tali vanno denunciati però quanti stupri dei rumeni sono finiti nelle prime pagine dei giornali e quante violenze fatte sulle donne, italiane e non, ad opera di italiani non finiscono sui giornali? Tu dicevi che l’80% delle violenze sulle donne avviene dentro casa: proprio per questo non vengono denunciate. Uno stupro per strada è più facilmente denunciabile rispetto a quello avvenuto in casa o a una violenza generica o a percosse fatte da un marito o un figlio o un fratello e in questo caso la visibilità scompare.

Per rimanere sull’argomento migrante, quante badanti hanno denunciato un sopruso? Una violenza può essere tante cose: uno stupro, una mano sul culo, può essere il non essere pagate, può essere un’ umiliazione, giornate di lavoro che vanno contro ogni forma di dignità umana, può essere il dormire per terra, il mangiare con i cani...ti dico cose che ho letto sui giornali, storie che ho raccolto parlando con donne migranti, non le sto inventando. Quante donne hanno detto e denunciato questo stato di cose? Pochissime, per un senso di debolezza, per assenza di diritti fondamentali. Le donne badanti che sono e rimangono clandestine, ovviamente non vanno alla polizia raccontando quello che succede, non raccontano al vicino le violenze di cui sono oggetto. Quando si dice: "su base statistica gli stupri ad opera di stranieri, di rumeni in particolare, stanno aumentando vertiginosamente", mi chiedo quali statistiche e con quali visibilità e quali campioni. Ciò non toglie che le violenze ci sono e che i rumeni sono parte di quelle violenze, però stiamo attenti a non ingrandire un problema sulla base di cose che sono tanto diverse da fenomeni di montatura mediatica nei salotti buoni della tv, penso alle cose ignobili che si sentono ad esempio da Bruno Vespa.


La terzo ordine di problema riguarda il fenomeno migrante. Si citano in questi mesi Albania, Romania, i paesi del blocco dell’est, e altri, di cui si sottolineano i “costumi selvaggi”, i “costumi bestiali”, per riprendere un aggettivo che ho letto spesso sui giornali, anche su giornali teoricamente di sinistra. Questi costumi da cosa sono prodotti? Ci sono due possibilità: o identifichiamo una cultura, l’essere albanesi o rumeni, con una natura, e questo si chiama razzismo e io non sono razzista e non voglio esserlo e lotterò contro questo sempre; oppure si dice che quella cultura è il prodotto di una storia e io vorrei sapere che tipo di rispetto si può esigere spontaneamente da una persona che per decenni e decenni ha vissuto sulla propria pelle la violenza di una dittatura, della miseria, della violenza di non aver da mangiare e delle botte subite prima ancora di essere agite ed è ovvio che chi esce fuori da una storia di quel tipo, violenta e durissima, non sa altro.


Per farti un esempio che non riguarda i paesi dell’Est: quando tu vai in Brasile, a differenza di quanto succede in altri posti europei, se tu ti fai braccare e ti fai mettere una pistola sotto il naso per cinque dollari e non hai cinque dollari ti ammazzano, in Europa non esiste nessun posto, tranne in circostanze eccezionali, in cui ti sparano per cinque euro.
Ti sparano per cinque euro perché il Brasile è un posto dove quando due bambini di strada salgono su un autobus senza il biglietto e vengono beccati con ronde autorganizzate dai vigilantes, vengono ammazzati davanti a tutti gli altri: a me è capitato, due bambini, di cinque e otto anni: pam, pam! Morti!


La vita non vale niente, la loro vita non vale niente quindi a questo punto la tua vita non vale niente. La domanda che mi pongo è questa piuttosto che dire che in una società multiculturale, multietnica ci dovremmo porre i problemi di assorbimento e della coabitazione di culture diverse a me viene da dire: ma ci siamo mai chiesti da dove vengono?
E cosa hanno subito e quanto sia importante un ascolto di quella sofferenza che hanno subito per decenni e quanto sia importante l’educazione ad altro? Prima di dire che questi hanno dei doveri, il primo dei quali è rispettare gli esseri umani in generale e le donne in particolare, ci siamo anche chiesti in realtà quanti diritti negati hanno dovuto subire nella loro vita e quanti diritti negati subiscono tutt’ora?


