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Affissione degli articoli inviati in: Giugno 2009

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Napoli allarme omofobia e lesbofobia

Vi mostriamo un comunicato sui gravi episodi omofobi che stanno accandendo a Napoli
 

Comunicato

Domenica notte piazza bellini è stata ancora il palco di violenze etero-sessiste. Una giovane donna è stata brutalmente pestata da dieci uomini, riportando una serie di ferite gravi fino quasi alla perdita di un occhio.

L'aggressione è senza ombra di dubbio sessista, vedendo la brutalità con cui 10 (dieci!) uomini si sono accaniti su un'unica donna. Inoltre, a prescindere dai motivi per cui si è scatenata questa assurda violenza, da ricercare molto probabilmente in una delle consuete provocazioni, dato il luogo in cui si è svolto, è da ritenersi un attacco di stampo omofobo: piazza Bellini, nonostante le ripetute aggressioni, rimane l'ultima piazza libera di socializzazione non necessariamente eterosessuale. Purtroppo consueta come la violenza è la paura che si genera di fronte a questi episodi in chi è presente, che di conseguenza non riesce a reagire.

Non ne possiamo più!

Ogni settimana subiamo un nuovo attacco, alcuni più eclatanti come il lancio di fumogeni di appena una settimana fa, altri più subdoli ma non meno invasivi, come le suore dell'ordine di Calcutta, che si presentano ogni domenica per professare il messaggio eteronormativo, che noi riteniamo sia la legittimazione culturale in cui avvengono le aggressioni contro chi è fuori dall'ordine naturale voluto da Dio.

Tutte le estati siamo allo stesso punto, con le violenze ai danni della comunità LGBTIQ che si ripetono appena la piazza comincia a riempirsi durante le belle serate. Sembra quasi che vogliano farci accettare che se siamo in tante e siamo più visibili siamo anche più attaccabili. Questo non è vero, ribaltiamo il paradigma, saremo sempre di più, più visibili e saremo sempre più forti e pronte a rispondere. Autodifesa la nostra sicurezza!

Come facciamo da tempo denunciamo queste azioni come fasciste, perchè a prescindere dagli autori, queste sono da ascrivere nel senso comune spostato sempre più a destra da questo Governo e dai partiti, che promuovono le ronde e le politiche securitarie razziste e discriminatorie, incapaci di offrire spunti per un cambiamento culturale reale  e profondo di questa società.

Per questo, Giovedi 25 giugno, alle ore 19.00, saremo anche noi in piazza Bellini in presidio per ribadire l'esigenza di riprenderci gli spazi, i luoghi di aggregazione che sono di tutti. Spazi che troppo spesso ci vengono sottratti da dinamiche violente, le quali in questa città  sono
ulteriormente aggravate ed alimentate dai poteri della criminalità organizzata, nonchè da pratiche e da atteggiamenti che a quest'ultima fanno riferimento, in un contesto di imbarbarimento delle relazioni sociali.

Copyleft Pride (collettivi Tiresi@, Degeneri, Pachamama, … )


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25 Giu 2009
Comunicato per i diritti delle sex worker
La condizione femminile nel nostro paese per quanto riguarda corpo, sessualità e scelta è messa proprio malissimo.
La sessualità femminile quando è indipendente biene vista di cattivo occhio, sopratutto agli uomini di potere che fanno di quella sessualità una merce di consumo assoggettata al loro potere.

Il nostro paese poi si sa che oltre ad essere maschilista è pure molto ipocrita, che permette a chi ha il potere di fare tutto ciò che vogliono.
Tutto ciò che fa la gente comune è soggetta ad una serie di divieti. Tu non puoi vendere droga nè consumarla, i politici possono comprare e consumarla. Attaccano chi divorzia organizzando i family day e parlando di famiglia e poi sono i primi che di famiglia non ne hanno. La sexworker non può essere libera di scegliere se vendere il suo corpo, mentre in politica abbiamo le ragazze sono in vendita ma l'unica differenza è che non scelgono precisamente ma vengono solo usate. Qui appunto le donne non scelgono ma vengono considerate oggetti usati per soddisfare il piacere del capo e dei suoi amici. A noi donne è probito scegliere.

Infatti quando si parla di decreti antiprostitute allo stesso modo di quando una donna sceglie di denunciare uno stupro, le si da la colpa e non a chi compra o chi sfrutta la prostituzione (fenomeno che rimane nell'ignoto). Perchè la prostituzione è ancora considerata una questione di decoro. Le donne semi nude danno fastidio in strada ma non in tv o nei calendari, reputati trampolino di lancio per il Parlamento italiano. Ci chiamano tutti zoccole senza accusare mai il sistema.

La sessuofobia e il maschilismo italiano poi ha stabilito quando una donna deve apparire e come o in quale situazione. La nostra società ci vende rotocalchi, programmi televsivi dove le showgirl sono donne cosidette perbene, che ammiccano in ogni programa televisivo ma pubblicamente svelano il loro sogno di mettersi ai fornelli per accontentare i loro futuri sposi, di fare tanti bambini di essere votate per la famiglia a costo di lasciare il lavoro o addirittura di essere illibate.

