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Affissione degli articoli inviati il: 24.07.09

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Sguardi molesti


Pochi giorni fa mi è capitato di accendere la tv su raiuno. C'era un programma molto simile a Forum della mediaset dove facevano una specie di processo ad un ragazzo che guardava insistentemente con fare sessuale la sua collega che aveva ricevuto da poco  una promozione sul lavoro. Lei voleva il risarcimento perchè gli sguardi la disturbavano dal lavoro.

Gurdandola mi sono resa conto che c'è ancora molto da fare. Le si accusava spesso il modo di vestire provocante e di attirare i suoi sguardi. Tutto questo ricorda molto quello che succede quando una donna si presenta nelle vere aule di tribunali in nei processi di stupro.

Si è stabilito che lo sguardo insistente non debba dare fastidio alla donna ma al rispettivo partner che vive il corpo della donna come una sorta di proprietà.

C'è radicata ancora una cultura dove il corpo delle donna deve essere necessariamente oggetto di desiderio anche contro la propria volontà e sopratutto quando ricopre un ruolo professionale. Cultura che viene continuamente imposta alle giornaliste e presentatrici eredi delle veline della stessa tv bacchettonmaschilista che devono sottoporsi ad offrire i loro sederi e seni  per delle inquadrature voyeuristiche che celano proprio la cultura che guardare una donna e farle la radiografia ginecologica è una prassi televisiva e pubblicitaria e non è considerato reato. E infatti così si è conclusa la sentenza.

24 Lug 2009
stare insieme e non sentirlo (femminismo a sud)

Una notizia che mi ha abbastanza sconvolto: una donna è morta perchè molto malata, senza cure e in condizioni igieniche terribili. Con lei viveva un uomo che tuttavia aveva smesso di prendersi cura di lei. E' stato processato e il giudice non gli ha riconosciuto nessuna responsabilità perchè l'obbligo di cura esiste solo nel matrimonio - soprattutto per la donna - e perchè pare che lui non si fosse proprio accorto delle condizioni in cui viveva la sua compagna.

Quello che mi sconvolge è il fatto che in un rapporto di coppia vi possa essere un livello di - chiamiamola - disattenzione tale che porta addirittura ad ignorare uno stato di grave malattia. Come si fa a non accorgersi che la tua compagna sta morendo? Devi essere proprio indifferente, lontanissimo con il pensiero e il corpo, concentrato solo su te stesso a tal punto da non vedere i bisogni della tua donna per arrivare al punto che quella ti muore senza che tu ne sappia niente.
 

Ciò che poi non capisco è come mai in qualunque altra situazione la mancata assistenza di una persona in pericolo sia considerata "omissione di soccorso" e invece all'interno dei rapporti di coppia tutto è delegato al livello di percezione di chi non ha prestato aiuto.

Pensate se questa stessa cosa l'avesse fatta una donna. Pensate lo scandalo. Poi ditemi se in questa storia non vedete una separazione netta tra i ruoli consentiti agli uomini e quelli imposti alle donne. Cioè: se un uomo dichiara che non è capace allora è tutto ok, tanto la natura non l'ha mica fatto per prendersi cura degli altri. Siamo noi donne più "portate" a fare le infermiere anche per gli sconosciuti.

Ecco, davvero, dovessi trovarmi a vivere con un compagno che non si accorge del fatto che io sto male penso che qualunque sia la mia condizione lo manderei a quel paese.

Un'altra storia ha invece occupato pagine e pagine dei quotidiani in questi giorni. Una signora di 30 anni è stata scoperta ad avere rapporti sessuali con un ragazzino di 14 anni o poco meno. Lui ha detto che era consensuale. La legge prevede che la consensualità prima dei 14 anni non sia considerata valida. Lei è stata arrestata per "violenza".

La donna è una assistente sociale e il ragazzo era un suo assistito con problemi di disabilità. Considerato il ruolo e l'ascendente gerarchico direi che la donna ha fatto una gran fesseria. Il fatto che lui volesse non significa che lei doveva dire di si.
 

Tuttavia il dato che emerge in questa storia è un altro. Ricordate la storia di Billy Ballo? Per lui si scrissero fiumi di parole, tanti lo hanno difeso, gruppi su facebook, petizioni, donne che intellettualizzavano la questione rivalendosi di un ambivalente lotta contro il moralismo dilagante. Per questa donna invece pagine di criminalizzazione, l'amministrazione milanese toglierà l'incarico alla cooperativa per la quale lei lavorava, la donna ovviamente è stata licenziata in tronco. Dal pubblico nessun sostegno. Dagli spalti nessuna parola di difesa, nessuna petizione, nessun gruppo su facebook, solo tante ma proprio tante parole di condanna.

Quello che è brutto è che la condanna non è per il fatto in se' ma solo perchè lei è una donna e come tale non doveva permettersi di fare quello che migliaia di uomini fanno tutti i giorni. Due pesi e due misure per una società fallocentrica. 

24 Lug 2009