E quanti diritti negati hanno tutt’ora, la sofferenza a cui sono sottoposti nei nostri paesi? Penso a quando si vive in un accampamento senza riscaldamento e senza servizi igienici e col rischio della propria vita perché ogni tanto brucia una baracca, una capanna, senza mettere in conto le ruspe, le ronde, gli attacchi fascisti e molto altro.
Ci si chiede quali sono i loro diritti prima di chiedere o di ricordare quali sono i loro doveri? Io non credo che ci siano diritti senza doveri ma anche doveri senza diritti: le due cose vanno insieme e fa parte dell’educazione ma anche di una presa in conto di una disuguaglianza sociale così vorticosa e vertiginosa che a me sembra assurdo dire che questi sono delle bestie, colpevoli sicuramente quando lo fanno, ma bestie tout-court mai, semmai li abbiamo resi bestie nei nostri paesi.

Parlavi di cose che non combaciano tra una cultura e una società che accoglie e una che arriva. Non è possibile che ci sia una sorta di irrigidimento nel non combaciare dentro quella crisi che ci sta coinvolgendo tutti, una crisi che porta all’impoverimento, alla ricerca di un capro espiatorio, che porta a quelle forme di neo-protezionismo dal punto di vista culturale e identitario.
Una crisi che porta anche al razzismo, aggiungerei. Nell’ambiente di lavoro, ad esempio, con il luogo comune “ci rubano il lavoro” che oramai è diventato una banalità sia a destra che a sinistra, ed è una cosa tristissima. C’è il paradosso che ci vuole un Franceschini in testa al PD per smettere di pensare che la sicurezza sia un motivo centrale del discorso di sinistra: è da non credere che ci vuole un ex Dc per smettere di alimentare il mulino della sicurezza, della zero tolleranza, alla quale Veltroni e company ci avevano abituati; è da pazzi ma è questo che sta accadendo. La crisi ha accentuato tutto.

Sottolineo due cose. La prima: la Francia, che è il mio paese, ha molti più immigrati rispetto all’ Italia, siamo a più del 10%, di cui il 7% sono musulmani e sono lì da anni. Si è molto parlato della questione del velo e delle leggi che riguardavano il velo che è un segno di sottomissione delle ragazzine musulmane.

In molti casi è vero, è un segno della svalutazione della donna in quanto donna e svalutazione del corpo della donna che viene considerato sporco perché oggetto di desiderio e molto altro. Alcune ragazzine velate però portano il velo come “discorso femminista”: questo non esclude la violenza sulle donne che vengono coperte in modo arbitrario e violento ma esistono anche delle ragazzine che dicono: “il corpo delle donne così come viene esposto, venduto, mercificato ci fa schifo.”

A me una ragazzina ha detto: “le vostre madri hanno lottato per accorciare le gonne perché il loro corpo era loro, noi ci veliamo perché il nostro corpo ci appartiene” e non possiamo non sentire anche questa altra versione. Due versioni esistono: la ragazzina coperta dal padre, ed è un gesto schifoso, e quella che si copre da sola perché dice che la nostra società fa schifo. La seconda: noi tutti abbiamo partecipato, applaudito, solidarizzato con tutte le attività che consistono nell’appropriarsi di quello che dovrebbe essere nostro e che ci viene negato: per cui abbiamo occupato i musei perché volevamo la cultura, siamo entrati nei supermercati per fare pic-nic o per riempirci i carrelli perché quello che avevamo non ci bastava, perché bisogna arrivare alla fine del mese e perché è diritto di ognuno mangiare e mangiare bene, abbiamo occupato case perché ci mancava il tetto: quando un bene spetta a tutti e manca la nostra tradizione è stata quella di prendercelo e di prendercelo collettivamente.


