
Da Femminismo a sud
[nella foto una delle donne cane di Malena Mazza]
Abbiamo capito. Se passi per una mostra d'arte puoi godere delle rappresentazioni avvilenti di impeccabili donne cane. Tutte doverosamente scodinzolanti e senza mutande, tanto per rendere più chiaro il concetto.
Se leggi qualcosa a proposito delle candidature per le prossime elezioni ti rendi conto che c'e' da diventare tristi, anzi tristissime. Il pdl sta rendendo ancora più sessista il contesto politico, come se ve ne fosse bisogno. Organizza corsi per "formare" alla politica altre mare carfagne, tutte approdate alla scuola attraverso casting e prove estreme: grande fratello, la fattoria, ore di estenuante opinionismo mediaset. Il pdl candida, premia ed elegge donne formato velina. Presto vedremo un format tivvu' talent scout per persone che vorrebbero intraprendere l'attività politica. La scuola di formazione sarà portata avanti da bondi e frattini e al termine di ogni puntata il televoto e tre giudici elimineranno la persona che non risponderà ai requisiti richiesti. Tra questi: portamento, messa in piega, altezza, peso, giro vita e razza. Di questo passo ci arriveremo, abbiate fede.
Fare politica non significa più avere idee di futuro per se stess* e per gli/le altr*. Non significa essere in grado di progettare un mondo differente, candidarsi ad amministrare risorse per fare stare bene tutt*. Non significa neppure, nella versione più cinica del *mestiere*, rappresentare al meglio le lobby e gli interessi di ricchi e potenti trattando la carta costituzionale come carta igienica e la democrazia come un fastidioso handicap.
Per fare entrambe le cose, o tutte e due assieme, oggi bisogna essere anche eccezionalmente telegeniche, fotogeniche, rifatte, esteticamente adeguate allo show business. L'immagine innanzi tutto.
I prossimi dibattiti televisivi abbonderanno di signore raccattate al mercato del consumo dei corpi. A parlare di politica, cioè dei fatti nostri, di come amministrare i nostri soldi, di come modificare leggi la cui applicazione peserà direttamente sulle nostre vite, ci saranno quintali di silicone traballanti. I manifesti elettorali saranno ottenuti da un sapiente lavoro di edulcorazione formato photoshop.
Fare politica in italia è già complicato. Servono soldi. Chi ne ha di più può fare una campagna elettorale, può pagarsi la benzina per andare in giro a fare comizi, può fare telefonate, può stampare manifesti e volantini, può fare spot radiofonici e televisivi.
Le donne non hanno soldi. Quelle che ce li hanno e che spesso approdano alla politica istituzionale sono mogli, amanti, sorelle o figlie di qualcuno. E' davvero raro vedere donne che hanno un ruolo politico che siano sganciate da sudditanze nei confronti del genere maschile.
Fare politica in italia vuol dire passare attraverso la ghigliottina dei partiti, tutti molto maschili a cominciare dalle dirigenze che decidono la "linea". Le donne non vengono valorizzate, non partecipano a sufficienza e quelle che vorrebbero partecipare forse hanno figli, parenti, una vita impiegata a fare lavori di cura.
I partiti decidono le candidature. Quando si cominciò a ragionare di quote tante tra noi dissero che non eravamo una razza in estinzione e non volevamo essere considerate dei panda. Via via però che le liste venivano riempite di mogli e madri e cognate e figlie per raggiungere quel benedetto 30% di presenze femminili, il concetto di pari opportunità diventava un po' più familiare. C'e' veramente poco da fare. In italia le leggi somigliano poco al contesto sociale che viviamo ogni giorno. Una legge sul 50% delle presenze femminili in politica diverrebbe dirimente quantomeno dal punto di vista culturale.
In ogni caso cambierebbe molto poco perchè le liste sono sempre più bloccate, i sistemi di preferenza non ci sono quasi più e i nomi delle donne possono sempre stare in fondo al gruppo per evitare che siano elette. I sistemi elettorali decisi dagli uomini penalizzano maggiormente le piccole organizzazioni. Ma più di tutti, penalizzano le donne.
La storia delle percentuali perciò non convince, sebbene io rispetti le donne che la portano avanti. Mi sembra figlia di quella cultura del femminile che implora, che si attiene alle decisioni di partito, che fa quadrato con sistemi gerarchici e non emette suoni che possano disturbare eccessivamente. Una mossa democratica e pacata. Poco utile in tempi di resistenza.
Perciò mi chiedo quale possa essere la soluzione. Come fare ad intervenire sulla amministrazione delle nostre vite smettendo di delegare altr* a farlo per noi?