La cosa che mi ha schoccato di piu' è l'erotizzazione delle donne che subiscono violenze, che soffrono, cosa che sappiamo ogni volta che ci propongono la versione porno dello stupro, oggi questa cultura è stata ri-confermata con la mercificazione femminile su ragazze che hanno subito il trauma del terremoto. Infatti, il cocorso Miss Italia non le ha
risparmiate.

E' triste. Due mesi fa le vedevamo soffrire per la perdita di beni e propri cari o ferite sotto le macerie e oggi, quegli stessi corpi femminili come nulla fosse vengono usati per il piacere maschile. Della serie la vita femmiile va risparmiata perchè serve solo per sodisfare gli appetiti maschili. Questa è purtroppo la nostra utilità che ci viene assegnata. Noi che non abbiamo diritto di vivere se non andiamo a letto con chi ha il potere o se non siamo corpi come ci descrivono i media (ricordandoci i casi delle donne non tanto malate o solamente invecchiate uccise da mariti, figli o semplicemente mollate o lasciate sole).

In italia poi c'è quel pallino fisso della vagina, l'unica cosa che è trattata ancora come uno stumento di paicere maschile. C'è sfruttamento della prostituzione ovunque, magnacci a capo di tv, pubblicità e politica che vendonola sessualità femminile come se fosse loro. Se una donna provasse a dire che è sua viene spacciata immediatamente come puttana, poichè qualcuno teme che siccome nostra siamo capaci di usarla per scalare la vetta.

La cultura educa il popolo maschile a controllare la nostra vagina, a venderla a stabilire come e con che mezzi ma nega a noi donne la libertà di gestirla e di stabilirne che uso farne a costo di tanti bei nomignoli usati per disprezzo.

C'è una visione malata nel rapporto tra i due sessi. L'omofobia è sintomo ad esempio di una visione sessuale che deve rientrare in certi canoni. Il piacere femminile è visto di cattivo occhio come ogn'altra forma di autonomia. Perfino le donne lesbiche vengono impiegate per il piacere maschile, poichè si vieta alle donne di essere indipendenti dalla figura maschile in ogni situazione. Questo dalla pornografia, da tutto ciò che è commerciale e si riversa in tanti episodi di lesbofobia che vengono dai media alimentati.

Non a caso siamo pure discriminate nel mondo del lavoro e nessuno provvede ad avviare leggi poichè andrebbe in contrasto con le leggi contro la scelta femminile che ogni giorno tirnao fuori. Subiamo abusi sessuali, ricatti, siamo usate per i piaceri maschili e non abbiamo nemmeno diritto di scelta. E il mondo dello spettacolo ne è lo specchio.

La Spagna e l’Italia appunto, sono i paesi dell’Unione Europea con i maggiori indici di discriminazione sul lavoro per motivi sessuali, e con i casi di abusi sessuali che arrivano addirittura al 55-56% del totale. Queste percentuali sono doppie rispetto ad altri stati membri come Finlandia, Germania o Lettonia, dove la cifra oscilla fra il 24 ed il 21%.


Lo ha stimato Maite Erro, esponente di “Uguaglianza di Uomini e Donne della Comunità Autonoma Basca”. Circa il 40% delle discriminazioni sul lavoro che si verificano nell’UE si deve a motivi sessuali, ed i paesi che piú contribuiscono alla media sono Italia e Spagna, nei quali il 56 e 55 % dei casi di abusi sul posto di lavoro hanno origine sessuale, secondo quanto ha affermato la Erro.


Per quanto riguarda la difesa dei diritti della donna, un 40% della popolazione europea è al corrente dell’esistenza di una legislazione specifica in materia, mentre solo il 30% è cosciente delle garanzie legali che tutelano la donna vittima di discriminazione e molestia sul luogo di lavoro.

Finlandia e Svezia sono in cima alla classifica per la percentuale di cittadini - circa il 41% - che conosce le istituzioni e le organizzazioni dalle quali possono ricevere aiuto e tutela giuridica nei fenomeni di maschilismo sul posto di lavoro. 

C'è comunque un comunicato stampa sulla situazione delle seworker:

 

COMUNICATO STAMPA 18/06/2009

Veniamo a conoscenza attraverso i media dell'inchiesta aperta a Bari dalla Procura Antimafia per indagare su uno dei tanti casi di corruzione pubblica che svela anche i retroscena delle feste nelle residenze del premier.

Non siamo stupite che  alcune giovani donne siano state invitate a recarsi nelle residenze del premier, dietro compenso.   .

Da sempre siamo convinte che per ogni donna libera sia lecito cogliere l'opportunità di usare il proprio corpo per guadagnarsi da vivere, anche attraverso l'offerta di intrattenimento e servizi sessuali. Questo noi lo chiamiamo Lavoro Sessuale, peccato che in Italia ci siano troppe resistenze nel riconoscerlo come lavoro.

Poiché ci rendiamo conto della delicatezza della situazione speriamo che i magistrati  tengano in considerazione la parola delle testimoni di questi fatti.

