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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Donna e politica

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Tu sei solo un oggetto, disse il governo italiano alla donna
E' triste sentire che proprio chi ci governa lede i diritti delle donne. E' molto triste che ogni volta che una donna parla un presidente debba rivolgersi con toni sessisti. Se lo fa lui possiamo immaginarci quanto è triste e maschilista la nostra società, come vengono sminuite le donne e come le viene negato il diritto d'esistere se non sono apetibili agli istinti maschili.

Accadde dopo la bocciatura del Lodo Alfano. Egli si rivolge a Rosy Bindi senza mezzi termini con queste esplicite parole: “Lei è sempre più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce”.

Gli uomini non ricevono questo trattamento, non solo a nessuno viene ricordato che sono scemi quando aprono bocca per dire un'opinione contraria ma a maggior ragione che non sono belli, come se una donna per poter ricevere l'attenzione di un uomo deve essere bella.

Per fortuna che Rosy Bindi non è scema. Gli uomini non sono un metro per misurare il nostro cervello, la nostra avvenenza o la nostra morale.  “Sono una donna che non è a sua disposizione“. Questa è la sua meravigliosa risposta che ha centrato in pieno la mentalità di questo squallido individuo.
Fatto sta che il nostro Paese è estremamente sessista. Se la Bindi fosse stata bella come i canoni da velina che ama tanto ma all'opposizione lui le avrebbe dato sicuramente della puttana o che è gnocca senza testa.

Perchè noi donne qualunque cosa facciamo agli occhi di questi sessisti che ci vogliono mute sotto un tavolo di plexiglass o su un bancone di un tg satirico nelle loro reti televisive, siamo denigrate, svalutate e sminuite in tutti i modi.

L'importante è non dipendere dalle loro opinioni che sono solo dettate dal loro miserabile sessismo che viene dalle parti intime.
Evidentemente il nano si sentiva grande sminuendo una donna ma rimarrà un sessista che fa delle donne un uso strumentale e denigratorio e nemmeno tanto intelligente, appunto!

Ricordiamoci però che non c'è solo lo stupro per offendere una donna. L'ennesimadonna è stata pubblicamente offesa dal Governo. Dire ad una donna che è solo un oggetto è la cosa più triste che si possa fare e che fa parte della cultura dello stupro, quella che fa parte dello stesso terreno di cui vi ho sempre parlato. Cultura dello stupro poichè oggettificare una donna e ridurla ad un corpo non fa altro che alimentare il terreno della violenza quella del: 'siccome sei solo un oggetto e non vali nulla ti stupro e ti ammazzo'.
Nulla di più, nulla di meno, il Governo non fa altro che alimentare il femminicidio e lo stupro tutto a spese delle donne, permettendosi poi di dire anche che gli italiani che addestra lui sono bravi ragazzi.

Secondo l'indagine i giovani italiani invece sarebbero degli stupratori, dei violentatori di donne dove 'forzare una donna è una tattica giusta per sbloccarle'. Chissà perchè nessuno ha preso in considerazione cosa ne pensano le colleghe di questi coetanei sessisti. Nella società Berlusconiana dove le donne rappresentate dal suo mondo sono solo oggetti e vengono considerate inutili si alimenta il sessismo più becero. In una società dove ancora il sesso è concepito come piacere e diritto maschile lo stupro non solo è una mattanza ma è anche legittimato dall'opinione pubblica e dalla 'giustizia' se è italiano, ancor più grave che non è riconosciuto come tale.

Nessun genitore e nessuna di queste scuole si prende appunto la briga di spiegare a questi baldi giovani che le forzature si chiamano stupro e che le ragazze non sono oggetti da usare.
La cosa più triste è che non solo ci vogliono sbloccare,ops stuprare, ma poi ci danno pure delle troie provocatrici.

Inoltre nel mondo di Berlusconi dove lui ha tradito la moglie il tradimento maschile è legittimato rispetto a quello femminile e questi ragazzi lo tollerano di più. Della serie se l'uomo manca di rispetto una donna è meno grave  perchè la donna è una proprietà. Questi giovani cresciuti da massmedia dove l'uomo è un cacciatore e la donna un oggetto stanno diventando più sessisti dei loro bisnonni. Vi dicevo ad inizio post, se è sessista il capo di Governo figuriamoci come è la massa. Se Berlusconi usa la cultura dello stupro sul linguaggio, la massa usa la pratica.

