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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Iniziative femminili/ste

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Palermo, 14 novembre: azione femminista contro una violenza particolare

Una azione femminista

a Palermo a ridosso del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Così scrivono le Malefimmine:

In prossimità della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, vorremmo portare alla luce un esempio di violenza che passa inosservata ai più.

Riferiamo infatti della perenne presenza sui muri d´ingresso degli ospedali di scritte offensive per le donne, quasi sempre, per di più, siglate da croci celtiche o simboli politici che richiamano chiaramente al fascismo!


Gli ospedali, e gli avamposti sanitari in genere, sono strutture pubbliche aperte a tutt*, che hanno il compito, sancito per legge, di recare ausilio e giovamento agli/alle utenti, e ci chiediamo onestamente come sia possibile che da anni sui muri dei più grossi centri ospedalieri della città vi siano scritte come: “donne assassine”, “aborto legalizzato, assassinio di stato” e similari.

Riteniamo la presenza di tali scritte lesive della nostra dignità, della nostra capacità di scelta, delle nostre sofferenze.

Per questo abbiamo deciso in prossimità del 25 novembre di iniziare un´opera di pulizia dei muri della città in generale, degli ospedali in particolare.

Non possiamo più accettare alcuna violenza sulle donne sia essa domestica, sia essa compiuta da estranei, sia sia essa di Stato in ogni sua forma: psicologica, fisica, economica,ecc…


L´appuntamento è sabato 14 novembre davanti l´ingresso dell´ospedale Civico alle ore 12.30.

Con questa giornata cerchiamo di riprenderci i nostri spazi di vita e di rivendicare uno Stato più laico, con servizi e strutture a misura anche di donna, in cui la sessualità femminile non sia vissuta come un tabù peccaminoso, ma come espressione della nostra differenza di genere.

Per questo lanciamo in città anche la campagna “obiettiamo gli obiettori”, puntando la nostra attenzione sui diritti spesso negati, come quello di vivere una sessualità libera e consapevole, iniziando una capillare campagna d´informazione, a partire dalle scuole, sull´utilizzo degli anticoncezionali e sulle malattie sessualmente trasmissibili.


Collettivo Malefimmine

14 Nov 2009
Gli italiani stuprano le straniere e le criminalizzano.Contro ogni forma di violenza

fonte Ogo:

Il 25 novembre si avvicina anche quest'anno e come sempre le notizie di stupri e violenze contro le donne non mancano. Ma quest'anno ci sono due novità, assai in contrasto tra loro: da una parte la criminale complicità che gli/le abitanti di Montalto di Castro hanno pubblicamente e quasi unanimemente espresso nei confronti degli stupratori di una giovane ragazza (al proposito trovate qui un video con alcuni interventi da Montalto e qui una recente intervista alla ragazza vittima della violenza), dall'altra l'avvio di un percorso di donne contro la violenza sulle donne migranti nei Cie, percorso che ha come obiettivi la rottura delle complicità con questa violenza e la denuncia politica di ciò che avviene alle donne rinchiuse nei Centri di identificazione ed espulsione.


Riportiamo di seguito il messaggio che abbiamo inviato alla lista Sommosse a sostegno della proposta di un corteo di femministe e lesbiche a Montalto di Castro il 29 novembre prossimo, e un appello partito da alcune compagne bolognesi per la costruzione di iniziative locali il 25 novembre contro la violenza sulle donne nei Cie.


Carissime, noi compagne della Consultorio autogestita di  Milano abbiamo discusso a proposito del corteo di Montalto e ci siamo trovate  d'accordo sull'importanza di non cancellare quella data. Siamo dell'idea che il  silenzio stampa chiesto dalla famiglia sia una giusta reazione alle vergognose  dichiarazioni di donne e uomini residenti a Montalto. Ma d'altra parte pensiamo  che, essendo state espresse pubblicamente quelle posizioni di aperta complicità  con gli stupratori, sia importante e necessario che un corteo di donne vada lì  a dire cosa ne pensa di questa criminale complicità ed esprima solidarietà alla  ragazza stuprata e alle poche, pochissime ma coraggiose, abitanti di Montalto  che si sono espresse "fuori dal coro" (per dirla eufemisticamente). Quindi auspichiamo che il 29 venga confermata come data per il corteo a Montalto.