Il dibattito pubblico e mediatico che si è creato nel Paese  dopo la festa di Noemi ha evidenziato come in generale le donne coinvolte vengano esibite come "pulzelle" opportuniste che di fronte  alla "bramosia d'amor" del sire si trasformano in "puttane" quindi "teste inattendibile".

Affermiamo che le escort sono delle serie lavoratrici del sesso presenti in tutto il mondo e riconosciute come lavoratrici nei Paesi civili e non ipocriti (vedi Australia, Olanda, Svizzera, Germania ecc.).

Non si cerchi di screditare il valore del loro impegno civile e sociale nel collaborare con la magistratura e sopratutto si garantisca come per ogni testimone la tutela della loro vita privata e soprattutto della loro sicurezza.

La nostra associazione si complimenta con le giovani donne e colleghe che in questo caso stanno collaborando con la Procura Antimafia, per il coraggio e per il servizio che rendono allo Stato nella lotta contro il malaffare e la corruzione. Ci  rendiamo disponibile a fornire loro ogni assistenza morale contro eventuali linciaggi da parte di chi cercherà di screditarle.

Pia Covre e Carla Corso

Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
Italia
tel. 0039 0434 551868


22 Giu 2009
La mancanza di solidaritā femminile e la sindrome dell' harem
Daniela Santanchè è una di quelle donne maschio che il Governo ama piazzare in Parlamento. Perchè a detta del nostro sistema non solo è probito che le donne prostestino contro mariti che le mancano di rispetto, specie se sono capi di Stato, ma è probito anche che le donne siano solidari tra di loro.

Sappiamo che con la vicenda Lario-Berlusconi è venuta a galla la più becera cultura maschilista attuata da una parte dalla stampa che continua a dire che i panni sporchi si lavano in casa, dall'altra parte da una stampa che punta il dito contro Veronica, 'colpevole' di aver preteso 'troppo' rispetto dal marito smascherando una cultura maschilista che il premier ama sbandirare.

Sappiamo che parlare di sessismo nel nostro paese è ancora un tabu'; ci si nasconde dietro la cutura tipicamente sessista che tende a negare il trattamento che le donne subiscono nel nostro Paese. Sappiamo cosa succede alle donne di quelle famiglie che preferiscono lavare i panni sporchi in casa. lo sappiamo dalle cronache quotidiane, dove i mariti vengono definiti di buona famiglia da quell'alone ipocrito cattolico, dove le donne non possono parlare se no criticate di essere delle sfascia famiglie.

Così è successo a Veronica. Non sarà una di quelle vittime che vengono uccise o picchiate dai mariti ma è certo vittima di maschilismo più becero non tanto da parte di suo marito ma da parte di chi le ha puntato il dito contro. La Santanchè che si definisce femminista, che ha sbraitato contro il premier quando ha definito le donne degli oggetti sessuali, questa volta accusa senza mezzi termini la Lario.

Veronica avrà scoperto l'acqua calda si sa già ma non è questo il discorso che voglio affrontare.
Ogni ovlta che è la moglie a chiedere il divozio (si vede dalle cronache) si ancora fa fatica ad accettarlo nel nostro Paese. Se tra i 'comuni mortali' molti mariti si sentono legittimati a stalkizzare la ex moglie, tra personaggi publici ecco che la donna viene messa sulla gogna pubblica.

Non è possibile che nel 2009 chi chiede divorzio sopratutto se è colpa del marito, la donna viene in men che non si dica accusata con simili espedienti con lo scopo di umiliarla di aver ferito l'orgoglio maschile e con gli stessi espedianti la vogliono far apparire  poco credibile. Ci hanno provato con diversi mezzi ma con la stessa essenza, perfino con le sue foto vecchie di 30anni in cui appariva nuda dandole della 'Velina ingrata' come  dire che deve dire grazie lui se si trova lì.

il problema è che le donne non hanno abbastanza potere e gi uomini non lo mollano, e di conseguenza non hanno alcun appoggio di nessuno ed autonomia per difendersi dalla gogna mediatica.
La mancanza di solidarità femminile è il classico piano politico maschilista e anti-femminista attuato dalla politica per isolare le donne, per svalutarle e per rafforzare la leadership maschile.

http://www.womenews.net/spip3/IMG/jpg_P1000978.jpg

A me preoccupa meno che le donne peccano di solidarietà tra loro, ma di piu' che la leadership maschile appoggia queste donne, come è accaduto all'incontro con Gheddafi, con l'harem di 700 donne comandate dalle due paladine dell'ingiustizia al servizio maschile: Mercegaglia-Carfagna, una che tiene a ripetere con la coda di paglia che non è un velina e l'altra pescata grazie un calendario, che oltre ad essere maschilista è un dittatore che attacca i diritti umani e sopratutto quelli delle donne.

Per Gheddafi la donna in islam è un pezzo di mobilio che si può cambiare quando vuoi e nessuno chiederà perchè lo hai fatto. Non che in Italia sia diverso, lo notiamo dal Premier che si circonda di ragazzine e di veline. Lo notiamo dalle tv che vogliono corpi giovani a scadenza e nelle donne precarie che vengono rimandate a casa. Ma ne avevamo bisogno di uno come Gheddafi che pare stia rimproverando la troppa libertà delle donne italiane?