Update: Il ministro delle IMpari opportunità, la 'velina' che piace a Silvio perchè è tanto bella e quindi merita di far parte del suo governo e di fare tante cazzate come quella di fondare un associazione per fornirci Scatole Rosa, insomma un modo gentile per dirci che non sappiamo guidare e che dobbiamo essere controllate, sottoposte a libertà vigilata; simbolo di come questo governo ce la sta mettendo tutta per dire che le donne non valgono nulla usando stereotipi machisti e finti, smentiti rigorosamente dalle statistiche (sarebbe il minimo!) Da notare come la donna che fa da cornice al logo assomiglia alla carfagna ed è creata tutta in format velina.
08 Ott 2009
Quando è stato l'uomo nero la violenza fa audience solo per vantarsi di diritti civili che non esistono..
Sanaa Dalani, uccisa diciotto anni da suo padre

A proposito del femminicidio di Sanaa. Sanaa era una giovane ragazza marocchina di 18 anni uccisa dal padre perchè amava un italiano, perchè era libera di scegliere. Dicono Sanaa come Hina  dando un tono etnico all'accaduto, vantandosi di diritti civili che non esitono. Saranno molte (come dicono i giornali) le affinità con il femminicidio di Hina Saleem, ma altrettante pure con i femminicidi che milioni di occidentali ci infliggono (ma la stampa non lo ha detto, ha semplicemente ignorato miliardi di vittime).

La stampa ha riportato questo femminicidio varie volte con un attenzione straordinaria. Come al solito quando si tratta di femminicidi (e stupri) attuati da altre etnie queste notizie vengono sbattute in prima pagina. Come dire: Le cose che gli italiani non farebbero mai.

Perchè secondo la nostra società che è consapevole che anche l'italiano ammazza le donne, si tratterebbe solo di depressione anzichè femminicidio scaturito dal fatto che anche l'italiano non tollera che le donne siano troppo libere.

E' inutile che la società s'indigni perchè se no dovrei ricordagli come vivevano le donne in italia fino a 40 anni fa e le leggi che autorizzavano il delitto d'onore e il matrimonio riparatore.

Hanno riportato le dichiarazioni della madre di Sanaa come dire 'che retrograda', come se le donne italiane fino a poco tempo fa o ora non siano così. I media trattano con disprezzo questa donna perchè insinua che se l'è cercata, ma quanti italiani (perfino gli stessi media) ogni giorno dicono la stessa cosa contro le donne che subiscono violenza maschile da italiani? (abbiamo pure le statistiche che confermano quanti sono a pensarlo).


La violenza sulle donne è un fenomeno triste che riguarda tutte le culture, non si cpaisce perchè i  mass media ne parlano solo quando si tratta di stranieri. Come se gli italiani siano in qualche modo dei maestri di diritti civili delle donne.

La cosa più grave è che i sindaci maschi italiani vogliono cacciare le donne di altre culture che in realtà sono solo vittime. Il sindaco infatti,  vuole anche prenderle le figlie. Nessun sindaco sottrarrebbe le figlie ad una madre (straniera o italiana) che sa tutto del padre italiano che le molesta e minimizza tutto accusando le figlie. (e magari questi baldi sindaci pagano gli avvocati agli stupratori italiani come è già successo).

Secondo il nostro Paese gli italiani non coltivano alcun terreno per favorire la violenza di genere. Il primo seme sarebbe la condizione di silenzio attorno a questo fenomeno per paura di disintegrare la consolidata leadership maschile che è 'salita al trono' servendosi di una propaganda televisiva di stampo sopratutto sessista.

Anche le donne occidentali si comportano come la madre di Sanaa. Sono disposte a perdonare i loro uomini in nome di una cultura cattolica che legittima la violenza e poi pretende che le donne li perdonino e li lascino fare.

Una signora che conosco andava a confessarsi da un prete raccontandole che il marito la picchiava. Indovinate il prete CATTOLICO cosa le disse: 'perdonalo'.

Per non parlare di un fatto che mi ha sconvolta parecchio. Una mia conoscente mia coetanea ha subito violenze sessuali da suo zio (non a caso e si spiega da solo il perchè, fratello del padre) e ebbe il coraggio di raccontare tutto a un amica che le offriva lavoro come colf. Morale della favola: la madre l'ha cacciata di casa.

