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Affissione degli articoli inviati il: 19.05.09

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Comunicazione sessista made Italy: tra estetica del corpo e androcentrismo sessuale
Di sessismo sempre si muore. Si muore di messaggi sessisti che istigano lo stupro, di femminicidio e violenza di genere. E anoressia. Chi ha una mente critica si guardi la nuova pubblicità della Rocchetta che istiga l'anoressia. L'esempio della dittatura del corpo imposta alle donne dai mass media. Quel corpo che dev'essere bello, magro, alto; altrimenti le amiche ti prendono in giro e ti danno dell'inadeguata.

Ovviamente lo spot è stato subito denunciato. Però mi chiedo perchè tranquillamente spot del genere invece di impedire che vengano divulgati, passano in tv inosservati sapendo che sono dannosi per la nostra salute.
Le pubblicità continuano a veicolare che per una donna è importante essere bella piu' di ogni altra cosa, come essere approvata da amiche e dall'altro sesso (che notando lo spot in internet non amano affatto il fisico della Chiabotto) e deve cercare questa bellezza fino all'esasperazione e attraverso pubblicità che manipolano la percezione che hanno gli uomini del corpo femminile che per natura è molto lontano da quello della Chiabotto.

La pubblicità della Rochetta mostra delle donne per nulla affatto solidari, che esternano una mentalità antifemminile. La solidarietà femmile assieme alla dignità delle donne viene uccisa ogni giorno dai media, mostrando donne che si prestano a tali attacchi indecenti alla propria salute.

L'anoressia assieme alla violenza sulle donne è la prima causa di morte femminile in occidente. L'imposizione dei corpi magri e perfetti è una forma di violenza di genere. Iposta perchè secondo la società una donna dovrebbe valere solo grazie ad un bel corpo.

Anoressia e bulimia sono in Italia la prima causa di morte per malattia tra le giovani tra i 12 e i 25 anni. Sono ben 200 mila donne anoressiche o bulimiche, mica piccolezze.
la Sidca (Società italiana per lo studio dei disturbi del corportamento alimentare), ha lanciato questo allarme.
«I disturbi del comportamento alimentare sono patologie in continuo aumento e gravi - ha precisato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca, presentando giovedì a Roma le statistiche su anoressia e bulimia nervosa. Sono patologie invalidanti e con elevato indice di mortalità». 

Molte ragazze cominciano ad ammalarsi prematuramente verso i 10-12 anni. E se non ne parlano a casa, o con le amiche, lo fanno però spesso sul web attraverso siti, blog, chat e community. Molti infatti sono i siti definiti pro-ana che, nonostante siano illegali e spesso oscurati, spesso aumentano di numero e di contatti.

In Italia  i siti sono circa 260. Sono continuamente sotto oscurazione, ma le immagini televisive pro-ana attraverso non solo spot ma anche programmi, dove i corpi femminili sono perfetti, giovani e irragigungibili, tanto da creare complessi di inferiorità alle adolescenti continuano a proliferare tranquille. Sì, perchè farsi il sitino pro-ana non è una causa ma un effetto di questo proliferare di messaggi.

Chi si fa il blog pro-ana sono ragazze che apprendono tali mesaggi da bombardamenti mediatici.
Il falso moralismo all'italiana continua a ignorare questo per non ostacolare la speculazione che il potere del mercato fa sui nostri corpi.
Oliviero Toscani, con la sua foto, voleva mettere a nudo l'anoressia sopratutto nel mondo della moda. La Moratti impedì che questo messaggio fosse diffuso per non deturpare l'immagine della moda.

E le donne continuano a morire sotto l'indifferenza d tutti. Un po' come le ultime leggi per il decoro urbano che continuano a passare sulla pelle di noi donne.
s79803020537_9366.jpg picture by kikkazzAnche i modelli proposti per le bambine nei cartoni animati sono di estrema magrezza. Le Winx, sono delle fatine made in italy dagli abiti succinti e pose erotiche e nulla al mondo incarna meglio di loro il modello della velina.

L'erotizzazione delle bambine, come vi dicevo in un mio post, si espande a vista d'occhio assieme al proliferare di modelli estetici che impongono la sessualizzazione del genere femminile.

I cartoni animati destinati alle bambine hanno da sempre dato importanza alla bellezza. Oggi nonostante per le donne non è piu' necessario avere la bellezza per contare su un buon matrimonio, è considerata ancora un valore da raggiungere.