Qui Gheddafi, come se non ne avessimo bisogno visto il tasso di occupazione e la carenza di asili nido, viene a sputare veleno contro le donne che lavorano perchè contro natura, descrivendo le donne libiche che non lavorano perchè non ci sono asili.

Inoltre sembra dare un avvertimento allo Stato di tenere d'occhio le donne e le famiglie se no le nascite diminuiscono. Mi ha lasciato di stucco la sua ultima battuta:"Sarete sempre benvenute in Libia in qualsiasi momento". Che avrà voluto dire? 


Mi fa incazzare il fatto che si spaccia per femminista che sta dalla parte delle donne per accattivarsi la simpatia delle 700 strumentalizzate e date a lui in pasto. Le donne in Libia hanno dei diritti? Le italiane li hanno? Lui fa qualcosa per le italiane e migranti in italia? Gli italiani fanno qualcosa per le libiche e per le immigrate? Esistono i diritti umani?
Dalla lettera che alcune donne gli hanno mandato si scopre tutto il contrario e gli italiani contribuiscono molto.

Rituona anche quest'affermazione:"La donna è un essere umano, l'uomo pure e su questo non c'è dubbio, non bisogna fare distinzioni dal punto di vista umanitario e dal lato dei diritti, ma sui doveri ci dobbiamo soffermare un po'"
Questa frase denota un maschilismo mascherato da femminismo tipico della cultura italiana, se non che venisse dalla Libia. A noi donne ci hanno assegnato sempre i soliti doveri di soddisfare gli uomini in tutto e per tutto, per renderci conto che siamo vicini a paesi di cultura islamica. Le nostre ministre ci riescono benissimo.
 
Poi quelle donne che si mettono al servizio degli uomini dandole in pasto alla violenza maschile, come le carfagnate assurde: "certa che da oggi le africane possono contare anche sull'impegno del presidente Gheddafi".

Le donne solidari ci sono ma purtroppo non hanno voce. In Italia non piacciono, ci vogliono servili accondiscenti anche sulla violenza maschile, donne che se provano a ribellarsi la società le etichetta l'appellativo di puttana o adultera.

In ogni caso noi vi ricordiamo che le donne lottano. Questa mattina centinaia di donne, italiane e straniere insieme a studenti e studentesse hanno protestato davanti alla statua della Minerva alla Sapienza contro la politica dei respingimenti prevista dal trattato Italia-Libia, contro la tratta dei migranti che avviene in Libia e la detenzione all’interno di campi in cui maltrattamenti e stupri sono all’ordine del giorno. L’atmosfera era surreale: da una parte il fumo rosa dei fumogeni delle donne in protesta, dall’altra i cordoni di polizia e le perquisizioni all’ingresso di un’università che almeno sulla carta è pubblica e che oggi ai non iscritti era vietata."

Foto da: Paese delle donne
12 Giu 2009
'I diritti negati' intervista a Judith Revel

I diritti negati

Intervista a Judith Revel*

Parliamo di violenza sulle donne, schiacciate tra deliri securitari e decretazione d’urgenza, tra ronde di angeli custodi e barbari stranieri con la sensazione che qualcosa stia cambiando. Ci troviamo a parlare della violenza sulle donne soprattutto dentro le mura di casa, non ci stancheremo mai di dirlo, ma anche fuori casa e qui è come se ci ritrovassimo dentro le pieghe delle contraddizioni di una società multietnica che qui in Italia si sta avviando.
La domanda che poni è fatta di tante domande intrecciate tra di loro: non so se risponderò a tutte o ne susciterò altre ancora!
Ci sono tre ordini di problemi. Il primo è difficile da esprimere: non vorrei che lo stupro e ogni forma di violenza fatta alle donne, che è abominevole e va condannato, denunciato e qualificato per quello che è, cioè atroce, occultasse altri tipi di violenze, la violenza fatta sui deboli in generale che potrebbe essere di volta in volta, senza esclusione alcuna, fatta su bambini, migranti eccetera. Si parla tanto di violenza fatta sulle donne spesso da uomini migranti, donne italiane stuprate da rumeni ad esempio, quando però capita che la donna in questione sia una donna migrante se ne parla molto meno: attenzione, quindi, perchè si tende a sacralizzare un tipo di violenza rispetto ad un’ altra. La violenza fatta sulle donne è una violenza più frequente perché storicamente sono sempre state soggetti deboli e ancora adesso lo sono per certi versi e non solo fisicamente... però questo non deve farci dimenticare che tanti altri tipi di violenza sociale esistono e si incrociano con quella.


Il secondo problema riguarda il tema dell’immigrazione: c’è un comico in Francia che si poneva provocatoriamente la domanda: “ma l’immigrazione è solubile, si può dissolvere nella democrazia, sì o no?” Si tratta di una versione ludica e provocatoria dello scontro tra civiltà.