* * * * 

Proposta per iniziative locali di femministe e lesbiche contro i Centri di identificazione ed espulsione il prossimo 25 novembre


Fra le scritte razziste apparse in un quartiere alla  periferia di Milano dove recentemente un uomo, probabilmente immigrato, ha violentato una donna italiana, una  spicca in modo particolare: "Ce le scopiamo noi le vostre puttane". Un pugno nello stomaco di tutte noi, che ben sappiamo la vita durissima, lo  sfruttamento, le continue molestie e gli stupri che le donne migranti subiscono  quotidianamente. Un pugno nello stomaco per chi, come noi, ha subito denunciato  che il processo di etnicizzazione degli stupri era uno strumento funzionale al  razzismo - che si tratti di razzismo istituzionale o "popolare".


Poche settimane prima, a Montalto di Castro nel coro  (quasi) unanime in difesa di otto giovani stupratori italiani, figli di  benestanti, una voce maschile si alza per dire che la ragazza stuprata è di un  altro paese e che poteva starsene a casa sua. Per quanto la distanza fra Tarquinia  e Montalto sia di soli 20 km, rendere "straniera" l'adolescente serve  a giustificare lo stupro e gli stupratori. Da una parte i conniventi,  dall'altra "quella" (così la chiamano a Montalto), la  "straniera".


Due fatti, questi, che mostrano chiaramente la  disumanizzazione agita nei confronti delle "straniere". Una  disumanizzazione che nei Cie raggiunge il suo apice. Ricatti sessuali, molestie, violenze e stupri contro le donne sono, infatti, il "pane  quotidiano" in questi universi concentrazionari - per molti aspetti assai  simili ai lager - sin dalla loro creazione, alla fine degli anni '90.


Due anni fa siamo scese in piazza a Roma nel grande e  determinato corteo di donne e lesbiche per dire che nessun "pacchetto  sicurezza" doveva essere varato in nostro nome. Oggi il "pacchetto  sicurezza" è in vigore e la campagna istituzionale e mediatica in suo  sostegno è stata costruita proprio sull'equazione razzista  clandestino=stupratore. Ma la realtà è ben diversa e per questo diventa urgente  fare un salto e denunciare i Cie come luoghi privilegiati di violenza e  sopraffazione contro le donne migranti, luoghi in cui i guardiani si sentono in  diritto di abusare delle donne rinchiuse, forti anche delle connivenze istituzionali che ne garantiscono coperture e impunità.


Come gruppo di compagne, femministe e lesbiche di  Bologna, abbiamo cominciato ad andare sotto il Cie di Via Mattei il 13 ottobre  mentre a Milano venivano condannate a sei mesi di carcere alcune donne  nigeriane "colpevoli" di aver partecipato, in agosto, alla rivolta  nel Cie milanese. Durante un'udienza una di queste donne, Joy, ha denunciato in  aula di aver subito - dopo vari ricatti sessuali - un tentativo di stupro da  parte dell'ispettore-capo del Cie, Vittorio Addesso, e di essersi salvata solo  grazie all'aiuto della sua compagna di cella, Hellen. Durante la rivolta, Joy  ed Hellen con altre recluse sono, poi, state trascinate, seminude, in una  stanza senza telecamere, amanettate e fatte inginocchiare per poi venire picchiate selvaggiamente e successivamente tradotte in carcere.


Con le loro dichiarazioni Joy ed Hellen, che orarischiano un processo per "calunnia", hanno portato alla luce la  realtà della violenza razzista e sessista nei Cie. Siamo convinte che il loro  coraggio vada sostenuto, che oggi sia importante e urgente il moltiplicarsi di  iniziative di femministe e lesbiche che denuncino questa realtà a chi non la  conosce o non la vuole vedere. Esattamente come abbiamo fatto e continuiamo a  fare rispetto alla violenza in famiglia.


Per questo proponiamo che per il 25 novembre - giornata  internazionale contro la violenza sulle donne - nelle varie realtà locali,  soprattutto (ma non solo) dove è presente uno dei tredici Cie sparsi sul  territorio italiano,  compagne,  femministe e lesbiche costruiscano iniziative contro i Centri di  identificazione ed espulsione ed in solidarietà a Joy ed Hellen e a tutte le  migranti che hanno avuto - e che avranno - il coraggio di fare i nomi dei loro  aguzzini.


Siamo già in contatto con donne che, in alcune città,  stanno organizzandosi per quella data; inoltre stiamo creando un blog per dare  visibilità alle varie iniziative e creare una rete tra le diverse realtà di  donne che si stanno mobilitando contro i Cie e la violenza sessista e razzista.  Invitiamo tutti i collettivi e gruppi di compagne a darci comunicazione delle  iniziative messe in cantiere per il 25 all'indirizzo complici@anche.no

Noi non siamo complici!

