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Affissione degli articoli inviati il: 14.12.08

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La questione delle pensioni

Pochi giorni fa si è aperta la questione della disparità delle pensioni tra donne e uomini in base alla condanna dell'Ue. Le donne vanno in pensione 5 anni prima, e se questa è gia di per sè una disparità perchè siccome un paese che si ritiene di dare parità a uomini e donne abbia questa strana anomalia, dietro la differenza ci sono alla base:

1) le donne che vanno in pensione prima nel nostro paese è un anomalia tipica di un paese dove ancora crede che il ruolo della donna sia quello della cura famigliare, e che debba dedicarci più tempo, che anzichè avviare una politica educativa al fine di far pesare di meno il lavoro domestico alle donne, condanna le donne ad avere un tenore di vita peggiore.

2) Andare in pensione prima, significa che le donne prenderanno contributi in meno, una pensione più bassa e lo stesso si può dire per il reddito poiche' la pensione in Italia viene calcolata sulla base degli anni di servizio prestati e in base all'ultimo stipendio del dipendente pubblico.

3) Stessa cosa se consideriamo che siccome una donna va in pensione per legge prima, potrebbe rappresentare un grande ostacolo, sia per quanto riguarda l'inserimento nel mercato del lavoro- difficilmente si assume una donna se con questa legge viene dato al suo lavoro meno valore-, sia per quanto riguarda il raggiungimento dei vertici e ostacoli all'avanzamento di carriere.

4) Laciare stare tutto com'è anzichè istituire servizi di assistenza femminile durante la vita lavorativa (asili nido, case di riposo per anziani..) significa che si vuole dare per scontato una volta per sempre che il lavoro domestico debba gravare obbligatoriamente sulle nostre spalle e nessuno insegnerà alla controparte maschile che il lavoro domestico va spartito. Perchè andare in pensione 5 anni prima non allegerisce le donne dal lavoro dmestico, ma le appesantisce perchè le viene negata un equa retribuzione durante il lavoro.

La disparità dell'età pensionabile, dovrebbe essere considerata un reato contro l 'umanità che non solo condanna le donne alla povertà, ma anche alla dipendenza economica dal partner e al maggior carico domestico non retribuito che genera problemi seri di salute e che è di per se un anomalia, visto che se una donna dovrebbe dedicare più tempo alla casa gratuitamente almeno sarebbe meglio pagarla di più  al lavoro. Quindi questo èuno sfruttamento che dovrebbe essere condannato come una sorta di violenza alle donne che lo stato ci fa.

Ma poi chi ha detto che la famiglia deve essere tutta a carico delle donne?

Negli altri paesi non esiste la differenza di genere nell'età pensionabile perchè il welfare è più moderno e donne e uomini hanno pari diritti.
Che poi nel nostro paese, la parità di sessi è solo una leggenda metropolitana, lo sanno anche i muli, sanno pure che ancora si crede che il nostro ruolo sia quello di cambiare i pannolini a bambini ed anziani e stirare le camicie ai mariti.

In questi giorni ne ha parlato Brunetta, ma pare che molti sono titubanti a parificare l'età. Questa titubanza, celano le resistenze che ci sono ad avviare la totale parità di sessi. La parità di sessi, deve partire dalla percezione che la società ha del ruolo delle donne. Altre critiche perchè Brunetta trascura le discriminazioni che subiscono le donne durante l'età lavorativa e in famiglia dove l'aumento dell'età pensionabile "ucciderebbe le donne" mediante un carico maggiore nel lavoro di cura e un peggiorare di queste discriminazioni. Io in tal caso sono d'accordo al parificare dell'età solo se si prendono anche provvedimenti contro le discriminazioni. Questa legge da sola è un danno peggiore alle donne, vista la situazione femminile italiana, non si può fare un paragone con l'Europa:

Nonostante le donne italiane oggi hanno voglia di essere emancipate, in Italia esistono degli stereotipi tali che questa  l'emancipazione è solo apparente. Le donne continuano ad eseguire il loro ruolo di casalinga part-time, nulla è cambiato, cambia solo il fatto che le condizioni in cui le donne svolgono i lavori domestici sono peggiorate, perchè gravando tutto su di loro e sommato al lavoro retribuito tende a caricare di stress, depressioni e gravare sulla salute delle cittadine a tal punto che il loro ruolo trasformatosi in ammortizzatore sociale, dalla quale le loro esigenze sono spesso ignorate, non solo come lavoratrici ma anche come cittadine.

Non sanno forse che questo è mercificazione della donna e va parificata ad un vero sfruttamento. E lo sfruttamento in una società civile va punito.
Lo sfruttamento è un fenomeno alla quale un individuo viene sfruttato a livello fisico o morale che grava sulla sua integità. Gli individui sfruttati sono schiavizzati, sono quelli pagati meno di altri o sfruttati senza retribuzione, che hanno meno diritti, sono quell iche la società dimentica e che non accoglie le sue esigenze. Gli individui sfruttati sono quelli che non sono liberi di scegliere, che fungono da ammortizzatori sociali, che la società costringe loro ad un ruolo.

Gli indidui nella tratta dello sfruttamento sono quelli che subiscono discriminazioni, prevaricazioni e violenze, che non sono tutelati nè al lavoro e nè in famigliae non hanno voce nei media. i soggetti ridotti in schiavitu' che lavorano in Italia non hanno spazio nè nelle tv nè negli altri media, sono messe in condizioni di invisibilità nonostante le condizioni critiche in cui siamo sottoposte. I media vogliono ancora tenere l'immagine tradizionale di donna che è quella che sta in casa e che eccita gli uomini in prima serata. Sono quelli che sono costretti a subire diverse angherie per lasciare il lavoro senza che possano scegliere loro, perchè vanno contro il ruolo cui gli è stato affidato anche se si ha bisogno di uno stupendio in più a casa e di autonomia e realizzazione, quelle gratificazioni in base ai propri sogni.


Gli individui nel racket dello sfruttamento vengono messi in una situazione di tale dipendenza e subordinazione che
sono vittime delle violenze in famiglia perchè vittime  individui cui la società da più diritti da secoli li percepisce inferiori e deboli, come una proprietà, a livelli di schiavismo.

Magari sono io troppo femminista e penso che una donna che fa la casalinga si trova in un ruolo subalterno e di schiavitù. Primo perchè non percepisce nessuna retribuzione ed è economicamente dipendente dal marito che esige la camicia e il pranzo pronto. Non ha nemmeno visibilità a livello sociale.

Una donna che lavora con pensione a 60 anni può è un agevolamento a tale situazione ma non la aiuta in quanto il reddito e contributi più bassi e non aiuta a sdoganarla dal ruolo di moglie e madre perchè attorno a questa vecchia legge sopravvivono resistenza a cambiare i ruoli tradizionali-che invece si potrebbero risolvere creando servizi in più per le madri e per chi è costretta a badare anziani, come negli altri Paesi- sembra che da parte della politica ci sia una specie di percezione come se il doppio lavoro fosse un obbligo per la donna.
Se ci si fa andare in pensione dopo e le discriminazioni sia in famiglia che nel lavoro restano, lo sfruttamento aumenta maggiormente e chissà per colpa di Brunetta e il resto della destra, calerà il numero di donne che lavorano. Pare che si sta architettando un modo per portare le donne in casa. E' questo è già iniziato dalle proposte della carfagna e Gelmini.

Rosa
14 Dic 2008