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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Ministre.

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Tu sei solo un oggetto, disse il governo italiano alla donna
E' triste sentire che proprio chi ci governa lede i diritti delle donne. E' molto triste che ogni volta che una donna parla un presidente debba rivolgersi con toni sessisti. Se lo fa lui possiamo immaginarci quanto è triste e maschilista la nostra società, come vengono sminuite le donne e come le viene negato il diritto d'esistere se non sono apetibili agli istinti maschili.

Accadde dopo la bocciatura del Lodo Alfano. Egli si rivolge a Rosy Bindi senza mezzi termini con queste esplicite parole: “Lei è sempre più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce”.

Gli uomini non ricevono questo trattamento, non solo a nessuno viene ricordato che sono scemi quando aprono bocca per dire un'opinione contraria ma a maggior ragione che non sono belli, come se una donna per poter ricevere l'attenzione di un uomo deve essere bella.

Per fortuna che Rosy Bindi non è scema. Gli uomini non sono un metro per misurare il nostro cervello, la nostra avvenenza o la nostra morale.  “Sono una donna che non è a sua disposizione“. Questa è la sua meravigliosa risposta che ha centrato in pieno la mentalità di questo squallido individuo.
Fatto sta che il nostro Paese è estremamente sessista. Se la Bindi fosse stata bella come i canoni da velina che ama tanto ma all'opposizione lui le avrebbe dato sicuramente della puttana o che è gnocca senza testa.

Perchè noi donne qualunque cosa facciamo agli occhi di questi sessisti che ci vogliono mute sotto un tavolo di plexiglass o su un bancone di un tg satirico nelle loro reti televisive, siamo denigrate, svalutate e sminuite in tutti i modi.

L'importante è non dipendere dalle loro opinioni che sono solo dettate dal loro miserabile sessismo che viene dalle parti intime.
Evidentemente il nano si sentiva grande sminuendo una donna ma rimarrà un sessista che fa delle donne un uso strumentale e denigratorio e nemmeno tanto intelligente, appunto!

Ricordiamoci però che non c'è solo lo stupro per offendere una donna. L'ennesimadonna è stata pubblicamente offesa dal Governo. Dire ad una donna che è solo un oggetto è la cosa più triste che si possa fare e che fa parte della cultura dello stupro, quella che fa parte dello stesso terreno di cui vi ho sempre parlato. Cultura dello stupro poichè oggettificare una donna e ridurla ad un corpo non fa altro che alimentare il terreno della violenza quella del: 'siccome sei solo un oggetto e non vali nulla ti stupro e ti ammazzo'.
Nulla di più, nulla di meno, il Governo non fa altro che alimentare il femminicidio e lo stupro tutto a spese delle donne, permettendosi poi di dire anche che gli italiani che addestra lui sono bravi ragazzi.

Secondo l'indagine i giovani italiani invece sarebbero degli stupratori, dei violentatori di donne dove 'forzare una donna è una tattica giusta per sbloccarle'. Chissà perchè nessuno ha preso in considerazione cosa ne pensano le colleghe di questi coetanei sessisti. Nella società Berlusconiana dove le donne rappresentate dal suo mondo sono solo oggetti e vengono considerate inutili si alimenta il sessismo più becero. In una società dove ancora il sesso è concepito come piacere e diritto maschile lo stupro non solo è una mattanza ma è anche legittimato dall'opinione pubblica e dalla 'giustizia' se è italiano, ancor più grave che non è riconosciuto come tale.

Nessun genitore e nessuna di queste scuole si prende appunto la briga di spiegare a questi baldi giovani che le forzature si chiamano stupro e che le ragazze non sono oggetti da usare.
La cosa più triste è che non solo ci vogliono sbloccare,ops stuprare, ma poi ci danno pure delle troie provocatrici.

Inoltre nel mondo di Berlusconi dove lui ha tradito la moglie il tradimento maschile è legittimato rispetto a quello femminile e questi ragazzi lo tollerano di più. Della serie se l'uomo manca di rispetto una donna è meno grave  perchè la donna è una proprietà. Questi giovani cresciuti da massmedia dove l'uomo è un cacciatore e la donna un oggetto stanno diventando più sessisti dei loro bisnonni. Vi dicevo ad inizio post, se è sessista il capo di Governo figuriamoci come è la massa. Se Berlusconi usa la cultura dello stupro sul linguaggio, la massa usa la pratica.