Le donne italiane sono succubi degli uomini e li giustificano anche a causa della dipendenza economica che lo Stato le impone.Questa dipendenza non solo  crea figlie vittime, ma anche le mogli stesse che ogni 3 giorni vengono uccise.

Se non veniamo uccise nel corpo veniamo uccise nell'anima ed è spesso lo Stato a farlo. Quelle che ci fanno sentire socialmente inferiori negandoci un reddito migliore per il fatto di essere donne, quelli che ci dicono di sposare un miliardario perchè non ci vogliono offrire un posto fisso, quelli che mediante i mass media ci fanno sentire sia colpevoli di aver subito uno stupro, sia oggetti sessuali per vendere un programma televisivo, quelli che ci impongono di portare avanti gravidanze indesiderate perchè ci vogliono utili come fabbiche per figli precarie per crescerli e senza in cambio sanità.

Quindi credete ancora che le donne italiane godano più diritti di una di cultura islamica?
Pensate che i padri italiani non considerino le proprie figlie delle proprietà e non le ostacolino nelle loro scelte sentimentali perchè gelose dei loro fidanzati?

Pensate che sia uno Stato civile quello che ci da il ruolo di corpi di servizio e punisce penalmente le donne che si difendono dalle molestie (o tramite insinuazioni sulla propria moralità sessuale contro chi si difende denunciandoli)  mentre lasciano gli uomini liberi di molestarci perchè non vanno conforme con quel modelo di donna che si fa difendere da un uomo? E per non allungarci tanto vi ricordate quanto questo è affine con la riduzione di pena all'assassino della Reggiani solo perchè si è difesa? Nessun giornale si indigna facendo il nome dell'ultima vittima collegandolo al caso Reggiani.

Vi rimando ad un interessante articolo:


SIAMO TUTTE SANAA
[Evviva il patriarcato degli altri!]

Siamo tutte Sanaa perché tutte potremmo essere vittime di qualche uomo che ci ritiene di sua proprietà; che per questo ci uccide, per questo ci violenta, per questo ci insulta, per questo usa la nostra immagine e ci tratta come oggetti, per questo ci offende.


Nei soli mesi di luglio e agosto, dalla cronaca di questo paese abbiamo contato 30 femminicidi; una donna uccisa ogni due giorni. Generalmente donne uccise per mano dei rispettivi mariti, semplicemente perché come lo sciagurato padre di Sanaa non volevano che la “loro” donna trasgredisse la loro volontà, o, ancora più sciagurati, decisi al suicidio non hanno saputo morire senza trascinarsi dietro anche il resto della famiglia; che la “loro” donna non gli sopravvivesse; che quell’estremo atto fosse il certificato unico di proprietà esclusiva, inconfutabile, eterna. Succede spesso; è successo da poco anche in Friuli.

Nessuno si è scomposto.


Oggi, dopo l’efferato assassinio di Sanaa per mano del padre, apprendiamo che tutte le gerarchie del potere: Governo, Regione e Provincia si costituiranno parte civile.

Dal locale Messaggero Veneto rimbombano i proclami morali di Ferdinando Camon e scintillano le spade di fuoco degli arcangeli della Santa Padania.
 

Tutte le anime belle che non abbiamo mai sentito prodursi nemmeno in flebili guaiti per le tante donne uccise dai coltelli, mazze e martelli nel caldo cuore della famiglia cristiana dove ogni buon credente può praticare una shaarìa tutta sua. Non un fiato per le donne di altra nazionalità uccise da uomini di pura razza italiana. Silenzio di tomba. 


Diteci: perché? 

Perché l’assassino è un marocchino. Punto. Morale ad personam. Dimmi chi sei e ti dirò come ti giudico. 
I conti tornano. Tornano i conti con il G8 contro la violenza sulle donne che si è da poco concluso a Roma in coda e a margine di quello più famoso nonché inutile de l’Aquila.


La ministra di un governo che si sta distinguendo -grazie alle battute idiote del suo premier- per il massimo disprezzo nei confronti delle donne, si è fatta il restyling attraverso questa iniziativa voluta dal dicastero che potremmo chiamare delle “Papi Opportunità”.


Barbara Spinelli
 ne fa una lucida cronaca intitolata appunto: “Carfagna contro patriarcato degli altri”.
Quello delle mutilazioni genitali femminili, quello che copre le donne col burqa, quello che ha armato la mano del padre di Sanaa … ma soprattutto quello che permette di nascondere e ignorare il patriarcato di casa nostra.