Quando si dice che l’arrivo massiccio di immigrati con altri costumi provoca disagio sociale, crea violenza o non riesce ad integrarsi dentro ad una cultura predominante, quella del paese dove arrivano, si dice implicitamente che culturalmente o religiosamente quelle persone non riescono o non possono culturalmente o strutturalmente adattarsi al contesto nel quale sono arrivati. Credo che ognuno di noi sia rimasto scioccato, e abbia manifestato per questo, nel sentire dire che l’Islam non può essere dissolto all’interno della democrazia. Non è vero, così come non è vero che una confessione in generale non possa coabitare con precetti democratici, così come è vero che ogni modo di vita rispettoso della vita degli altri può convivere con l’altrui differenza.

Quindi la domanda è: cosa, in un certo tipo di immigrazione e dentro ad un certo tipo di accoglienza o ambiente culturale di arrivo, crea problema, non combacia o sfocia in qualcosa che di fatto è un fenomeno violento. Io credo che i due aspetti vadano considerati.

Ultimamente gli stupri ad opera di rumeni sono stati tanti ed è ovvio che gli stupratori vadano condannati e gli stupri in quanto tali vanno denunciati però quanti stupri dei rumeni sono finiti nelle prime pagine dei giornali e quante violenze fatte sulle donne, italiane e non, ad opera di italiani non finiscono sui giornali? Tu dicevi che l’80% delle violenze sulle donne avviene dentro casa: proprio per questo non vengono denunciate. Uno stupro per strada è più facilmente denunciabile rispetto a quello avvenuto in casa o a una violenza generica o a percosse fatte da un marito o un figlio o un fratello e in questo caso la visibilità scompare.

Per rimanere sull’argomento migrante, quante badanti hanno denunciato un sopruso? Una violenza può essere tante cose: uno stupro, una mano sul culo, può essere il non essere pagate, può essere un’ umiliazione, giornate di lavoro che vanno contro ogni forma di dignità umana, può essere il dormire per terra, il mangiare con i cani...ti dico cose che ho letto sui giornali, storie che ho raccolto parlando con donne migranti, non le sto inventando. Quante donne hanno detto e denunciato questo stato di cose? Pochissime, per un senso di debolezza, per assenza di diritti fondamentali. Le donne badanti che sono e rimangono clandestine, ovviamente non vanno alla polizia raccontando quello che succede, non raccontano al vicino le violenze di cui sono oggetto. Quando si dice: "su base statistica gli stupri ad opera di stranieri, di rumeni in particolare, stanno aumentando vertiginosamente", mi chiedo quali statistiche e con quali visibilità e quali campioni. Ciò non toglie che le violenze ci sono e che i rumeni sono parte di quelle violenze, però stiamo attenti a non ingrandire un problema sulla base di cose che sono tanto diverse da fenomeni di montatura mediatica nei salotti buoni della tv, penso alle cose ignobili che si sentono ad esempio da Bruno Vespa.


La terzo ordine di problema riguarda il fenomeno migrante. Si citano in questi mesi Albania, Romania, i paesi del blocco dell’est, e altri, di cui si sottolineano i “costumi selvaggi”, i “costumi bestiali”, per riprendere un aggettivo che ho letto spesso sui giornali, anche su giornali teoricamente di sinistra. Questi costumi da cosa sono prodotti? Ci sono due possibilità: o identifichiamo una cultura, l’essere albanesi o rumeni, con una natura, e questo si chiama razzismo e io non sono razzista e non voglio esserlo e lotterò contro questo sempre; oppure si dice che quella cultura è il prodotto di una storia e io vorrei sapere che tipo di rispetto si può esigere spontaneamente da una persona che per decenni e decenni ha vissuto sulla propria pelle la violenza di una dittatura, della miseria, della violenza di non aver da mangiare e delle botte subite prima ancora di essere agite ed è ovvio che chi esce fuori da una storia di quel tipo, violenta e durissima, non sa altro.


Per farti un esempio che non riguarda i paesi dell’Est: quando tu vai in Brasile, a differenza di quanto succede in altri posti europei, se tu ti fai braccare e ti fai mettere una pistola sotto il naso per cinque dollari e non hai cinque dollari ti ammazzano, in Europa non esiste nessun posto, tranne in circostanze eccezionali, in cui ti sparano per cinque euro.
Ti sparano per cinque euro perché il Brasile è un posto dove quando due bambini di strada salgono su un autobus senza il biglietto e vengono beccati con ronde autorganizzate dai vigilantes, vengono ammazzati davanti a tutti gli altri: a me è capitato, due bambini, di cinque e otto anni: pam, pam! Morti!


La vita non vale niente, la loro vita non vale niente quindi a questo punto la tua vita non vale niente. La domanda che mi pongo è questa piuttosto che dire che in una società multiculturale, multietnica ci dovremmo porre i problemi di assorbimento e della coabitazione di culture diverse a me viene da dire: ma ci siamo mai chiesti da dove vengono?
E cosa hanno subito e quanto sia importante un ascolto di quella sofferenza che hanno subito per decenni e quanto sia importante l’educazione ad altro? Prima di dire che questi hanno dei doveri, il primo dei quali è rispettare gli esseri umani in generale e le donne in particolare, ci siamo anche chiesti in realtà quanti diritti negati hanno dovuto subire nella loro vita e quanti diritti negati subiscono tutt’ora?