Io vorrei sapere cosa pensa un immigrato, che viene da condizioni di durezza economica sociale e culturale tremenda, che arriva nel nostro paese e che vede vetrine riempite di ogni ben di dio. Nessuno di noi si opporrebbe al fatto di dire che i migranti non devono soltanto sopravvivere ma vivere, e vivere con la stessa dignità e con lo stesso piacere nostro, quindi non solo con la zuppa sociale che passa la Caritas: su questo, credo, ci sarebbe un consenso.

E adesso mettiti nella testa di quello stesso immigrato che sbarca qua e che accende la tv e che vede all’ora di cena, quando tutti noi siamo davanti alla minestra, delle signorine con filo interdentale infilato nel culo e che si dimenano a sculettare sui tavoli davanti a facce di uomini: questo è vendere il corpo femminile, svalutare il corpo femminile, sottintendere o insegnare a chi guarda che il corpo femminile serve a questo, cioè a vendere tempo di cervello vuoto, a vendere giochi scemi, se questo non è prostituzione esplicita io non so come chiamarla.


Poi ci si lamenta: i ricchi, i personaggi della tv, hanno accesso a tutte quelle tette e a tutti quei culi che vedono e hanno diritto a farlo e un immigrato per strada che ne vede passare una non può prendersela? E lì che il malinteso è totale. Ovviamente non può prendere quella donna che passa, ovviamente non può prenderla neanche se nuda, neanche se vestita provocatoriamente e spesso sentiamo anche dire: “era vestita in quel modo..” per sott’ intendere una legittimità mentre, no!, non c’è diritto a toccare il corpo delle donne. Ma tutta la nostra cultura, italiana in modo particolare ma generalmente occidentale non fa altro che insegnare che la donna non vale niente e che va presa, e che i calciatori se la prendono e che i ricchi se la prendono eccetera. Queste due cose non combaciano, quella che ti ho appena descritto con la cultura di chi arriva, che è spesso dura, violenta ed aggressiva ed è frustrata da anni e anni di sofferenza.


Questa sofferenza va ascoltata ed educata, bisogna riparare ad un’ ingiustizia. Facendo questa tripla cosa, l’ascolto, il fatto di ricostruire i diritti là dove i diritti sono stati negati e l’educazione fin da piccoli (perché la scuola è essenziale) la violenza si riduce notevolmente.
Ma come puoi farlo in un paese dove le donne sono così volgarmente vsendute? Quando sono in Italia e accendo la tv resto esterefatta. Abbiamo pensato al corpo di Eluana, a come è stato venduto a come la gente ci abbia sputato sopra, l’abbia calpestato in tutti i modi, a come sia stato fatto oggetto di share in termini commerciali?

Sono sicura che la pubblicità prima e dopo Vespa all’ennesima puntata su Eluana stravendeva e quel livello di volgarità va collegato al discorso sullo stupro, ma a questo punto l’essere immigrati non tiene più... guardiamoci allo specchio.

Ci stiamo interrogando sulle violenze per strada che stanno aumentando e sono in aumento non solo nelle periferie recondite ma anche nei quartieri bene illuminati, sotto casa, c’è qualcosa che sta cambiando in qualche modo: molte violenze sono fatte da giovanissimi a danno di coetanei e sono i famigerati stupri di branco. Questo riguarda anche quello che stavi dicendo, che forse vale la pena sottolineare, una sorta di percezione deviata della sessualità.
Sui fenomeni di branco bisogna dire che c’è una paura tremenda di essere da soli che è il prezzo da pagare all’individualismo sfrenato al quale siamo ormai sottoposti da anni per cui il messaggio è: “tutto tranne che rimanere da soli” e il branco è meglio della solitudine. Ci sarebbe una bella critica politica sulla solitudine da fare, se non si riempie lo spazio di quella solitudine avremo sempre di più fenomeni di branco, perchè sostituiscono la socialità che è venuta a mancare, la famiglia che è allo sfascio, le solidarietà politiche, la solidarietà di classe e le lotte insieme.