Chiamiamo patriarcato il silenzio intorno ai femminicidi di cui abbiamo detto, gli stupri, le violenze, le molestie e le ancor più odiose insinuazioni sulla moralità delle donne quando ne sono vittime; chiamiamo patriarcato tutta la subcultura di oggettificazione della donna che per prime le televisioni del premier elargiscono a reti unificate; tutta la pubblicità sessista che pervade le nostre vite a goduria della volgarità maschile senza che alcun moralista alla Camon si inalberi e chiamiamo miserabile patriarcato l’ennesima operazione che vedrà la libertà di scelta delle donne usata come moneta di scambio nella ricucitura dello strappo tra la santa madre chiesa e il governo dei papiminkia. Il silenzio del vaticano sulle fornicazioni in cambio di appoggi all’obiezione di coscienza su pillola del giorno dopo, blocco della RU486, di più restrizioni possibili all’aborto, …poi ci sarà il testamento biologico e così via


Intanto, mentre aspettiamo di vedere l’applicazione della legge sullo stalking ci godiamo sentenze come quella che stabilisce che alla donna cui un’operazione chirurgica sbagliata impedì di poter avere rapporti sessuali, è stato riconosciuto un risarcimento da assegnare al marito. Cioè: il danno lo ha subito lei, ma ad essere risarcito è lui! Che ne dite?


Oggi, nel roboare di una classe politica la cui sottointesa espressione razzista ammorba ogni giudizio sulla tragedia di Montereale Valcellina; aspettando le prossime costituzioni di parte civile per le prossime donne di qualsiasi nazionalità uccise per mano di uomini di qualsiasi nazionalità, anche italiani, il nostro pensiero e il nostro cuore vanno a Sanaa, una di noi, vittima di un uomo che non la voleva lasciare libera, come Adriana, come A.D.M. (nemmeno il nome ci hanno messo), come Tatiana, come Hemine, come Mariagrazia, come …. 

Dumbles - 17 settembre 2009

Fonte: http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_int_sanaa.html

20 Set 2009
Ru486: si preparano punizioni "esemplari" (femminismo a sud)
Da Femminismo a sud

http://media.panorama.it/media/foto/2007/12/06/482f01c92dec6_normal.jpg

Avete letto della discussione che riguarda la RU486 e le reazioni successive alla decisione dell'aifa. Reazioni che secondo la Aspesi denotano la "volontà di punire".

Al Ministero, come previsto le provano tutte per rendere vana qualunque decisione, per fare ostruzionismo, ritardare ancora e rendere più difficile l'uso di quella pillola.

Leggo su repubblica di oggi a proposito delle regole che sacconi e la roccella stanno preparando per riaggiustare la applicazione della 194, compreso l'uso della ru486:

"Punto primo, ricorso alla Ru486 solo a condizione che l'espulsione dell'embrione coincida col ricovero obbligatorio. Punto secondo, subordinare l'utilizzo della pillola alle sole donne che superano una sorta di test socio-psicologico, sulla scia del questionario adoperato in Francia, dove l'aborto chimico è datato 1988. Il test consentirebbe di vietare la pillola per le categorie considerate più a rischio: le donne che non hanno conoscenze linguistiche adeguate (straniere da poco in Italia), chi risiede ad oltre un'ora da un ospedale, chi non ha un'alta tolleranza al dolore, le donne sole o prive di assistenza, quelle prive di un'auto. È una bozza, un'ipotesi in cantiere che tuttavia - sanno bene al ministero - non potrà essere imposta, semmai pilotata attraverso protocolli di intesa con le Regioni."

A proposito della pillola su altra fonte leggo:

Il mifepristone, correntemente denominato RU486, è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco per indurre l'interruzione della gravidanza entro i primi 49 giorni di amenorrea (in alcuni paesi fino a 63); il farmaco, che si assume per via orale, è commercializzato in Francia con il nome Mifégyne e negli Stati Uniti col nome di Mifeprex.
Attualmente la RU486 è in uso in tutti i Paesi della Comunità Europea, ad eccezione di Italia (in cui la RU486 è attualmente in fase di sperimentazione soltanto in alcune regioni) e Irlanda.
Rispetto al tradizionale metodo dell'aborto per aspirazione, la RU-486 presenta una serie di vantaggi:
non richiede invervento chirurgico e anestesia;
non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell'intervento chirurgico (rottura dell'utero, lacerazioni del collo dell'utero, emorragie ecc.);
può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l'aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell'embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

