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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Attacchi

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Ennesimo gruppo di fb italiano che apologizza lo stupro



Se il governo italiano  identifica lo straniero come stupratore escludendo che l'italiano possa compiere uno stupro, non riusciamo a capire perchè aumentano su facebook i gruppi che apologizzano o adirittura vogliono depenalizzare lo stupro.
Mi presto a leggere i contenuti del gruppo:

In controcorrente rispetto alla "moralità comune" per la quale usare violenza nei confronti di una ragazza è quasi peggio che ucciderla,
questo gruppo vorrebbe invece sensibilizzare sul fatto che la violenza sessuale è un gesto comprensibile, che non causa alcun danno alla donna nè lascia alcun trauma come invece si vorrebbe fare credere.
E, soprattutto, che buona parte della responsabilità ricade o sulle ragazze che, con il loro abbigliamento e comportamento troppo provocante, lasciano intendere che sono in cerca di qualcuno che le violenti.
Depenializziamo questo reato!


Chi amministra il gruppo non sorprende che non abbia nè un nome nè un cognome, ma si intuisce che non si tratti di una donna visto che nessuna donna vuole essere violentata o non riconosca che una vittima subisca traumi. Le vittime di stupro sono tantissime e gli stupri nascono proprio dal non riconoscere il male che sifa ad una donna o dalla cultura androcentrica che vede il sesso come arma di controllo sulla donna, atto visto come fantasia maschile insegnato principalmente dai mass media, dove le donne rappresentate (dai maschi) sono compiacenti a subire uno stupro e la mancata responsabilità che gli uomini si attrbuiscono ad un gesto del genere.

Gli stupratori non hanno nè nome e nè cognome (li chiamo così perchè se uno apologizza ad esempio il razzismo o il fascismo è razzista o fascista, chi apologizza uno stupro dovrebbe essere per forza di cose uno stupratore). Non so se chi lo abbia creato lo ha fatto innome della cultura sessista da preservare o sia un vero sturpatore che si cela dietro un nomignolo come fosse uno stupratore di Stato. Il nome scelto non è nemmeno 'italico' come lo è l'autore,  è oscuro ma forse palusibile il fatto non abbia scelto un nome italiano.
Mi fa amarezza che ci siano pure donne che sostengono il gruppo,  anch'esse con nomi stranieri (spero non vere).
Si tratterebbe di troll o di stupratori in 'passamontagna'?

Il fatto che non vengano scelti nomi italiani rafforzerebbe il pregiudizio dello straniero stupratore. Non sorprende tantissimo il fatto che la diffusione di questi gruppi coincide tantissimo con l'aumentare dei reati di stupro ad opera di italiani che si diffondono nei TG e la rilevanza mediatica che ha avuto lo stupro di Montalto di Castro, rilevanza mediatica superiore a quella di uno stupro compiuto da uno straniero (peccato che si sono limitati a parlare dell'accaduto e non avviare campagne contro gli stupri italici).

Da una parte si è risvegliata una nuova coscenza che si indigna di fronte agli stupri senza più accusare lo straniero, dove tra cui chi ha lasciato i commenti che insultano il gruppo, dall'altra ci sono i sessisti (gli stessi razzisti che accusavano il rumeno) che apologizzano lo stupro perchè si è accorto che lo fanno pure gli italiani.
La diffusione di tali gruppi nasce per difendere il maschio italiano dalla capacità delle donne di denunciarli oppure vuole depenalizzare gli stupri compiuti da italiani?

A fianco a questo nasce il nuovo fenomeno di non credere mai le vittime di stupro quando lo subiscono da un italiano o di pensare se lo siano cercate o meritate perchè non sante o vestite in modo non casto che gli permette la licenza di stupro. Fenomeno che si diffonde anch' esso sul web.
E se le campagne xenofobe abbiano dimenticato che  gli italiani siano i primi stupratori e che il loro Paese è nato con uno stupro?


Il mio blog denuncia questo gruppo e chiede l'intervento degli amministratori.

14 Nov 2009
Rosa · 405 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere, Attacchi, Cronaca
Fondamentalismi italiani parte seconda
A Padova un nordafricano aggredisce due lesbiche perchè nel suo Paese gli omosessuali vengono lapidati.  L'articolo si presenta scandaloso attuando della malainformazione e usando questo come pretesto per sparare a zero contro l'islam.

In parole povere ci fa credere che l'omofobia sia prerogativa dei popoli di cultura islamica. Ecco:

[..] Tutto perché aveva palesato il più naturale dei sentimenti, l’amore, nei confronti di una sua coetanea. Un amore insano agli occhi di chi viene da un paese di stretta osservanza musulmana, dove l’omosessualità maschile è diffusa anche se è un tabù di cui non parlare mai e quella femminile quasi un crimine. [..]