E quanti diritti negati hanno tutt’ora, la sofferenza a cui sono sottoposti nei nostri paesi? Penso a quando si vive in un accampamento senza riscaldamento e senza servizi igienici e col rischio della propria vita perché ogni tanto brucia una baracca, una capanna, senza mettere in conto le ruspe, le ronde, gli attacchi fascisti e molto altro.
Ci si chiede quali sono i loro diritti prima di chiedere o di ricordare quali sono i loro doveri? Io non credo che ci siano diritti senza doveri ma anche doveri senza diritti: le due cose vanno insieme e fa parte dell’educazione ma anche di una presa in conto di una disuguaglianza sociale così vorticosa e vertiginosa che a me sembra assurdo dire che questi sono delle bestie, colpevoli sicuramente quando lo fanno, ma bestie tout-court mai, semmai li abbiamo resi bestie nei nostri paesi.

Parlavi di cose che non combaciano tra una cultura e una società che accoglie e una che arriva. Non è possibile che ci sia una sorta di irrigidimento nel non combaciare dentro quella crisi che ci sta coinvolgendo tutti, una crisi che porta all’impoverimento, alla ricerca di un capro espiatorio, che porta a quelle forme di neo-protezionismo dal punto di vista culturale e identitario.
Una crisi che porta anche al razzismo, aggiungerei. Nell’ambiente di lavoro, ad esempio, con il luogo comune “ci rubano il lavoro” che oramai è diventato una banalità sia a destra che a sinistra, ed è una cosa tristissima. C’è il paradosso che ci vuole un Franceschini in testa al PD per smettere di pensare che la sicurezza sia un motivo centrale del discorso di sinistra: è da non credere che ci vuole un ex Dc per smettere di alimentare il mulino della sicurezza, della zero tolleranza, alla quale Veltroni e company ci avevano abituati; è da pazzi ma è questo che sta accadendo. La crisi ha accentuato tutto.

Sottolineo due cose. La prima: la Francia, che è il mio paese, ha molti più immigrati rispetto all’ Italia, siamo a più del 10%, di cui il 7% sono musulmani e sono lì da anni. Si è molto parlato della questione del velo e delle leggi che riguardavano il velo che è un segno di sottomissione delle ragazzine musulmane.

In molti casi è vero, è un segno della svalutazione della donna in quanto donna e svalutazione del corpo della donna che viene considerato sporco perché oggetto di desiderio e molto altro. Alcune ragazzine velate però portano il velo come “discorso femminista”: questo non esclude la violenza sulle donne che vengono coperte in modo arbitrario e violento ma esistono anche delle ragazzine che dicono: “il corpo delle donne così come viene esposto, venduto, mercificato ci fa schifo.”

A me una ragazzina ha detto: “le vostre madri hanno lottato per accorciare le gonne perché il loro corpo era loro, noi ci veliamo perché il nostro corpo ci appartiene” e non possiamo non sentire anche questa altra versione. Due versioni esistono: la ragazzina coperta dal padre, ed è un gesto schifoso, e quella che si copre da sola perché dice che la nostra società fa schifo. La seconda: noi tutti abbiamo partecipato, applaudito, solidarizzato con tutte le attività che consistono nell’appropriarsi di quello che dovrebbe essere nostro e che ci viene negato: per cui abbiamo occupato i musei perché volevamo la cultura, siamo entrati nei supermercati per fare pic-nic o per riempirci i carrelli perché quello che avevamo non ci bastava, perché bisogna arrivare alla fine del mese e perché è diritto di ognuno mangiare e mangiare bene, abbiamo occupato case perché ci mancava il tetto: quando un bene spetta a tutti e manca la nostra tradizione è stata quella di prendercelo e di prendercelo collettivamente.


Io vorrei sapere cosa pensa un immigrato, che viene da condizioni di durezza economica sociale e culturale tremenda, che arriva nel nostro paese e che vede vetrine riempite di ogni ben di dio. Nessuno di noi si opporrebbe al fatto di dire che i migranti non devono soltanto sopravvivere ma vivere, e vivere con la stessa dignità e con lo stesso piacere nostro, quindi non solo con la zuppa sociale che passa la Caritas: su questo, credo, ci sarebbe un consenso.

E adesso mettiti nella testa di quello stesso immigrato che sbarca qua e che accende la tv e che vede all’ora di cena, quando tutti noi siamo davanti alla minestra, delle signorine con filo interdentale infilato nel culo e che si dimenano a sculettare sui tavoli davanti a facce di uomini: questo è vendere il corpo femminile, svalutare il corpo femminile, sottintendere o insegnare a chi guarda che il corpo femminile serve a questo, cioè a vendere tempo di cervello vuoto, a vendere giochi scemi, se questo non è prostituzione esplicita io non so come chiamarla.


Poi ci si lamenta: i ricchi, i personaggi della tv, hanno accesso a tutte quelle tette e a tutti quei culi che vedono e hanno diritto a farlo e un immigrato per strada che ne vede passare una non può prendersela? E lì che il malinteso è totale. Ovviamente non può prendere quella donna che passa, ovviamente non può prenderla neanche se nuda, neanche se vestita provocatoriamente e spesso sentiamo anche dire: “era vestita in quel modo..” per sott’ intendere una legittimità mentre, no!, non c’è diritto a toccare il corpo delle donne. Ma tutta la nostra cultura, italiana in modo particolare ma generalmente occidentale non fa altro che insegnare che la donna non vale niente e che va presa, e che i calciatori se la prendono e che i ricchi se la prendono eccetera. Queste due cose non combaciano, quella che ti ho appena descritto con la cultura di chi arriva, che è spesso dura, violenta ed aggressiva ed è frustrata da anni e anni di sofferenza.