10 Nov 2009
21 novembre corteo notturno contro la violenza sulle donne

CORTEO NOTTURNO CONTRO LA VIOLENZA SU DONNE, LESBICHE E TRANS

Dopo anni di politiche sempre più restrittive per la libertà di tutti ma soprattutto di tutte, abbiamo pensato di dover ribadire cosa vuol dire sicurezza per noi. Nell´immaginario comune, la notte è sempre stata associata all'insicurezza, alla violenza, alla paura e col tempo noi stesse abbiamo imparato a introiettare l´idea del pericolo del mondo esterno.

Con i /loro/ mezzi di comunicazione assordanti vogliono inculcarci l´idea del terrore della vita che troviamo fuori dalla casa (italiana). Una casa che non dovremmo mai lasciare perché sinonimo di protezione e sicurezza. Ma noi non ci caschiamo. Non ci rinchiuderanno nella prigione delle mura domestiche per far godere l´uomo padr(on)e e marito, che cerca di approfondire sempre più il senso di controllo sul corpo e sulla libertà delle donne. Non resteremo i nostri corpi per giustificare le politiche sicuritarie e razziste di questo paese ormai alla frutta.

Siamo pronte a uscire nelle strade e a dirlo a ridosso del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Poiché la sicurezza non viene da un maggior numero di telecamere, né dall´emarginazione, incarcerazione ed espulsione degli immigrati (e delle immigrate), ma dalla nostra stessa libertà e autodeterminazione dentro e fuori le mura domestiche.

Vogliamo vivere le nostre strade anche di notte e vogliamo che sia questo a farci sentire sicure. Vogliamo non sentirci mai da sole. Vogliamo dire questo da donne alle donne, alle lesbiche, alle trans, perché non è sicurezza una città militarizzata, non è sicurezza una città fatta di ronde e lame, perchè la nostr arma è la solidarietà.

Questa crisi tanto temuta e così poco ammessa viene sfruttata, come è sempre stato, per restringere le libertà acquisite in anni di lotte. In tempo di crisi le classi dirigenti tentano in ogni modo di minare alla base i diritti umani più elementari: prove ne sono i respingimenti in mare dei migranti, come quelli delle donne nelle case, la negazione del diritto al dissenso attraverso censura mediatica e divieto di manifestazione,la distruzione della scuola pubblica, la criminalizzazione e la svalutazione delle donne su tutti i fronti, specie in campo lavorativo. Infatti precarietà o pratica delle dimissioni in bianco restano principalmente problemi femminili, impedendo alle donne, che vogliano sfuggire a situazioni di violenza infamiglia, di farlo. Nessuno si chiede perché i famosi assenteisti di Brunetta fossero in maggioranza donne, dato che sulle donne ricade tutto il peso di un/welfare/ sempre meno efficiente.

Tutto questo accade mentre la Chiesa continua a proporre un modello familiare in cui la donna conservi il ruolo di incubatrice e balia, mentre la società diventa sempre più fascista, ribadendo, tra gli altri, il vecchio schema della donna o santa o puttana. Così la violenza è palese solo quando a compierla è il tossico, l'immigrato o il rom e si arriva a giustificare l´ubriachezza dei "bravi ragazzi", che agiscono per soddisfare bisogni dovuti, mentre lo stesso comportamento rende la donna un´incosciente che "se l´è cercata".

Ma in tutti questi casi non si indaga la violenza alle radici, la giustificazione è sempre la devianza, mentre noi sappiamo bene che la violenza è diffusa e propagandata dai media e dalla cultura.

Si sistematizza una violenza più subdola, in un paese in cui escort e prostitute sono messe alla berlina, umiliando e denigrando la donna attraverso comportamenti di certi personaggi politici che vengono imposti come modello vincente.

*E tra l´affanno dei giornali e dei politici preoccupati, anche noi vogliamo dire la nostra.*

*Invitiamo donne, puttane, trans, migranti e rom, lesbiche, gruppi e collettivi femministi a partecipare alla manifestazione del 21 novembre, con partenza alle 18.30 da Pzza Vittorio. [ROMA]*

Per info e per conoscere gli altri appuntamenti di preparazione:
Take Back The Night

x info: takebackthenight(at)grrlz.net
10 Nov 2009
Tornare in piazza indecorose e libere

dal Paese delle donne online

Riceviamo e pubblichiamo il report per esteso della assemblea cittadina bolognese che invita all’assemblea nazionale del 31 ottobre a Bologna.
Ieri 26 ottobre ’09 si è riunita l’Assemblea cittadina bolognese. Erano presenti numerose singole e gruppi che pur essendo fortemente differenti fra loro, vogliono unitariamente rendere la manifestazione nazionale del 28 ottobre quanto più partecipata e condivisa.


