Scusate. Era da tanto che non scrivevo un post. Vi ho comunque parlato come funziona la cultura dello stupro e come viene alimentata. Le pubblicità sessiste che vengono trasmesse nelle nostre reti, nei nostri cartelloni ne sono un esempio. Lo abbiamo visto con quelle della Relish, della montatura degli occhiali e della spazzatura di Napoli che dipinge le donne come soggetti inquinanti e mille altre.
Ce n'era una pochi giorni fa sul torneo di tennis femminile. C'erano sullo sfondo dei virili Davids che le scrutavano e uno di loro fa: "anvedi che cosce" . In tutta la pubblicità sono chiare le allusioni secondo la quale se non veniamo giudicate da un uomo non andiamo avanti in visibilità. E' chiaro dal messaggio che le donne impegnate nello sport vanno giudicate non per il talento ma solo per qualità estetiche e attrattive per l'uomo. Ne deriva, quindi una forte dipendenza maschile dalla quale la cultura italiana relega le donne, alimentando quelle molestie sessuali che a noi tutte danno fastidio.
E' triste veicolare quella becera cultura dello stupro, alla quale noi donne ci vestiamo in modo succinto solo per attrarre sguardi maschili. Cultura che tende poi a puntare il dito quando una viene stuprata che accusano il loro modo di vestire.
Nessuno invece ha mostrato spot in cui il calciatore che scopre il torso nudo viene fischiato dalle donne.
E' triste pensare che la nostra cultura ancora legittima l'uomo a molestare la nostra sessualità e impone un modello femminile passivo a tutto ciò. Anche quella della Relish ne era un esempio. Donne la cui cultura veicola una sessualità strumentale all'uomo e appena l'hanno in mano la posseggono e ne possono fare ciò che vogliono, anche distruggerla.
Come spieghiamo allora i detergenti intimi alludendo che le nostre vagine vanno protette in senso proprietaristico dalle ronde. Il detergente che lega le nostre vagine al controllo e il possesso di ronde italiane contro gli stranieri?
I nostri corpi continuano ad essere relegati al controllo maschile. Ci sono anche quelle pubblicità che alludono ad una cultura secondo la quale una donna che fa qualsiasi lavoro viene presa sempre per una prostituta.
Infine c'è quella della scopetta elettrica con un nome femminile (Colombina), usata da una donna mentre marito e figli se ne stanno seduti sul divano a giocare.
Seguita ovviamente da quella delle Sottilette, che impongono alle bambine la famosa educazione fascista della brava moglie per attirare mariti che le ignorano se non sanno cucinare o fare i lavori domestici, oppure le bravi madri che servono i loro figli (non a caso rappresentati sempre maschi, se son femmine le madri le insegnano a fare il bucato), mentre dall'altra alle donne viene imposto di fare le seduttrici a tmepo pieno.
Da zeroviolenza donne abbiamo il riassunto di due pubblicità con due bambine diverse chiamate Gaia e Sofia.
Scena Numero Uno. «Certo che lavare i piatti tutti i giorni è proprio una bella scocciatura,» dice Gaia con le maniche rimboccate e i guanti di gomma rossa, mentre si affaccia su un acquaio ricolmo di stoviglie sporche. «Ma oggi ho scoperto “sottilette in carrozza”, cloc cloc cloc (fa il verso), che sono così buone, ma così buone che i piatti sono arrivati già belli puliti e i bambini non hanno lasciato nemmeno una briciola!»
Nel frattempo entra di corsa il fratellino, che finora era altrove a giocare: si arrampica su uno sgabello, lancia un giocattolo nell’acqua e le procura uno schizzo di sapone negli occhi.
Happy end: mentre il fratellino si degna almeno di asciugare un piatto, Gaia dice raggiante: «Devo proprio farle di nuovo. Niente è meglio di Sottilette Kraft».
Scena Numero Due. Sofia, cappello di paglia e filo di perle, camicia di trine e gonna al ginocchio, guarda in camera e si lamenta: «Tutte le volte che c’è la partita mio marito non c’è proprio,» dice indossando un paio di occhiali scuri. «E quando gli parlo mi fa sempre shhhhh», aggiunge mentre la camera rivela che non sta parlando con noi, ma con un cane di pezza.