La politica del ministero sacconi con la collaborazione della roccella, come nel caso englaro, volge verso un accanimento terapeutico. Una persecuzione alle persone, alle donne. Le regole che vogliono inserire di fatto impediscono l'uso della pillola:
 

- l'espulsione dell'embrione per quello che ne so non può essere prevista. Chiedetelo alle donne che hanno abortito spontaneamente. Semplicemente accade e subordinare l'uso della pillola al ricovero DURANTE l'espulsione (non dopo, ma esigono che accada proprio lì) significa ricoverare le donne per giorni, quindi niente day hospital, quindi passaggio più lungo ed estenuante rispetto all'aborto chirurgico per il quale è previsto un solo giorno di ricovero, oppure significa avere la palla di vetro e stare con la valigia pronta e il motore della macchina acceso, con un altissimo livello di stress, per soddisfare le morbose elaborazioni della signora roccella & company.


-
il test socio - psicologico è un modo per fare ulteriori pressioni alle donne. Un ricatto. Una umiliazione nelle umiliazioni. Un modo per dire che le donne hanno bisogno sempre di tutori e mai e poi mai si può lasciarle a gestire il proprio corpo autonomamente. Un modo per gestire le nostre vite e le NOSTRE scelte. Un modo per offenderci. Già la legge 194 richiede un passaggio in consultorio e un colloquio obbligatorio con una persona che ascolterà le ragioni della scelta delle donne. Quello cui si riferisce la Roccella invece è simile al ricatto che fanno i volontari del movimento della vita quando mettono piede in un consultorio. Ricattano le pazienti, insistono affinchè cambino idea, continuano a terrorizzarle parlando loro di anime perdute e delle "conseguenze psicologiche che subiranno dopo". 


-
istituire l'obbligo di un test con la intenzione di vietare l'uso della pillola ad alcune categorie è già un abuso specie se tra queste categorie vi sono donne considerate a rischio solo perchè non dispongono di "qualifiche" che la signora roccella esige. Per la roccella evidentemente essere straniere è "un rischio" (non si capisce perchè a parte che per le leggi liberticide e razzista del governo di centro destra rispetto alle quali la roccella non si oppone). Per la roccella evidentemente il documento dovrebbe essere scritto solo in italiano, così come il consenso informato, senza l'uso di nessuna mediazione culturale che agevoli l'accesso ai servizi - garantito costituzionalmente - anche alle donne straniere. Le altre categorie a rischio sono appunto quelle subordinate alle idee malsane diffuse dal ministero. Sarebbe un impedimento all'uso della pillola il non vivere esattamente a due passi, se non dentro l'ospedale. L'essere single - per quelle classificate in quanto "donne sole o prive di assistenza" - è di sicuro un impedimento. Quale impedimento più grande per la morale della roccella & company dell'essere così puttanamente "sola", sessualmente attiva e per di più intenzionata ad abortire. L'inferno, mie care, vi tocca l'inferno. Il possesso dell'auto poi sarebbe la chicca tra le chicche. Perchè non stabilire allora anche la marca. Siamo in epoca di privatizzazione, deregulation e tagli alla spesa sociale quindi perchè non usare questa occasione per farsi sponsorizzare dalla fiat per esempio. Si può dire che tutte le donne che non sono munite di auto fiat non potranno accedere alla pillola. Ovvero: come discriminare le donne sulla base del loro portafoglio. Se puoi permetterti solo una bicicletta niente pillola. La pillola solo per le ricche "amiche" del premier tra un utilizzo e un altro.