Update: Il ministro delle IMpari opportunità, la 'velina' che piace a Silvio perchè è tanto bella e quindi merita di far parte del suo governo e di fare tante cazzate come quella di fondare un associazione per fornirci Scatole Rosa, insomma un modo gentile per dirci che non sappiamo guidare e che dobbiamo essere controllate, sottoposte a libertà vigilata; simbolo di come questo governo ce la sta mettendo tutta per dire che le donne non valgono nulla usando stereotipi machisti e finti, smentiti rigorosamente dalle statistiche (sarebbe il minimo!) Da notare come la donna che fa da cornice al logo assomiglia alla carfagna ed è creata tutta in format velina.
08 Ott 2009
Lettera alla ministra Carfagna
Sorelle d'Italia

Giorni fa è stato pubblicato un articolo di Natalia Aspesi sulla violenza contro le donne dal titolo: "Quando il nemico è in casa". La Ministra delle pari opportunità Mara Carfagna ha deciso così di scrivere una lettera al direttore del quotidiano nella quale esprime disaccordo sulle conclusioni della Aspesi, vanta i meriti della famiglia, quasi da’ la colpa alle donne perchè subiscono violenze e perchè non reagiscono ad esse ed elenca, senza tenere conto del disegno di legge contro la violenza di genere licenziato dal consiglio dei ministri del precedente governo, gli impegni che il ministero vorrebbe assumersi. Leggete pure se volete farvi un’idea del "Carfagna pensiero" in materia di violenza alle donne. 

La lettera al Direttore della Carfagna mi ha sollecitato a scriverle una risposta che condivido con voi. Buona lettura. 


Egregia Ministra Carfagna,
ho letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condivido quasi nulla. Il contenuto della lettera mi ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che di sicuro trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre e che comprende una visione di quell’impegno culturale che lei stessa auspica -per ridare serenità alle donne italiane” - non tendente verso una direzione familista. 

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze. Le basta sfogliare le pagine di cronaca di qualunque giornale per rendersi conto di quanto, per le donne, sia invivibile quel meraviglioso strumento di coesione”.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto ammortizzatore sociale necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado di vivere, emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia un luogo di realizzazione perchè le donne sono soggetti complessi che non possono essere indotti a ritenere di dover puntare tutte le loro chance e i loro desideri su di essa.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza in cui le donne subiscono violenze. Non perché vi sia una trasformazione dettata da una distorsione, quanto piuttosto per il fatto che ad essere distorta è la stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una mentalità di per se’ veicolo di violenza. La famiglia della quale Lei parla, a parte poche eccezioni, è proprio il luogo in cui la violenza, la prevaricazione, l’abuso, la molestia, sono la regola.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Mi sembra pericoloso perché non vi leggo ne’ un accenno di scientificità che solo una analisi sociologica potrebbe assumere ne’ la responsabilità che dovrebbe trasparire dalle parole di una persona che ricopre il Suo ruolo.

Una simile considerazione sembra voler attribuire una sorta di giustificazione alle violenze come fossero causate da stress troppo forte rispetto al quale Lei si propone di intervenire per alleviarlo.

Lei evidentemente non sa che la violenza maschile ha una origine precisa che si manifesta in ogni situazione e se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi dei figli.

Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto della loro vita? Lei immagina davvero sia più utile la via del compatimento invece che la responsabilizzazione degli uomini? Ma non bisognerebbe semmai, per modificare la cultura della violenza, insegnare ad accettare, da adulti, le separazioni e i divorzi?

Spiace deluderLa dicendo che un Suo intervento diretto a risolvere il problema della violenza contro le donne non dovrebbe ne’ “coccolare” gli uomini semplificandogli la vita ne’ attribuire colpe a scelte di vita che sono assolutamente personali.

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Le basterà chiedere i dati a qualunque tribunale dei minori per sapere che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata. Ed è una modalità che non si risolve con gli esempi di “concretezza” cui Lei fa riferimento.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che sono obbligata a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Sono certa che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria sull’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Se le donne sono delegittimate e non hanno voce in capitolo sulle proprie scelte non si può di certo intervenire dal punto di vista culturale per salvaguardarle da situazioni di violenza. Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, sono d’accordo, ma non nel modo che intende Lei.

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permetta di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dei mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma è necessario che si realizzi un registro nazionale che attribuisca loro un riconoscimento e un ruolo importante e necessario.

Abbiamo bisogno di una legge che stabilisca delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno di una legge che non affidi la nostra difesa ad altri uomini ma ci permetta di rafforzare la nostra sicurezza, la nostra vita con risposte concrete a bisogni concreti.

Abbiamo bisogno che sia stabilito un principio che in maniera forte dica che le preferenze sessuali dei figli non devono riguardare i padri. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Abbiamo bisogno di essere tutelate da un provvedimento che riconosca le nostre reali necessità. Ci guardi bene, osservi e non si perda a cucirci addosso bisogni che non abbiamo.

In fondo si sta parlando della nostra pelle e non della sua.

Cordiali saluti.

29 Mag 2008
Donne sciampiste, Gasparri vergognati!!!
"L'onorevole Gasparri dà voce a una tradizione davvero deprimente. Le sue parole rappresentano la conferma di una profonda mancanza di rispetto, di stile e correttezza nei confronti delle donne. Atteggiamento non nuovo parte di molti esponenti della destra".
 