Il branco così come lo stadio, se vuoi, è quel calore della comunità che un giovanissimo lasciato solo trova o prova a costruire. Poi ci sono i rituali per costruire quella solidarietà di branco. Spesso per costruire quel tipo di solidarietà si fa un atto violento che è fatto ai danni del più debole che può essere l’indiano che dorme sulla panchina della stazione che viene bruciato vivo o può essere la donna che passa da sola e che viene stuprata. In uno stupro di branco, come in uno stupro individuale c’è l’idea di un consumo, di un piacere immediato dove si estende dappertutto il modello dell’ immediatezza in cui il piacere del qui ed ora sostituisce il desiderio. L’altro viene negato in nome di una voglia, di un piacere immediato, come se tutto succedesse nell’istantaneità di un gioco video, e con questo non voglio sminuire i giochi video ma il modello è il modello del consumo, del consumo immediato.


Non c’è attesa, non c’è tempo e i giovanissimi non hanno più il senso della costruzione nel tempo di un rapporto o della costruzione nel tempo del desiderio: tutto deve essere fatto in una dimensione del tempo che è ridotta e scarnificata e ridotta all’attimo, e lì c’è una mutazione antropologica su cui dobbiamo stare molto attenti ma guai ad incriminare soltanto i giochetti video, qua si tratta di tutto il sistema di consumo e del godimento legato al consumo immediato che dovrebbe essere rivisto.

* Filosofa e ricercatrice al Centre Foucault di Parigi

12 Giu 2009
Gli effetti di un stupro, le cause e i pregiudizi


Lo stupro è spesso minimizzato sia da parte dei media, che dalla società e le istituzioni che non affrontano il problema o peggio che strumentalizzano a fini politici, alimentando paure per rabbonire la gente e creando falsi allarmi sociali presentati come mode del momento. Ultimamente il nostro Governo ha creato un altra forma di violenza: quella cotnro gli stranieri, etichettandoli come stupratori e alimentando l'odio razziale. La violenza sulle donne ha matrice simile a quella per motivi razziali, nasce dall'avversità verso un altro genere.

I provvedimenti del governo relegano lo stupro come un qualcosa che avviene nelle stade per mancanza di sicurezza e non perchè c'è poco rispetto per le donne. Queste nuove ideologie, portano anche a considerare ancora le donne come proprietà. Da questo si capisce come lo stupro non sia considerato ancora un attentato alla donna e alla sua integrità in quanto essere umano, ma una violazione ai familiari maschi della vittima, in quanto femmina di qualcuno (lo dimostrano le campagne fasciste di forza nuova). Questo è uno delle fondamenta della cultura dello stupro. Ma di questo ne parliamo nel paragrafo dei pregiudizi.
Lo stupro non è solo una violazione della libertà individuale, ma è un vero e proprio omicidio sociale visti gli effetti che provocano nella psiche e nel corpo della vittima offesa indipendentemente dal sesso o dall'età.

Fino al '96, lo stupro non era considerato nemmeno sulla carta un reato gravissimo.
Lo stupro su donne e bambini, riempie sempre più di frequente le cronache dei giornali. Nel nostro Paese, solo il 4% delle donne violentate denuncia: le altre nascondono, per vergogna, e per paura di altre violenze e ritorsioni da parte di stupratori che le nostre istituzioni non condannano e troppo spesso vengono rimessi facilmente in libertà. Lo stupro è un omicidio del corpo, dell’anima, molto spesso un attentato al futuro della vittima. Gli effetti non si limitano allo choc del momento – già terribile e spesso sminuito– ma successivamente sulla vittima si riperquotono danni per la salute, lo confermano spesso casi che portano al suicidio e l'etilismo.