Nel 2002 è uscita in Italia una versione di Barbie Velina in una rivista per bambine. Succesivamente esce la mora simile alla Canalis, mentre due anni dopo esce la versione Giorgia ed Elena ma non della Mattel.

Adattare la Barbie al mercato e la cultura di un paese è una moda ormai diffusa. Nei Paesi arabi c'è Fulla, una bambola con il chador, per insegnare alle bambine che devono essere sottomesse. Attraverso i giocattoli  a scopo di didattico, viene tramandata  una cultura imposta.

In Italia alle bambine, attraverso i giocattoli le viene insegnato che la velina è un modello da seguire.

Ma come si fa a destinare un modello erotico alle piccole?
mi si accappona la pelle pensando che in giro c'è gente che pensa che chi fa la velina sia una scelta.

A mio parere si chiama dittatura della velina. Se non c'è il velinismo c'è comunque accanto a questo, il modello alternativo della  brava donna di casa recitato dalle pubblicità e da alcune cantanti che si conciano da bruttine per rappresentare e dare lezione a chi non può permettersi di interpretare l'imposto ruolo della Velina ma vuole comunque a tutti i costi rendersi apetibile agli occhi maschili usando altre tradizionali 'armi di seduzione'. Insomma, due modelli maschilisti che per stare nella società ci impongono di essere degli oggetti di piacere maschile, ne abbiamo di tutti i gusti, insomma. Non a caso il curriculum da velina è rischiesto ormai anche in politica.

I media cercano sempre di rabbonire le bambine (sia con le baby casalinghe delle Sottilette sia dall'altra parte con le barbie Veline) in metodi non meno vergognosi di chi mette al mercato la moglie remissiva Fulla per bambine islamiche. 

Una volta uno mi ha detto che se non lodavo mia figlia che imparava i mestieri di casa ero una di quelle mamme svergognate che vogliono le figlie Veline. Come se una donna non potesse scegliere altro. Questi due ruoli pare siano diventati gli unici da insegnare alle nuove generazioni di donne. Gli stereotipi sono devastanti e la tv aiuta a riprodurli e tramandarli.

C'è stata anche una pubblicità, sempre della rocchetta, in cui riprendeva benissimo gli stereotipi che ci impongono anche da bambini.
I ragazzi bevevano uliveto per poter diventare bravi calciatori come Del Piero, e le bambine bevevano Rocchetta per somigliare alla Chiabotto facendo propria la dittatura calciatore-velina.

L'ultima chicca sessista è la nuova pubblicità di un azienda chiamata A-TONO. Pare che per vendere prodotti nonostante siamo nel 2009 si piazzino sempre fighe in vendita. Dopo quella di Spaccio occhiali, i pubblicitari continuano ad usare volgarità sessiste e vendere il nostro corpo.

Mi sorge un dubbio profondo: mi chiedo se in Italia i pubblicitari sono tutti uomini.
Perchè questo androcrentismo sessuale nn puo essere frutto di una donna.

Se è così è triste che nel settore pubblicitario non ci siano donne..Spesso gli uomini ai vertici si sentono in diritto a usare mezzi arcaici per vendere i prodotti e considerare le donne alla stregua di propria merce di mercato o cose destinate al piacere maschile. Si sa che in italia, agli uomini toglili tutto ma non il sesso, diritto in vendita dappertutto, dove le donne vanno sempre denudate per il loro piacere e misurate in ogni zona intima (perfino nei peli pubici) per verificare se sono piu' o meno apetibili agli occhi maschili. 

E' a causa di questo androcentrismo sessuale che le donne ancora oggi trovano difficoltà a fare del sesso  un proprio diritto anzichè un dovere (a fini altrui). Conoscete la mentalità uomo-centrica made in italy che se del sesso se ne appropria la donna (sopratutto se sceglie lei quando farlo o non farlo) o dica no o dica sì è sempre una troia.

Mi chiedo: aziende così sessiste se trattano male le loro clienti, come tratteranno le loro dipendenti?