Così Barbara Pollastrini liquida l'affermazione dell'esponente di An secondo il quale le candidate nelle liste del Pd sarebbero "sciampiste", mentre quelle delle liste del Pdl sarebbero "vere". A giudizio della ministra per i Diritti e le Pari Opportunità, il dirigente del centro-destra "dovrebbe vergognarsi almeno un po' delle sue parole e chiedere scusa".


"Credo che Gasparri farebbe bene a rispettare di più le donne, tutte le donne, sia quelle candidate al Parlamento che quelle che lavorano nei saloni di bellezza, evitando epiteti offensivi". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato e cadidata Presidente della Regione Sicilia.

"E' noto che nelle liste del Pd sono candidate donne assolutamente autorevoli - sottolinea Anna Finocchiaro -. Donne come Rosy Bindi, Livia Turco, Emma Bonino, Barbara Pollastrini, Marina Sereni, Giovanna Melandri solo per citarne alcune. Ed è anche noto che da sempre il centrosinistra candida ed elegge più donne, e più autorevoli, rispetto alla Destra. Fa piacere dunque che anche il Popolo delle Libertà abbia adesso capito che è necessario lasciare più spazio alle candidature femminili. Però non è certo mettendo tre donne in lista, se pure di tutto rilievo come Fiamma Nierestein, Souad Sbai ed Eugenia Roccella, che si cambia il profilo complessivo di una Destra che è e resta molto maschilista".


E' un epidemia che sta contaggiando la nostra società. Questo evidenzia il clima di maschilismo che circonda la nostra politica e più in generale la nostra società.
Perchè il quadro non è uno dei migliori. Nei media la donna  rappresentata vale ed ha usanza poco più di un oggetto in alternativa alla casalinga o la bellona di turno, citando l'orgasmo da detersivo di cui parlò Emma Bonino, le donne sono discriminate ancora nel lavoro, una percentuale al di sotto della media UE e più vicina a paesi che hanno poco a che fare con la democrazia occidentale, sono sette milioni le donne che subiscono violenze (non tutelate), mobbing e discriminazioni. Cosa assurda quando la parola sciampista viene pronunciata da un esponente in un partito dove vengono elette veline e quel che mi preoccupa non è il fatto che vengano elette veline ma che viene usato il corpo femminile per ottenere voti e non solo con l'uso di donne bellissime, vi ricordate le strumentalizzazioni a scopo elettorali della 194?


io dico che dobbiamo ribellarci contro questa società che ci vede valere meno di un oggetto, usate come bamboline gonfiabili in tv, nei cartelloni, in politica e ci da delle sciampiste solo perchè donne. etichettate come delle ignoranti incapaci di prendere decisioni anche sul nostro corpo (infatti a parlare sono sempre uomini quando si tratta del corpo femminile, decidono loro come lo vogliono e come deve essere gestito). Io da donna e non solo per questo, sono stufa di vederci trattate come se fossimo cittadine di serie b, panda utilizzate solo per avviare campagne elettorali, per il piacere maschile, per alzare gli audience, per scaricare frustrazioni, come ammortizzatori sociali  e per riempire intere pagine di cronaca nera, visto che contro la violenza non si muove nemmeno un dito!!! e quello ad essere utilizzato per tutte questo che vi ho elencato è sempre il nostro corpo e mai le nostre idee come se fossimo contenitori vuoti o criceti da cavia. 

11 Mar 2008
Help me!

Ciao mi chiamo mary ho 19 anni e ho voluto creare un blog per dare contributo e denunciare le violenze e discriminazioni contro le donne e tutti gli individui che ancora non hanno raggiunto gli stessi diritti dei maschi adulti ed eterosessuali , ovvero, LGBTQ e bambini.

Sono molto femminista, ma come vi spiegherò in seguito non vuol dire come dicono molti stereotipi che voglio la supremazia femminile sull'uomo, il femminismo non mira a questo ma mira alla parità dei due sessi.

Anche perchè: come si puo ambire alla supremazia se non siamo arrivati alla parità? se lottiamo contro un sistema che non ci da parità perchè dovremo capovolgere la situazione e tornare al conflitto tra i due sessi?

Basta guerre tra sessi! generano oppressioni, violenze e discriminazion intollerabili. Il femminismo è chiamato così solo perchè è un movimento inizialmente costituito da donne ma non ha nulla a che fare con la supremazia tipica del maschilismo.

Spero di essere condivisa da tante persone.

Stavo iniziando a scrivere un libro ma ho purtroppo poco tempo così preferisco impiegarlo su un blog e avere contatti diretti con la gente.

Non so proprio da dove cominciare spero questa senzazione di spaesamento mi passi.

Ciao a tutti!!

    untitled-5.jpg picture by kikkazz




    THE SHOW MUST GO ON!
03 Apr 2007
Rosa · 460 visite · 0 commenti
Categorie: Ministre., Obiettivi del blog