Effetti psicologici sulla vittima.

Gli effetti meno gravi e i primi che compaiono sono: choc, confusione, ansia. Quelli gravi compaiono sogettivamente ma sono abbastanza comuni in tutte le vittime.

  • - sentirsi distaccata dal mondo,
  • - rivivere l'aggressione  con  incubi frequenti
  • - evitare luoghi e cose che ricordano l'aggressione oppure paura di uscire di - casa e avere contatti con la gente; 
  • - ansia; depressioni anche gravi: le ricerche stimano che un terzo delle vittime di stupro soffrono un periodo di depressione grave, e che  addirittura il 17% delle vittime si suicida, spesso se non denuncia o non ottiene giustizia, 
  • - rabbia, di non essere riuscita a difendersi, denunciare, spesso legato allo schock
  • - sensazione di vergogna e colpa: infatti molte donne smunuiscono o si autocolpevolizzano per l'accaduto. Molto frequente se l'aggressore e' un conoscente o familiare. La vergogna impedisce di denunciare e spesso mete la vittima in condizione di tenersi tutto dentro; 
  • - Problemi sociali e relazionali: Molte donne smetono di lavorare e di condurre la vita di prima; 
  • -Disturbi alimentari.
  • - Problemi sessuali: le vittime di violenze hanno, quasi tutte, in seguito, problemi sessuali. Quali, il problema di lasciarsi andare per paura di rivivere quei terribili momenti, la paura di sentirsi sporca. Spesso gli effetti sono contrari.  Alcune vittime soffrono di problemi legati alla dipendenza sessuale Come se l’essere state violentate la prima volta dia un “diritto” di disposizione sul loro corpo, poichè considerato da loro non più "puro", da parte di altri uomini.
    i primi effetti sono piu' frequenti.
  • - Spesso anche il compagno della donna violata, dopo un primo momento di solidarietà, successivamente può manifestare atteggiamenti di rifiuto, abbandono e persino aggressività fisica; dovuto dal fatto di vedere la vittima come un corpo violato, degradato e utilizzato,
  • - Alcool e droga: le vittime di abusi sessuali hanno maggiori possibilità di ricorrere a droghe, più o meno leggere, e ad alcol, per superare il trauma. 
  • -Paura di essere uccise o perseguitate
Lo stupro è un vero e proprio attentato al'integrità della vittima. Elenchiamo ora gli effetti sulla salute fisica.

-dolore fisico, determinato anche da lacerazioni genitali, emorragie interne, percosse, sevizie;
gravidanze indesiderate o aborto spontaneo e doloroso;
-malattie sessualmente trasmesse a diverso tempo di latenza e di variabile pericolosità (dalla gonorrea all’AIDS e alla sifilide); sterilità da Chlamydia; lesioni pretumorali o francamente tumorali da ceppi maligni di HPV;
-vaginismo
(contrazioni involontarie che rendono il rapporto doloroso, di origine psicologica).

- la gravidanza che non fa in tempo ad essere debellata con la contraccezione di emergenza, espone la donna agli aborti che creano traumi psicologici permanenti o fisici se è in età adolescenzale, se aborto non accade, viene vissuta una maternità segnata dal dolore e sensi di colpa nel vedere un figlio innocente frutto di una violenza e ignaro di questo.

La paura e i pregiudizi. Cosa limita le denuncie.

1) Forti pregiudizi. Lo stupro è sempre banalizzato, minimizzato, tollerato. Ancora oggi, è forte la mentalità collettiva che una bambina, una donna o una ragazza stuprata sia un oggetto degradato e offeso per sempre, quasi infetto, quasi evoca da una parte pietà e dall'altra resiste ancora il marchio che viene appiccicato alle vittime: il senso di colpa, la cultura che ancora relega le vittime come ragazze facili, perchè non si sono opposte, come spesso la cultura cattolica ha con Santa Maria Goretti incarnato. Di conseguenza, la donna non denuncia, per paura dei pregiudizi sociali: una donna violentata diviene agli occhi della società appunto “res nullius”, proprietà di nessuno, “donna facile” come se lo stupro “se lo andasse a cercare”, come se fosse colpa sua. 