Questa sofferenza va ascoltata ed educata, bisogna riparare ad un’ ingiustizia. Facendo questa tripla cosa, l’ascolto, il fatto di ricostruire i diritti là dove i diritti sono stati negati e l’educazione fin da piccoli (perché la scuola è essenziale) la violenza si riduce notevolmente.
Ma come puoi farlo in un paese dove le donne sono così volgarmente vsendute? Quando sono in Italia e accendo la tv resto esterefatta. Abbiamo pensato al corpo di Eluana, a come è stato venduto a come la gente ci abbia sputato sopra, l’abbia calpestato in tutti i modi, a come sia stato fatto oggetto di share in termini commerciali?

Sono sicura che la pubblicità prima e dopo Vespa all’ennesima puntata su Eluana stravendeva e quel livello di volgarità va collegato al discorso sullo stupro, ma a questo punto l’essere immigrati non tiene più... guardiamoci allo specchio.

Ci stiamo interrogando sulle violenze per strada che stanno aumentando e sono in aumento non solo nelle periferie recondite ma anche nei quartieri bene illuminati, sotto casa, c’è qualcosa che sta cambiando in qualche modo: molte violenze sono fatte da giovanissimi a danno di coetanei e sono i famigerati stupri di branco. Questo riguarda anche quello che stavi dicendo, che forse vale la pena sottolineare, una sorta di percezione deviata della sessualità.
Sui fenomeni di branco bisogna dire che c’è una paura tremenda di essere da soli che è il prezzo da pagare all’individualismo sfrenato al quale siamo ormai sottoposti da anni per cui il messaggio è: “tutto tranne che rimanere da soli” e il branco è meglio della solitudine. Ci sarebbe una bella critica politica sulla solitudine da fare, se non si riempie lo spazio di quella solitudine avremo sempre di più fenomeni di branco, perchè sostituiscono la socialità che è venuta a mancare, la famiglia che è allo sfascio, le solidarietà politiche, la solidarietà di classe e le lotte insieme.


Il branco così come lo stadio, se vuoi, è quel calore della comunità che un giovanissimo lasciato solo trova o prova a costruire. Poi ci sono i rituali per costruire quella solidarietà di branco. Spesso per costruire quel tipo di solidarietà si fa un atto violento che è fatto ai danni del più debole che può essere l’indiano che dorme sulla panchina della stazione che viene bruciato vivo o può essere la donna che passa da sola e che viene stuprata. In uno stupro di branco, come in uno stupro individuale c’è l’idea di un consumo, di un piacere immediato dove si estende dappertutto il modello dell’ immediatezza in cui il piacere del qui ed ora sostituisce il desiderio. L’altro viene negato in nome di una voglia, di un piacere immediato, come se tutto succedesse nell’istantaneità di un gioco video, e con questo non voglio sminuire i giochi video ma il modello è il modello del consumo, del consumo immediato.


Non c’è attesa, non c’è tempo e i giovanissimi non hanno più il senso della costruzione nel tempo di un rapporto o della costruzione nel tempo del desiderio: tutto deve essere fatto in una dimensione del tempo che è ridotta e scarnificata e ridotta all’attimo, e lì c’è una mutazione antropologica su cui dobbiamo stare molto attenti ma guai ad incriminare soltanto i giochetti video, qua si tratta di tutto il sistema di consumo e del godimento legato al consumo immediato che dovrebbe essere rivisto.

* Filosofa e ricercatrice al Centre Foucault di Parigi

12 Giu 2009
Lettera a Gheddafi
Vi incollo una lettera di protesta contro il vergognoso invito di Gheddafi in Italia. L'italia tocca il fondo, non solo vince Berlusconi ma viene invitato un dittatore considerato il re della democrazia e gli butta alla sua mercè 700 donne, l'uso dei nostri corpi come ormai è moda italiana, sempre per negare altre violenze che donne e uomini subiscono.

Gheddafi (come se non bastasse) è accusato di avero compiuto orrendi crimini contro l'umanità, nei confronti degli immigrati, le torture nelle carceri, in Italia  viene invitato come fosse il Salvatore.

Il sogno di Muammar Gheddafi è dare il potere al popolo italiano annullando tutti i partiti, perchè a secondo lui il  partitismo è un aborto della democrazia», ha aggiunto il colonnello parlando in Campidoglio. Se i miei occhi hanno letto bene definisce la dittatura una forma di democrazia.

Inoltre ha finanziato per anni il terrorismo e poi dice che "Siamo contro il terrorismo e lo condanniamo" ma "dobbiamo cercare di capire le ragioni vere di questo fenomeno pernicioso". Dobbiamo "dialogare anche con il diavolo, se necessario per capire il terrorismo". 