Happy end provvisorio: «Ma io ho un trucco: gli preparo le mie buonissimissimissime lasagne con sottilette e tutto cambia: lui mi sorride pure!».
Epilogo con sospiro: purtroppo, a dispetto dell’ottimismo di Sofia, si sente un goal dalla tv accesa, seguito dal tipico urlo maschile. Non le resta che concludere, sempre rivolta al cane di peluche: «Cosa ti avevo detto? I soliti maschi…».
Sembrano casalinghe anni Sessanta, ma sono due bambine di quattro cinque anni che vivono nel 2009. Mettono in scena la più desolante solitudine e oppressione femminile (maschi nullafacenti o assenti, femmine ai lavori domestici), ma sono talmente belle, ammiccanti e sorridenti che suscitano solo commenti entusiastici, specie da parte delle donne: «Voglio una bimba come Gaia!», «Che carine!». Insomma, l’ultima campagna Kraft mette in scena la stessa identica femminilità e maternità che la pubblicità proponeva negli anni Sessanta, ma nessuno ci fa caso perché «è un gioco, non è sul serio».
Peccato che, a furia di vedere (e fare) giochi così, poi le cose si fanno serie. Specie per i bambini, che di spot (e sottilette) si nutrono tutti i giorni.
E' bene che sappiate che le donne italiane sono costrette per cultura a fare i lavori di casa con l'indifferenza dei loro mariti, anche stanche e poi si beccano delle fannullone da un ministro nano.
La nostra cultura, fascista e maschilista, continua ad imporre modelli di vita umilianti alle donne. Lo fa attraverso i mezzi di comunicazione volti a persuadere la ente dal credere che le donne devono essere considerate pari all'uomo. Lo fanno anche con i programmi televisivi dove le donne devono stare per forza nude davanti a uomini completamente vestiti, che indica una forte sensazione di sottomissione al potere maschile ne piu' ne meno di un burka. Accade anche nei telegiornali italiani, dove le giornaliste sono vittime di una dittatura voluta dal fatto che nessuna donna dirige un TG; che le vuole belle e patinate, di cui nemmeno loro ci fan piu' caso.
Questo modello è molto forte in Italia piu' che in altri Paesi occidentali. Da noi il potere lo hanno quasi totalmente gli uomini che avendo anche i media nessuno impedisce loro di imporci modelli a loro comodi; imponendo un harem di donne remissive, servili e appetibili, lasciando a loro la sicurezza di tenerlo ben saldo nelle loro mani.
Il mio non è sessismo, ragazzi. Non accusatemi di screditare gli uomini. Non sto condannando l'universo maschile, sto semplicemente dicendo che si può fare differenza sessuale senza screditare le capacità femminili e senza dare un ruolo assegnato e per giunta che non piace, che cela una mancanza di rispetto nei nostri confronti.
Non sono solo le donne ad essere minate, violate da propagande e pubblicità sessiste, ma lo sono anche i clandestini, vittime di un potere in mano ai fascisti/leghisti.
I clandestini che subiscono discriminazione negli ospedali, nelle scuole e ora anche nelle allusioni dei cartelloni pubblicitari, che pubblicizzano gli insetticidi usando alludendo all'immigrazione clandestina, proprio come le propagande fasciste di epoca coloniale.
E' importante che le segnalazioni dell'utenza che si ritiene offesa sia presa in considerazione, dai sistemi di autodisciplina.
Mnadiamo lettere di protesta a queste aziende ad esempio, potrebbe essere un buon metodo. Qui, si potrebbe recapitare la banca che ha diffuso il messaggio pubblicitario, per far sentire la nostra rabbia ed indignazione, sempre presente quando i nostri corpi e la nsotra dignità viene violata sia da parte dei media che diffondono una cultura maschilista e volgare humour che alimenta lo stupro e impone un modello femminile che tutti devono pretendere, sia da parte di chi ci stupra.
Sindicazione

14.03.10 @ 23:29:35
da luigi
un blog interessante
10.03.10 @ 21:26:43
da luigi
Quale sicurezza, quale legalità? La notte del ...
01.03.10 @ 14:49:22
da assata 77
E' la prima volta che entro ...
14.01.10 @ 11:22:26
da michele Ciardelli