E' una domanda retorica che potete saltare, come tutto il resto, se non vi interessa ragionare di elezioni e di sistemi di partecipazione che portano alle istituzioni. E' un ragionamento che possiamo mettere da parte ritenendo le istituzioni come un vizio burocratico fatto da chissà quali padri autoeletti *fondatori* di pezzi di diritto diventato "naturale", per difendere gli interessi degli stessi e dei loro figli e figli dei loro figli e così via fino ad oggi. Monarchie, dittature, imperi, democrazie a gestione condominiale. Si può immaginare di non volere avere a che fare mai con i luoghi "istituzionali" della politica. Si può immaginare che votare non serva a niente. Ogni posizione è assolutamente rispettabile.
A me piace parlare di obiettivi e pratiche.
Una politica sessista usa il "vota donna" per portare voti alle liste e fare eleggere la persona già stabilita dal partito. Quasi sempre un uomo.
Le liste oramai sono una specie di specchio del grande fratello mediaset. Ci trovi dentro la precaria, il gay, il nano, la ballerina, il venditore ambulante, l'ex detenuto, l'operaio che ha avuto la fortuna di fare due interviste in tivvu', la parente della vittima di mafia. E' un catalogo per tutti i gusti. Manca il pistacchio, la nocciola e i puffi e li abbiamo proprio tutti.
Sicuramente sono tutte delle gran brave persone ma resta il fatto che le donne vengono considerate come rappresentanti di settore, come il pistacchio e il rappresentante dei lavori socialmente utili.
Dirla così continua ad essere un lamento vittimista. Perciò mi pare assurdo continuare a pietire posti agli uomini e immaginare che prima o poi verrà anche il turno delle donne.
Mi sono sempre chiesta perchè le donne - che non sono una categoria assoluta - non cominciassero ad autorappresentarsi sganciate da tutto, dalle logiche della politica al maschile, dalle gerarchie di partito, dagli assensi dei dirigenti di corrente, dall'umore del capo tribu' che può cambiare a seconda del fatto che ti fai molestare o meno. Negli ultimi tempi lo abbiamo fatto un po' di più. Autorganizzazione e manifestazioni ne sono la riprova.
Qualcuna mi disse, tanto tempo fa, che le donne non riescono ad avere un quadro d'insieme, perciò servono gli uomini in alcuni ruoli, come l'economia, l'interno, gli esteri, la difesa.
Ricordo di aver risposto senza pensare: gli uomini invece un quadro d'insieme ce l'hanno?
Nei partiti le donne normalmente finiscono ad occuparsi di "cose di donne", come se non fossero in grado di avere una opinione, una idea precisa, una competenza su ogni cosa. Nei luoghi di amministrazione finiscono spesso alle pari opportunità. Quando le pari opportunità verranno assegnate ad un uomo e il ministero all'economia o dell'interno saranno affidati ad una donna allora si potrà parlare forse di pari opportunità. Fino ad allora è solo un modo per relegare le questioni che ci riguardano in ghetti ideologici e culturali che lasciano pensare che fare una legge contro la violenza sulle donne sia un favore fatto a noi e non un provvedimento necessario per migliorare gli aspetti incivili e irrispettosi della nostra società.
Non sono separatista. Non lo sono mai stata. Mi piacciono i luoghi misti. Quelli in cui le gerarchie al maschile non ci sono o se ci sono possono essere più facilmente messe in discussione.
Ho attraversato tanti luoghi della politica e il sessismo fa parte di ciascuno di essi. Lo trovi nei partiti e dentro i centri sociali. C'e' una estetica di ogni luogo, compresi quelli alternativi. Le donne che passano per i centri sociali hanno menti spigliate, vestono diversamente, sono creature libere o differentemente irregimentate ma spesso rispondono fedelmente ai canoni imposti dal loro gruppo.
Se l'estetica va a braccetto con il desiderio, la passione, la bellezza e la sensualità è cosa sana. C'e' da capire quanto dell'estetica dei gruppi, compresi quelli alternativi, sia condizionata dai modelli dominanti.
Mi piacciono anche gli spazi separati. Specialmente quando diventano la manifestazione di un atteggiamento attivo, sganciato dalle elemosine e che mira ad obiettivi difficilmente misurabili con le attività svolte all'interno dei partiti.
Non è un pregiudizio nei confronti del genere maschile o di altri generi. E' la certezza che i luoghi della politica classici non rispondano più, se mai sia stato possibile praticarli con questa speranza, a nessun tentativo di mediazione.
Non c'e' nulla da fare. Basta. Le alternative stanno altrove. Il movimentismo autogestito, dal basso, che agisce sulla società mandando a quel paese la mediazione censoria e per nulla rappresentativa delle organizzazioni partitiche e istituzionali, con tutto il rispetto per le tante donne che insistono tenacemente in quella direzione (spesso anche per produrre cambiamenti dove il sole non batte mai), o altre esperienze che mi piace raccontare. Chi vuole, giacchè chi non vuole agirà/agiremo appunto attraverso altre pratiche, cominciare ad influenzare l'amministrazione della cosa pubblica. Chi vuole provare a cambiare, proporre, influenzare, a partire dai luoghi già esistenti può decidere di guardare con interesse alla proposta politica che, per esempio, ci viene dalla lista civica di donne Altra Città che si presenta con una propria candidata sindaca, Giuseppina Tedde, alle elezioni di Bologna del 6 e 7 giugno del 2009.