-
Poi c'e' la storia della soglia di sopportazione del dolore che meriterebbe un capitolo a se. Qui ci limitiamo a dire che le donne sopportano il dolore da sempre. Che l'aborto chirurgico è doloroso.  Più doloroso. Un aborto chirurgico si fa dilatando la bocca dell'utero. Ti infilano qualcosa dentro.Ti fanno male. Una espulsione spontanea non causa altrettanto dolore. Causa contrazioni, dolorose certo ma non quanto un aborto chirurgico. Causa dolori successivi per il riassestamento dell'utero ma non quanti ne causano le pillole che ti prescrivono dopo un aborto chirurgico per farti restringere la bocca dell'utero che non si è dilatata naturalmente. Come se ti prendessero a martellate dentro. Ha mai abortito la Roccella? Se il suo santo utero non ha mai provato i dolori di cui parliamo allora dovrebbe tacere e smetterla di raccontare favole per ubbidire, prona, ai desideri dei suoi padri e padroni ecclesiastici. L'aborto clandestino è mortale, quello chirurgico e assistito è dolorosissimo, quello a seguito della pillola è meno invasivo e doloroso. Le proposte del ministero sacconi/roccella/clero mirano semplicemente a punirci con una cludeltà e una ferocia senza pari. L'inquisizione del 2009 che richiede di imporre le regole di un credo anche alle persone che non lo sposano e che vogliono vivere in uno stato laico avendo garanzia di fruire di diritti che ogni stato laico dovrebbe fornire.


Queste
le "idee" originali che dal ministero dell'accanimento sui corpi vengono diffuse. Ne attendiamo altre, pronte a commentarle e ad opporci ad esse. Altrettanto ridicole e medioevali.


Noi ne
suggeriamo una: scrivere ad esempio che tutto ciò non è vincolante per chi non è cattolico. Se scelta di fede deve essere almeno sia applicata la costituzione. Io non sono cattolica e dunque non seguo le regole della chiesa e della roccella.

Per finire da Infoaut prendiamo il documento delle compagne dell'askatasuna e del collettivo femminista rossefuoco, tutto da leggere:

Noi… e il nostro corpo…
 
una breve riflessione dopo l’introduzione della RU486 in Italia.

Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi "femminili", la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all'ordine naturale delle cose.

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest'ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia "approfittando" delle enormi trasformazioni che l'intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario.

Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni 60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza.
Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che "partire da sé" avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.
Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal "dovere coniugale", poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione...tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici.

Una "relazione" mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente.
"Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni!"...
... così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell'Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano:

    "non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide"...

Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell'alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all'aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia.
Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l'intervento chirurgico.

La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un'operazione chirurgica, senza un'eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.
Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l'applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria.
E sì... vogliamo anche che sia tutto un po' meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l'accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi...
e che ci scomunichino pure tutte!


Le compagne del Centro Sociale Askatasuna
Collettivo femminista Rossefuoco

01 Ago 2009
La moratoria sulle donne
ProChoice

Dopo vari mesi mi ritrovo qui a parlare dinuovo di aborto. Ne parlo perchè pochi giorni fa è stata lanciata una moratoria sull'aborto. Dietro questo c'è un vergognoso anti
femminismo. Da una parte abbiamo la Roccella che invia una lettera al corriere dicendo esplicitamente che le femministe sono dalla parte di Buttiglione (quello che ha lanciato la moratoria). Dall'altra parte c'è l'osservatore romano con tutto il suo antifemminismo paternalista crede che ci sia un declino delle idee femministe (e ci gode).

Il problema gravissimo non è solo la demonizzazione del femminismo che è sempre più presente nel nostro paese, ma il fatto che i movimenti cattolici di leadership maschile che sono sempre misogini e spaventati dalla libertà femminile tentano di taroccare l'informazione facendo credere che le femministe sono morte e che le donne si sono finalmente sottomesse all'uomo. 

Il problema è che la nostra società non può permettersi di fare il paladino delle donne se non sono capaci di risolvere la disparità e le discriminazioni che subiamo nel nostro paese. Non si può fingere di fare i paladini delle donne (come hanno fatto con gli stupri) per demonizzare l'aborto anche quello per scelta ricattando le donne che vogliono farlo.


Inoltre la moratoria dice:

“impegna il governo a promuovere – ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione – una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”.

Pensate che sia meno grave costringere una donna a NON abortire? In un Paese come la Cina c'è una triste cultura-che non approviamo perchè l'aborto lo approviamo solo come scelta della donna-dove i feti femmine vengono abortiti perchè vige una cultura maschilista dove la donna ha poco valore. In alcuni Paesi europei compresi quelli dove l'aborto è legale nella carta, le donne vengono costrette a portare a termine gravidanze che non vogliono e se le permettono di abortire lo fanno inculcandole grandi sensi di colpa, come se non bastasse (sconvolgendo la loro salute psichica) o fisica (quando sono costrette a abortire clandestinamente); in nome di una società che usa anch'essa la gravidanza come controllo demografico e relega le donne a incubatrici, quindi sminuite proprio come vengono trattati i feti femmine e le donne in Cina ecc.