2)Sfiducia nelle istituzioni e paura di rappresaglie.Pregiudizi che si riperquotono anche nelle istituzioni dove lei si rivolge. Molte istituzioni, non solo sottopongono le vittime alla doppia violenza di riviverla o le difese a etichettare la ragazza come una che se lo è cercata, danno sconti di pena, scarcerano, generando paura nella vittima di denunciare.
Lo stupratore, anche se condannato, viene scarcerato rapidamente: per indulto, o “buona condotta”, e la vittima teme che gliela faccia pagare.

3)Autocolpevolizzazione. E' una doppia violenza . Tante le vittime di abusi, ragionano come la società, attribuiscono agli abusi addirittura credno sia colpa sua, o una responsabilità o conseguenza di un atteggiamento sbagliato (spesso nel suo abbigliamento),  addiritura se sono state violentate da piccole. 

4)Qualcosa che è accaduto. Alcune vittime ritengono lo stupro secondo recenti stime, come qualcosa che è accaduto. E' ancora diffusa la mentalità che fa dello stupro un destino della donna alla quale non puo' scappare. Questo limita sia le denunce, perchè maturano quasi un diritto di disposizione sul proprio corpo, sia l'eliminaizone della cultura dello stupro. Da notare che anche il nostro premier ha considerato lo stupro ocme qualcosa che accade. Questo è grave perchè evita di indagare sulle cause e di far crescere le denuncie.

Fattori che determinano lo stupro.

1) Cultura dello stupro. Lo stupratore è sicuro di stuprare perchè tutto il sistema con i pregiudizi, ha creato e continua a mantenere un clima a suo favore. Nasce così la cultura dello stupro.

a) pensare che l'uomo sia dominato da impulsi naturali e incontrollabili. Nelle società dove esiste una cultura dello stupro, si attuano quei comportamenti che legittimano lo stupro e in seguito giustificano gli stupratori, ma esistono dei pregiudizi non solo sulle vittime ma sulle donne in generale. In queste società, la donna è considerata un oggetto sessuale, dove alla parte maschile è relegato il diritto al sesso, il diritto d disporre della sessualità femminile è nelle società patriarcali, legato all'acquisizione di virilità, e quindi stima da parte del branco. Per questo che oggi si colpisce sempre piu' in branco. Oggi si è esteso anche fuori dalla famiglia, dove prima questo diritto era per lo piu' prerogativa del marito in quanto legato anche al concetto di proprietà con il mito della verginità.

b)Giustificazione dello stupratore. Ci sono ancora dei comportamenti che mantengono alta questa cultura, come la tendenza dei media a sofferarsi sui fatti di cronaca e definire gli aggressori dei bravi ragazzi in merito alla loro etnia o famiglia di appartenenza, di colpevolizzare la sicurezza o le vittime, lo straniero, l'ambiente degradato o il consumo di droghe o alcool che ha limitato l'autocontrollo. Di generare paura nelle donne, creando falsi allarmi.

c) Mercificazione femminile e dipendenza dall'uomo. Pensate anche la tendenza che ha la società consumistica a esporre il corpo femminile come un oggetto sessuale e la cultura estetica che da valore a quel corpo in base alle funzioni sessuali e attrattive e vecchi stereotipi riproposti (perfino in politica) che danno l'idea che la donna sia in qualche modo dipendente dall'uomo.

d) Donna proprietà. Con lo stupro c'è un vero e proprio desiderio di possedere la vittima, di considerarla una proprietà, per placare ogni sua scelta ed ogni libertà. Non a caso la maggior parte degli stupri si consuma tra le mura di casa sotto il silenzio mediatico. Ma lo stupro è sempre esistito sin dai tempi in cui la donna non era ancora libera. Anche il fatto che lo stupro da parte di uno sconociuto sia meno tollerato conferma tutto.