Per questo desiderio, al di là delle perplessità di alcune sulle modalità fin qui adottate per la convocazione e la comunicazione con la stampa, si è concordato nella volontà di far convogliare la totalità delle energie nella preparazione della manifestazione stessa e di ospitare pertanto sabato 31 ottobre ’09 l’assemblea nazionale qui a Bologna. Innanzituto siamo state concordi nell’individuare come prime referenti le compagne con le quali abbiamo condiviso sin dalla 1° manifestazione del 2007 un percorso che è proseguito con la rete Sommosse per non trovarci ogni volta ad azzerare il lavoro fatto, ma siamo ben contente di estendere l’invito a tutte coloro che vorranno unirsi a questo punto del viaggio.


Vogliamo ovviamente porre ancora e di nuovo al centro come tema comune, la questione della violenza maschile contro le donne e le lesbiche dato che di certo non può darsi per risolta.

Questione che può essere declinata e denunciata e in svariatissimi modi :

-1-ricordando che la maggior parte delle violenze avvengono in famiglia

-2- combattendo una elementare ma non scontata battaglia per l’inviolabilità del corpo e la difesa dell’integrità psicofisica

- 3-ribellandoci contro questo mondo di maschi violenti, portatori di cultura e politica dello stupro!!!

- 4-denunciando l’uso politico del corpo delle donne (con una riflessione sull’intreccio sesso-potere e denaro)

- 5-rifiutando un razzismo incalzante che prende la forma di sequestri e torture dentro i C.I.E. (sopratutto per le donne) e di leggi razziste.

- 6-indignandoci perché a 20 anni da "Processo per stupro" siamo ancora noi le reali imputate delle violenze che su di noi vengono agite (vedi Montalto di Castro, Bologna ecc.ecc.) e continuando pertanto, a presidiare i” tribunali patriarcali,” per non fare sentire sole, le donne che denunciano!!!

- 7-individuando la violenza verso le lesbiche non solo come lesbofobia (fobia-paura) ma odio eterosessista verso soggetti che si sottraggono all’eterosessualità obbligatoria

- 8-vigilando perché nuovi e vecchi fascismi che sempre hanno perseguito, un’idea di donna, alle dipendenze della specie, non si diffondano azzerando memoria e libertà

- 9-Dicendo stop al Femminicidio

No alla logica violenta tanto degli stupratori quanto delle ronde dei giustizieri. Per noi una strada è sicura quando è piena di donne. Rifiutiamo la logica della paura. Queste alcune delle cose emerse tra noi.

Siamo certe che altre ne emergeranno e crediamo fortemente che l’Assemblea di Bologna con il contributo di tutte ed in continuità con il lavoro già fatto e le sintesi raggiunte anche nelle volte precedenti (vedi piattaforme politiche delle due passate manifestazioni), debba avere come obiettivo la stesura di una piattaforma politica condivisa.

 _Invitiamo tutte le compagne che non potranno partecipare (e sappiamo quanto possa essere difficile e dispendioso raggiungerci da varie parti, tipo sud, a farci pervenire contributi in forma scritta MA SINTETICI! _Cercheremo anche di attivare un collegamento Skype per chi volesse partecipare comodamente da casa

Tecnicamente non siamo molto organizzate per accogliervi con pranzi e leccornie; vi accompagneremo al bar più vicino ma per chi volesse fermarsi la sera, abbiamo organizzato un aperitivo e festicciola "Witch party" annesso di rito guidato di collegamento alle antenate guerriere (la cui energia di certo ci serve) ed anche un letto per chi volesse dormire qui a Bo

L’ assemblea si terrà dalle h.10 alle h.18 co il Centro di documentazione delle Donne in via del piombo n.5
E’ molto importante cercare di essere puntuali potremmo così fare una pausa di 45 minuti 1h. alle 13.30 per andare poi avanti fino alle 18 dedicando magari l’ultima ora e mezzo alla stesura della piattaforma definitiva.