19 Mag 2009
Elezioni europee: Le donne sempre più distanti!


La politica continua a tenere a debita distanza le donne.
L’ultima conferma arriva dalle liste presentate per le prossime elezioni europee: considerati i principali partiti, infatti, la percentuale di donne candidate si ferma al 32,1 per cento del totale. Esattamente due punti in meno di quanto era avvenuto alle ultime Europee, quelle del 2004, quando la percentuale femminile era stata del 34,1.

Andando a vedere all’interno delle singole coalizioni, quello che emerge è un sostanziale equilibrio nella composizione di genere delle liste. Quasi tutti i partiti si aggirano intorno alla media generale, senza particolari differenze tra destra, sinistra e centro.


Dopo Rifondazione comunista (che ha presentato circa 4 donne ogni 10 candidati), il partito con la più alta presenza femminile è il Pdl con il 38,9 per cento. Alle sue spalle, si piazzano il Partito democratico e la lista Bonino-Pannella, entrambi con il 37,5 per cento. Seguono la Lega Nord (36,1), l’Udc e Sinistra e libertà (33,3), l’Italia dei valori (31,9), L’Autonomia (16,7) e Fiamma Tricolore (15,5). (Fonte: Osservatorio di Genere Arcidonna)


“Ancora una volta le donne sono state relegate ai margini della politica – dice Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, che ha condotto l’indagine elaborata dall'Osservatorio di Genere di Arcidonna (www.arcidonna.org)– Se il dato di una donna ogni tre candidati può sembrare dignitoso agli occhi degli italiani, va ricordato innanzitutto che nel 2004 la percentuale di donne nelle liste era stata più alta. Ma non solo: chiuse le urne, cinque anni fa le deputate elette furono solo il 17,9 per cento sul totale della delegazione italiana al Parlamento europeo, contro una media generale del 30 per cento. Analizzando bene le liste presentate, posso sbilanciarmi dicendo che la presenza di donne italiane a Strasburgo resterà più o meno la stessa, se non ancora più bassa”.

La Ajovalasit se la prende anche con la legge elettorale. “Purtroppo, per dare una scossa alla politica del Belpaese – continua – ci sarebbe voluto l’obbligo di indicare almeno una donna tra le preferenze che ogni elettore può scegliere. Questo non è avvenuto ed è normale che la lotta con i big maschili dei partiti sia ad oggi impari”.

Tornando all’indagine di Arcidonna, va sottolineato anche la sostanziale omogeneità tra aree geografiche: se nella circoscrizione Nord occidentale la percentuale di candidate è del 37,9, in quella Insulare è del 36,3. La maglia nera va alle liste della circoscrizione Meridionale con il 25,1 per cento, mentre quelle delle circoscrizioni Nord orientale e Centrale si attestano rispettivamente sul 33,1 e 30 per cento.
 

“E’ ormai stancante ribadire che non c’è differenza tra politici del Nord e del Sud – dice ancora la Ajovalasit – E’ la cultura dell’intero paese che sconta un grave ritardo nell’implementazione delle pari opportunità, (che è poi un ritardo della nostra democrazia). Lo dimostrano i dati sulle violenze di genere, ad esempio. Gli stereotipi sessisti che continuano a circolare nei media e in un sistema formativo e professionale sempre più in crisi. E lo dimostrano gli uomini della politica. Come quell’imprenditore settentrionale che oggi, da presidente del Consiglio, ha provato a sdoganare le “veline” come nuova frontiera della lotta per le pari opportunità. Alla faccia delle tante donne competenti che per anni hanno lavorato sul territorio. Per fortuna – conclude – c’è stata una donna a fargli cambiare idea”.

Da Arcidonna

19 Mag 2009
L'italia vista dalla Spagna: giustifica la violenza contro le donne


Ricordate l'ultima sentenza della cassazione?
Grazie a quella ora chi uccide la moglie si può giustificare e dire che era geloso. La Spagna ci vede un paese maschilista che giustifica chi fa violenza sulle donne. E ha ragione, a parte il fatto che non è vero che le associazini femminili sono d'accordo con il decreto antistupro del governo. La Spagna ha ragione. L'italia è molto maschilista. E' un anomali che solo la stampa estara si preoccupa di come le donne in italia vengono trattate, mentre  noi dobbiamo assistere passivi a mercificaizoni della donna, giustificazione di stupratori e assassini e donne che quando esprimono un opinione di protesta contro questo si assiste a quel processo sulla quale vengono sminuite e screditate: messe nude se belle  in un giornale e prese per frustrate e invidiose se brutte.