In un Paese come l'Italia dove ti costringono a portare a termine una gravidanza non c'è alcun rispetto delle scelte femminili, proprio come avviene nei paesi del sud est asiatico. L'Italia è un paese dove ti vogliono mettere a carico figli che non vuoi lasciando tutti i problemi che ci sono ad affermarsi nella società se si è donne.

Ma l'Italia è anche un Paese dove se una donna vuole portare a termine una gravidanza, i datori (e le datrici) di lavoro pensano sia un ricatto o una ripicca nei loro confronti. Non sapete quante donne ogni giorno vengono mandate a casa con le dimissioni in bianco contro la propria volontà (e approvate da Governo) e poi ci si chiede come mai si fanno pochi figli. Chi lo sa se magari qualcuna abortisce anche per questo motivo? Quello che da fastidio appunto sono le scelte delle donne, tutte.

Costringere ad abortire e costringere a partorire (o a rinunciare ad un figlio che si vuole perchè se no perdi il lavoro), sono la stessa e identica cosa.
Cosa ben più grave è che la moratoria non si esprime sulla condizione femminile in tutti gli assetti sociali nel mondo e non si esprime sul divieto dei contraccettivi edell'educazione sessuale per evitare gli aborti oppure della percentuale vergognosa di donne che muoiono di parto nel mondo (sappiamo già la considerazione che l'italia ha delle donne: ovvero quelle che valgono meno di un feto e la moratoria con questa mancanze lo dimostra).

Non si sono naturalmente pronunciati sulla frase di Berlusconi ad eluana, dove la sua volontà era relegarla a sforna-figli nonconsensuale. A noi donne non viene dato alcun diritto sessuale, pensate che faccia piacere alle donne che gli venga negato un aborto?

Vi propongo una petizione per raccogliere un milione di firme per poter fruire del diritto ad un aborto gratuito, legale e assistito. 
Dal testo della patizione si mostra come i paesi che negano l'aborto per legge o lo limitano anche se legale sono gli stessi di quelli dove le donne sono fortemente sottorappresentate nell'assetto politico e sociale.

Il vero allarme è quello della carenza dei diritti femminili anche nelle società occidentali, dove siamo relegate ad oggetti sessuali dalla società consumistica e Governo di destra e a incubatrici dalla chiesa e Governo di destra, che parlano della sottomissione femminile dell'oriente solo per dire "ma quanto sono incivili"o per avviare politiche  spacciate per paritarie mentre in realtà sono a fini sessisti e xenofobi.

I Governi di Oriente e in Occidente entrambi demonizzano le donne: opposti della stessa medaglia nel sottomettere le donne; uno stermina fisicamente le femmine, l'altro stermina le femmine moralmente relegandole al mero ruolo di corpi di servizio inferiori perfino ad un feto; dovrebbero imparare a  darci il diritto di scegliere e imparare che il corpo è nostro. L'Italia sopratutto che non si può permettere di dare lezione agli altri paesi come si trattano le donne, dove  le donne sono relegate a corpi destinati agli utilizzatori finali del Governo, che lascia le questioni femminili in mano alle decisioni della chiesa e degli uomini (discriminando le donne anche per questioni di cui dovrebbero prendere parola loro), sempre più oppressive nei confronti delle donne.

Insomma dai è ridicolo, suvvia. Guardiamo il piccolo prima: la nostra realtà, l'Italia che è fatta di donne relegate a elementi decorativi, a giocattoli sessuali ad oggetti e proprietà  affidate a mani maschili sconociute e conosciute cui gli viene dato il compito di fare da nostri padroni, di proteggerci di notte da stupri di sconosciuti,mentre di giorno pigliamo le loro botte i loro stupri, femminicidi, botte e molestie (che sono legittimate dagli uomini della Chiesa e dal Governo che non ne parla o le reputa argomenti non importanti o privati per il bene della famiglia e poi hanno coraggio di chiamare assassine quelle che abortiscono). Non ditemi che questo è un Paese civile che possa dare lezioni ad altri.

27 Lug 2009
Stupri che fanno comodo al tormentone estivo


 
Le mie ipotesi sull'assegnazione al colore politico dello stupro non erano così tanto errate.
Non per caso c'è un articolo intitolato: 'se lo stupro non è più di destra', contrapponendo izzo con bianchini e secondo la quale bianchini porrebbe fine agli stupri fascisti.