Invitiamo pertanto tutte a venire con interventi mirati alla costruzione di questa piattaforma ed a riprendere in mano i documenti comuni già prodotti affinché possano costituire la base comune su cui muoverci. E’ molto importante per noi ricevere comunicazione di chi verrà . Vi salutiamo vi aspettiamo sabato a Bologna


Numeri di riferimento
: Barbara 3381057693 Claudia 3407908309 (disponibili per la mattina del 31 per coloro che dovessero smarrirsi)

maragridaforte@inventati.org

29 Ott 2009
Roma: Take back the night

*Take back the night!* 
*Riprendiamoci la /notte/!*

Dopo anni di politiche sempre più restrittive per la libertà di tutti ma soprattutto di tutte, abbiamo pensato di dover ribadire cosa vuol dire sicurezza per noi.Nell´immaginario comune, la notte è sempre stata associata all'insicurezza,alla violenza, alla paura e col tempo noi stesse abbiamo imparato a introiettare l´idea del pericolo del mondo esterno.

Con i /loro/ mezzi di comunicazione assordanti vogliono inculcarci l´idea del terrore della vita che troviamo fuori dalla casa (italiana). Una casa che non dovremmo mai lasciare perché sinonimo di protezione e sicurezza. Ma noi non ci caschiamo. Non ci rinchiuderanno nella prigione delle mura domestiche per far godere l´uomo padr(on)e e marito, che cerca diapprofondire sempre più il senso di controllo sul corpo e sulla libertà delle donne. Non resteremo i nostri corpi per giustificare le politiche sicuritarie e razziste di questo paese ormai alla frutta.  


Siamo pronte a uscire nelle strade e a dirlo a ridosso del 25 novembre,giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Poiché la sicurezza non viene da un maggior numero di telecamere, né dall´emarginazione,incarcerazione ed espulsione degli immigrati (e delle immigrate), ma dalla nostra stessa libertà e autodeterminazione dentro e fuori le mura domestiche. 


Vogliamo vivere le nostre strade anche di notte e vogliamo che sia questo a farci sentire sicure. Vogliamo non sentirci mai da sole. Vogliamo dire questo da donne alle donne, alle lesbiche, alle trans, perché non è sicurezza una città militarizzata, non è sicurezza una città fatta di rondee lame, perché la nostra arma è la solidarietà.

Questa crisi tanto temuta e così poco ammessa viene sfruttata, come è semprestato, per restringere le libertà acquisite in anni di lotte. In tempo dicrisi le classi dirigenti tentano in ogni modo di minare alla base i dirittiumani più elementari: prove ne sono i respingimenti in mare dei migranti, come quelli delle donne nelle case, la negazione del diritto al dissenso attraverso censura mediatica e divieto di manifestazione, la distruzionedella scuola pubblica, la criminalizzazione e la svalutazione delle donne sututti i fronti, specie in campo lavorativo. 

Infatti precarietà o praticadelle dimissioni in bianco restano principalmente problemi femminili,impedendo alle donne, che vogliano sfuggire a situazioni di violenza infamiglia, di farlo. Nessuno si chiede perché i famosi assenteisti di Brunetta fossero in maggioranza donne, dato che sulle donne ricade tutto ilpeso di un /welfare/ sempre meno efficiente.

Tutto questo accade mentre la Chiesa continua a proporre un modello familiare in cui la donna conservi il ruolo di incubatrice e balia, mentrela società diventa sempre più fascista, ribadendo, tra gli altri, il vecchio schema della donna o santa o puttana. Così la violenza è palese solo quando a compierla è il tossico, l'immigrato o il rom e si arriva a giustificare l´ubriachezza dei "bravi ragazzi", che agiscono per soddisfare bisogni dovuti, mentre lo stesso comportamento rende la donna un´incosciente che "se l´è cercata".

Ma in tutti questi casi non si indaga la violenza alle radici, la giustificazione è sempre la devianza, mentre noi sappiamo bene che la violenza è diffusa e propagandata dai media e dalla cultura.

Si sistematizza una violenza più subdola, in un paese in cui escort e prostitute sono messe alla berlina, umiliando e denigrando la donna attraverso comportamenti di certi personaggi politici che vengono imposti come modello vincente.

*E tra l´affanno dei giornali e dei politici preoccupati, anche noi vogliamo dire la nostra.*

*Invitiamo donne, puttane, trans, migranti e rom, lesbiche, gruppi ecollettivi femministi a partecipare all'assemblea che si terrà il 22 ottobre nell'aula autogestita di psicologia la Sapienza (via dei Marsi) alle 18 percostruire una street parade notturna e momenti di riappropriazione dellenostre città attraverso musica, arti di strada e grafiche, il 20 novembrecome tutti i giorni, aspettando il corteo nazionale contro la violenza sulledonne.

x info: takebackthenight@grrlz.net

15 Ott 2009

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