e) colpevolizzazione della vittima. Inoltre c'è la tendenza popolare di pensare sa la donna in qualche modo responsabile dello stupro. Si attuano perciò atteggiamenti distruttivi come la prevenzione di far rincasare, controllare l'abbigliamento delle  figlie o se consumano alcoolici (nel caso degli stupratori il consumo è considerato attenuante e nelle vittime aggravante, una colpa dello stupro subito), anzichè insegnare una cultura al rispetto di genere. Questo si collega anche al concetto di proprietà poichè ancora lo stupro è considerato da una parte anche un attentato all'onore della famiglia.

f) Minimizzazione e tolleranza. Le parole spesso vengono dal Governo. Non solo lo stupro viene tollerato ma spesso molte battute creano quella cultura dello stupro che lo minimizzano alla stregua di un omaggio alla bellezza, basandosi anche sul pregiudizio degli mpulsi inarrestabili e la provocazione femminile come causa dello stupro.

2)Sicurezza dello stupratore.Spesso gli stupratori sanno che le donne non denunciano.

3) Inoltre gli stereotipi proposti (perfino dalla cassazione) sono ancora intramontabili. fonte nondasola

"Una donna non può essere violentata contro la sua volontà."

Questo stereotipo rimanda al grado di resistenza fisica opposta dalla vittima come prova della veridicità del fatto. L'effetto congiunto della minaccia e del dolore spesso annulla ogni resistenza. Può succedere anche che la donna perda i sensi.

"Tutti sanno che quando una donna dice di "no" probabilmente vuol dire di "sì"."

Lo stupro provoca solo paura e gli effetti legati al trauma sono, per molto tempo, devastanti per l'equilibrio psico-fisico. Nessuna donna vuole essere stuprata, si tratta di un'esperienza terrificante, dolorosa in cui una donna viene privata del controllo su di sé e sul proprio corpo.

"Le donne serie non vengono violentate ."

Questo stereotipo sposta la responsabilità dallo stupratore alla donna.

Gli uomini ricorrono a varie scuse pur di screditare la loro vittima. Le vittime non vengono scelte per il loro aspetto o per il loro modo di agire o per la loro età. E comunque il comportamento e il modo di vestirsi di una donna non dà il diritto ad un uomo di violentarla.


"Lo stupratore é sempre un malato, un mostro, uno sconosciuto ."

Questo stereotipo sposta l'attenzione dell'opinione pubblica dalle reali caratteristiche della violenza.

Violenze sessuali e maltrattamenti si verificano in tutti i contesti sociali e gli aggressori sono spesso conoscenti delle vittime.


"Una donna che denuncia uno stupro dopo molto tempo non é attendibile."

Succede spesso che le donne riescano a denunciare il fatto solo quando sono trascorsi alcuni anni.

Ci sono però buone notizie. Grazie ai nuovi provedimenti, le donne violentate potranno essere difese con il gratuito patrocinio. In poche parole, senza più costi legali a loro carico. Prima, invece, lo stupro costava alla donna, ingenti spese legali e spesso evitava di denunciare. Una spesa che diventava elevata, per la durata dei processi e la mancanza di giustizia ottenuta. Una porta si è aperta in favore delle vittime cadendo questo ostacolo.

Una regola fondamentale per educare gli individui ad eliminare la cultura dello stupro è riconoscere la libertà di disporre del proprio corpo, che è un diritto fondamentale umano. Il diritto alla sessualità è  uno dei diritti inviolabili della persona.

22 Apr 2009
Pausa.....
Il mio Blog fa una pausa per stare vicino alle vittime del terremoto.

Imagex le vittime del terremoto in abruzzo...
10 Apr 2009
Rosa · 185 visite · 0 commenti
Categorie: Racconti,libri,storie, Cronaca

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