Arriva il bello, tenetevi forte. Alemanno dice che è fondamentale il comune impegno tra Italia e Libia contro il terrorismo e per la difesa dei diritti umani".

Al Leader della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

(Per conoscenza, alle e ai rappresentati del governo italiano e dell’Unione europea)


Gentile Muammar Gheddafi,

noi non facciamo né vogliamo far parte delle 700 donne che lei ha chiesto di incontrare il 12 giugno durante la sua visita in Italia.
Siamo, infatti, donne italiane, di vari paesi europei e africani estremamente preoccupate e scandalizzate per le politiche che il suo Paese, con la complicità dell’Italia e dell’Unione europea, sta attuando nei confronti delle donne e degli uomini di origine africana e non, attualmente presenti in Libia, con l’intenzione di rimanervi per un lavoro o semplicemente di transitarvi per raggiungere l’Europa.


Siamo a conoscenza dei continui rastrellamenti, delle deportazioni delle e dei migranti attraverso container blindati verso le frontiere Sud del suo paese, delle violenze, della “vendita” di uomini e donne ai trafficanti, della complicità della sua polizia nel permettere o nell’impedire il transito delle e dei migranti.


Ma soprattutto siamo a conoscenza degli innumerevoli campi di concentramento, a volte di lavoro forzato, alcuni finanziati dall’Italia, in cui donne e uomini subiscono violenze di ogni tipo, per mesi, a volte addirittura per anni, prima di subire la deportazione o di essere rilasciati/e.

Alcune di noi quei campi li hanno conosciuti e, giunte in Italia, li hanno testimoniati.

Tra tutte le parole e i racconti che abbiamo fatto in varie occasioni, istituzionali e non, o tra tutte le parole e i racconti che abbiamo ascoltato, scegliamo quelli che anche Lei, insieme alle 700 donne che incontrerà, potrà leggere o ascoltare.


Fatawhit, Eritrea: “Il trasferimento da una prigione all’altra si effettuava con un pulmino dove erano ammassate 90 persone. Il viaggio è durato tre giorni e tre notti, non c’erano finestre e non avevamo niente da bere. Ho visto donne bere l’urina dei propri mariti perché stavano morendo di disidratazione. A Misratah ho visto delle persone morire. A Kufra le condizioni di vita erano molto dure (…) Ho visto molte donne violentate, i poliziotti entravano nella stanza, prendevano una donna e la violentavano in gruppo davanti a tutti. Non facevano alcuna distinzione tra donne sposate e donne sole.

Molte di loro sono rimaste incinte e molte di loro sono state obbligate a subire un aborto, fatto nella clandestinità, mettendo a forte rischio la propria vita. Ho visto molte donne piangere perché i loro mariti erano picchiati, ma non serviva a fermare i colpi dei manganelli sulle loro schiene. (…) L’unico metodo per uscire dalle prigione libiche è pagare.”


Saberen, Eritrea: “Una volta stavo cercando di difendere mio fratello dai colpi di manganello e hanno picchiato anche me, sfregiandomi il viso. Una delle pratiche utilizzate in questa prigione era quella delle manganellate sulla palma del piede, punto particolarmente sensibile al dolore. Per uscire ho dovuto pagare 500 dollari.”


Tifirke, Etiopia: “Siamo state picchiate e abusate, è così per tutte le donne”. (Dal film “Come un uomo sulla terra”).

Siamo consapevoli, anche, che Lei e il suo Paese non siete gli unici responsabili di tali politiche, dal momento che gli accordi da Lei sottoscritti con il governo italiano prevedono ingenti finanziamenti da parte dell’Italia affinché esse continuino ad attuarsi e si inaspriscano nei prossimi mesi e anni in modo da bloccare gli arrivi dei migranti sulle coste italiane; dal momento, inoltre, che l’Unione europea, attraverso le sue massime cariche, si è espressa in diverse occasioni a favore di una maggiore collaborazione con il suo Paese per fermare le migrazioni verso l’Europa.


Facciamo presente innanzitutto a Lei, però, e per conoscenza alle e ai rappresentati del governo italiano, alle ministre e alle altre rappresentanti del popolo italiano che Lei incontrerà in questa occasione, così come alle e ai rappresentanti dell’Unione europea, una nostra ulteriore consapevolezza: quella per cui fare parte della comunità umana, composta da donne e uomini di diverse parti del mondo, significa condividere le condizioni di possibilità della sua esistenza.

Tra queste, la prima e fondamentale, è che ogni donna, ogni uomo, ogni bambino, venga considerato un essere umano e rispettato/a in quanto tale.


Finché tale condizione non verrà considerata da Lei né dalle autorità italiane ed europee noi continueremo a contestare e a combattere le politiche dell’Italia, della Libia e dell’Unione europea che violano costantemente i principi che stanno alla base della sua esistenza e fino a quel momento, quindi, non avremo alcuna voglia di incontrarla ritenendo Lei uno dei principali e diretti responsabili delle pratiche disumane nei confronti di una parte dell’umanità.


Federica Sossi, Alessandra Sciurba, Isabelle Saint-Saens, Glenda Garelli, Anna Simone


11 Giu 2009

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