Date un occhiata al sito e al programma. Io rilevo giusto alcuni punti che vengono fuori da tanto lavoro condiviso. Sono consapevolezze maturate insieme che io sento come mie. Alcune di loro sono compagne di percorso che conosco. Alcune fanno parte della rete femministe e lesbiche e poi della rete delle donne bolognese. Sono donne comuni che non hanno nulla di "comune". Sono donne come me e come voi. Non sono veline, non sono un prodotto mediaset, non sono le donne del "terzo millennio fascista" con l'estetica mussoliniana tramandata ai posteri da berlusconi e dai suoi pari. Non sono donne di plastica. Sono donne alle quali può capitare di avere i capelli fuori posto o le occhiaie, le rughe, i segni della stanchezza o qualche chilo in più. Sono donne vere che compongono un movimento consapevole. E' un movimento che decide di autorappresentarsi e diventa dirompente nella scena politica bolognese che non a caso ha già cominciato a fare una campagna mediatica terribile contro le donne provando a togliere loro credibilità persino rispetto alle questioni verso le quali la politica maschile non si è mai spesa in nessun modo.Tanti uomini offesi del fatto che le donne propongono una diversa ricetta per la propria "sicurezza" lontana dalle loro ronde, dalle loro strade deserte, dalla loro intolleranza e xenofobia, dalla loro logica della paura, dal loro profondo razzismo.
Alcuni punti dicevo, parole fondamentali per niente scontate da dire senza aver paura di turbare la suscettibilità di moderati e affini, senza fare il solito gioco a chi è più populista, parole che vengono da un ragionamento "indipendente", proprie di chi non subisce l'agenda politica e le parole d'ordine imposte da altri, che determinano una lettura diversa delle questioni sociali, economiche e politiche e che diventano temibili per il mercato stantìo e autoritario della politica al maschile.
Parole da pronunciare con forza, che parlano con chiarezza - finalmente - di partecipazione e protagonismo, di lotta alle discriminazioni, contro il razzismo, la lesbo/trans/omo fobia e di violenza maschile, di storia laica e antifascista, di accoglienza, di diritti, di amministrazione onesta, credibile e trasparente, di applicazione della 194 e accesso alla pillola del giorno dopo, di diritto alla salute per tutt* e di non patologizzazione e medicalizzazione forzata dei disagi, di garanzia e riferimento per le donne migranti, le badanti che spesso vengono sfruttate con il lavoro nero, di asili nido e tempi della maternità, di aumento dei luoghi di socializzazione e stimolo di iniziative culturali in una città che obbliga tutti - attraverso le ordinanze per il decoro e la sicurezza - a non bere in pubblico neppure un bicchiere d'acqua. E ancora: parla di una città più viva perciò più sicura. Niente ronde. Parla di cultura, di mezzi per colmare gap di ogni tipo compreso quello tecnologico, di ricomposizione del tessuto sociale, di salvaguardia dell'ambiente, di posizione contraria alla privatizzazione dell'acqua, di trasparenza per edilizia (niente grandi opere), affitti, spazi abitativi, di decentramento, di luoghi vivibili e per di più desiderabili, di stabilizzazione dei contratti precari nella amministrazione pubblica, di lotta alle speculazioni delle imprese sul precariato, di lotta contro le esclusioni anche di tipo economico, di accesso ai migranti ad ogni servizio, di diritti degli animali, di desiderio e consapevolezza, di partecipazione attiva dei e delle cittadin*.
Non so come andranno per loro le elezioni. Io spero bene. So però che la città che immaginano loro è quella che piacerebbe molto anche a me.
Ragazze, se vincete abbiamo due alternative: sperimentare la stessa esperienza altrove o trasferirci tutte da voi.
So anche che attraversare una città in tempo di campagna elettorale significa parlare con la gente e tante donne organizzate che militano per le strade comunque produrranno un sano cambiamento culturale in opposizione ai tanti esempi di leaderismo al maschile, di accentramento di partito, di corporativismi di settore e di rondismi che terrorizzano le persone per proporre sceriffi in ogni città.
Forza ragazze, sorelle, amiche, compagne. Un abbraccio solidale e affettuoso. E se avete bisogno di braccia, teste e corpi, lanciate un appello affinchè le donne di qualunque posto possano venirvi a dare una mano in questa coraggiosa avventura
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Sindicazione

01.03.10 @ 14:49:22
da assata 77
Ho scoperto della vostra lotta da ...
25.12.09 @ 02:54:29
da marcolino
Una correzione!!! L'inventore è un medico ...
15.11.09 @ 13:43:24
da Carlos
Non esiste solo la pillola comunque. ...
04.11.09 @ 19:21:37
da geppi