Per la stampa e lasocietà si continua ad assegnare ogni stupro alla razza, alla radice politica e mai al fatto di essere uomini sessisti nati in una società sessista (non si azzarderebbero mai a dire stupratore italiano figuriamoci questo).


Ma questa questione pare anche tramontare il legame tra stupratore e romeno che invadeva tutte le prime pagine. Sembra necessario attribuire tutte le responsabilità a caratteristiche che nulla hanno a che fare con il sorgere dello stupro. Tutto tranne dire che la ragione vera è il sessismo.


Così si fa la gara su chi stupra di meno, dando dello  stupratore a chi è meno simpatico al governo.
Mentre lo stupro è un vero e proprio bollettino di guerra che non ha ache fare nè con la razza e nè con l'appartenenza politica.

La destra (e nemmeno la sinistra) non ha mai pensato alle donne e su come prevenire la violenza. Ha usato lo stupro come un problema di ordine pubblico e di decoro sottraendo i fondi dai centri dove le donne e le ragazze si rivolgono quando subiscono violenza.
Si è parlato di stupro solo per perseguitare gli stranieri e l'opposizione e non per perseguitare gli stupratori indipendentemente dalla razza. 


Tutti uguali sono, non c'è rispetto e considerazione della donna e questo fa parte della cultura del paese che sia di destra che sia di sinistra.
A tutti che le donne vengono stuprate non gliene importa molto, sono lì a fare gli interessi, a veicolare un immagine unita di famiglia per quanto falsa può essere, non parlerebbero mai di violenza domestica perchè nel nostro paese parlare di donne che vengono uccise o bambini stuprati è uno scandalo.
E intanto in nome della famiglia da proteggere ogni due giorni una donna muore, viene brutalizzata,picchiata, stuprata e perfino i bambini e le bambine.


Sappiamo già come viene trattato lo stupro nel nostro paese. gli sturpatori continuano ad essere giustificati, avvalendosi del privilegio di essere chiamati mostri o malati, e le donne continuano ad essere considerate puttane. una cosa direttamente proporzionale all'aumentare di questi reati.
Femminismo a sud fornisce una rassegna violenta:
 
Una ulteriore
rassegna settimanale su violenze di vario genere potete trovarla qui. Troverete il ricco imprenditore condannato per stupro che si dichiara tranquillo perchè "vittima dell'onda del momento", troverete l'ennesima denuncia di violenza ai danni di una badante romena, tanti femminicidi, tante donne uccise dai propri ex, stupri, molestie, ancora una prostituta assassinata. Troverete articoli che sono davvero illuminanti per le modalità attraverso le quali ripropongono stereotipi duri a morire. Il corriere si affatica a raccontare l'omicidio di una donna descritta come una avara individua che "voleva lasciare i soldi al cane" pur di non lasciarli al fratello (come dire: in fondo era proprio una arpia e meritava di morire). L'assassino parrebbe essere per l'appunto il fratello. Il movente sarebbero i soldi. Su repubblica si è parlato dello stupro su una ragazza di lecce. Singolare il modo in cui il quotidiano sceglie di aprire l'articolo. Dice: "Quattro del mattino. Troppo presto perché qualcuno fosse sveglio e poter sentire le urla d´aiuto. Troppo tardi, forse, per rincasare da soli."


Come dire se l'è cercata, Perchè la stampa non si è posta il problema che ci facesse in giro alle tre L'uomo che l'ha stuprata? come dire che chi l'ha stuprata aveva tutta la libertà e il diritto di farlo.
Come dire: oh donna murati viva in casa perchè essere stuprata è il destino tutte le donne a cui non si può fare nulla per evitarlo  perchè l'omo è omo e non si può controllare e se a te non piace e vuoi evitarlo almeno copriti e non romperci i coglioni che solo a vederti in giro provochi gli istinti!.
Della serie, la colpa è tua che hai scelto di essere una donna con tutti i rischi e ora ne pigli le conseguenze.


Secondo la nostra società l'uomo per essere tale ha diritto di prendersi ciò che vuole e quando vuole come fossero padroni e così anche chi sta al Governo, sia destra che sinistra possono prendersi il nostro dolore per arricchirsi.

18 Lug 2009

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