Qui l'articolo

In Italia i maschilisti assassini possono tirare un sospiro di sollievo. Da oggi potranno evitare le pene più dure se ammetteranno di aver ucciso la loro compagna per gelosia. Lo stabilisce la Cassazione limitando ad un massimo di 14 anni la condanna nei confronti di un uomo che uccise a coltellate la sua compagna.


Il Tribunale giustifica la sentenza affermando che, “secondo il sentire comune” degli italiani, la gelosia non è del tutto “illecita”. I principali partiti hanno protestato, però nessuno finora ha proposto una legge che rettifichi la sentenza maschilista della massima carica giudiziaria.


La concezione della donna come un essere creato per il piacere dell’uomo, che nei casi più gravi conduce a maltrattamenti e persino alla morte, è ancora molto radicata in Italia, ed il suo leader politico Silvio Berlusconi, non ha alcuna intenzione di combatterla.


Neppure i mezzi di comunicazione, escluse alcune onorevoli eccezioni, si mobilitano contro la violenza di genere. I programmi televisivi non solo sono pieni di veline, donne utilizzate al solo scopo di mostrare la loro bellezza, ma omettono le notizie sui i maltrattamenti.


Come racconta Susanna Bianconi, presidente della Casa Delle Donne Per Non Subire Violenza di Bologna, quando un uomo uccide la sua compagna i mezzi di informazione parlano solitamente di “raptus di follia, di gelosia, a volte perfino di eccessivo amore”.


Esiste addirittura un programma chiamato Amore Criminale. “Quando si parla di violenza contro la donna ci si focalizza molto sulla violenza da parte di sconosciuti. E la destra si è mobilitata sopratutto nei casi in cui l’aggressore era straniero”, aggiunge la Bianconi.


Il Governo di Berlusconi si è mosso sulla base di una serie di stupri commessi in un parco di Roma ed ha approvato un decreto che prevede l’ergastolo per l’assassino che abbia prima stuprato la sua vittima, considerando per la prima volta delitto la violenza sessuale.


Le associazioni femminili hanno applaudito la misura, ma denunciano l’assenza di una normativa che, come quella spagnola, contempli la violenza di genere in forma integrale. Però neanche l’opposizione la richiede, come spiega Vittoria Franco del Partito Democratico, perché si preferisce dare una opportunità alla nuova legge.

Mancano i fondi


Quello che invece denuncia la Franco è che “il Governo ha congelato le risorse contro la violenza”. Il precedente esecutivo di Romano Prodi (centrosinistra) aveva approvato un piano da 20 milioni di euro l’anno per la protezione e la prevenzione. Il Governo attuale lo ha sospeso dichiarando la mancanza di fondi, e si limita così ad azioni isolate, come pubblicizzare un numero di telefono gratuito per le vittime di maltrattamenti.


Un portavoce del Ministero per le Pari Opportunità assicura che il piano sarà ripreso a settembre con uno stanziamento di 29 milioni di euro. Le associazioni contro la violenza sulle donne chiedono, tuttavia, che il progetto si concretizzi e che finalmente si risolva l’arretratezza italiana sul numero dei centri di sostegno per le vittime di maltrattamenti.


La società civile esige che si vada oltre e si combatta il maschilismo alla radice. L’unico modo è promuovere un’altra immagine della donna, una cosa difficile da ottenere in un paese in cui il primo ministro, la scorsa settimana, è apparso in un video nel quale si avvicina ad una assessore donna chiedendole se può “palparla un po’” per farsi una foto di gruppo. Qualche giorno prima aveva detto a un medico che gli sarebbe piaciuto tanto essere rianimato da lei.


Solo sua moglie Veronica Lario è riuscita a frenarlo. Ha ottenuto che modificasse il suo progetto di includere nelle sue liste elettorali un pugno di donne elette per la loro esuberanza fisica e non per le loro capacità politiche.

Però quando è andata oltre chiedendo il divorzio e accusando suo marito di essere un donnaiolo capace perfino di frequentare minorenni, la metà della societá italiana non l’ha compresa, come rivelano i sondaggi. In televisione sono comparse addirittura donne che chiedevano al primo ministro di picchiare sua moglie.

19 Mag 2009
Rosa · 728 visite · 1 commento
Categorie: Violenze di genere, Cronaca