Praticamente il giornale di regime dimentica che le aggressioni omofobe sono una prerogativa del maschio italiano di estrema destra o meglio fascista.

Parlano di fondamentalismi islamici questi giornali di regime facendoci credere che noi tolleriamo l'omosessualità e poi non passano le leggi contro la violenza e le discriminazioni sui gay. Se questa non è legittimazione! Un altra frase dell'articolo:

[..] La ragazza, una diciannovenne di origini sudamericane, ha raccontato quanto successo tra le lacrime di rabbia per una serata che doveva essere di divertimento ed è finita a verbale di polizia per colpa un gruppo di nordafricani. Magari gli stessi che, a torto o a ragione, sono pronti a muovere accuse di razzismo alle forze dell’ordine e agli italiani in generale.[..]

Per non parlare di questa!
Insomma come la violenza maschile anche l'omofobia da oggi ha il passaporto! Sembra moda italiana fare violenze di genere e poi dire che le fanno le altre culture per il fatto di appartenere ad un etnia diversa.

Andiamo avanti, i giornali di regime sono omofobi, razzisti e pure sessisti come ben sapete.
Prima vi comunico che il 17 ottobre c'è  grande manifestazione nazionale antirazzista a Roma.

Adesso vi comunico una notizia grave che conferma che viviamo in un regime fascista.
A Pistoia pochi giorni  fa
hanno arrestato dei compagni perchè dentro il circolo di casapound ci andava un esponente del pdl a giocare a carte.

Gli spot fascisti e patriottici hanno indignato non perchè tali ma perchè usare l'inno a fini commerciali è vilipendio e vorrebbero che si faccia più pubblicità all'inno.

Poi ci sono quelle notizie che vittimizzano i mariti separati ma criminalizzano le donne. Qui il link della notizia che dice con testuali parole che è colpa delle donne che ora c'è solitudine e malessere perchè per competere con l'uomo non sono rimaste a casa, in poche parole. Da notare come tra tutte le violenze dimentica di citare la violenza maschile e ci mette al suo posto quella delle bulle di Milano spacciandolo come un grave problema come fanno ora tutti i giornali. Come vi dicevo, parlare di violenza maschile è un tabù ed è assai grave dire che le ragazze di oggi sono tutte violente perchè usare questo atteggiamento da parte dell'opinione pubblica alimenta una cultura sessista che ci vede tutte come puttane quindi da stuprare.

I giornali di regime danno spazio mediatico ad un uomo così sessista come Risè
che fa crociate contro le donne descrivendole come responsabili di uno stupro e descrivendo l'uomo come una povera vittima in preda alle pulsioni incontrollabili.

I quotidiani parlano di padri separati, ridotti al lastrico ma come qualsiasi regime maschilista dimentica che c'è anche un alta percentuale di donne povere sopratutto donne separate di cui nessun quotidiano si occupa o si indigna. 

Su l'unità, Vittoria De Grazia direttrice (L'unità si è scordata di adottare un linguaggio antisessista) dell’Istituto Europeo e docente di Storia Contemporanea alla Columbia University nonché studiosa dei diversi modelli di forza di persuasione nei sistemi liberali o autoritari, ci dice che le donne sono svantaggiate nella carriera perchè è presente una situazione che si adegua a modelli nuovi e squalificanti sul mercato del lavoro, a una visione reazionaria della donna come oggetto.

Le donne in tempo di regime subiscono nei luoghi di lavoro quello che la cultura del regime tipica dell'epoca fascista: sono tornate le donne che si devono prestare a favori sessuali e compromessi per avere in cambio un lavoro.  

E' assai inutile fare le crociate contro le donne troppo emancipate e libere di uscire di casa se siamo fanalino di coda in Europa in questo tema.
C'è una relazione tra mancanza di lavoro per donne e il degrado di questo sistema che si basa su veri e propri ricatti sessuali.

Basta con le crociate alle ragazze troppo aggressive, di questi tempi c'è proprio da esserlo!
Se ti annullano fisicamente e socialmente in quanto donna, se ti privano delle poche libertà che ti sei sudata, se arriva un regime e spazza via tutto questo, c'è solo da avere tanta rabbia!
13 Ott 2009
Ru486: si preparano punizioni "esemplari" (femminismo a sud)
Da Femminismo a sud

http://media.panorama.it/media/foto/2007/12/06/482f01c92dec6_normal.jpg

Avete letto della discussione che riguarda la RU486 e le reazioni successive alla decisione dell'aifa. Reazioni che secondo la Aspesi denotano la "volontà di punire".

Al Ministero, come previsto le provano tutte per rendere vana qualunque decisione, per fare ostruzionismo, ritardare ancora e rendere più difficile l'uso di quella pillola.

Leggo su repubblica di oggi a proposito delle regole che sacconi e la roccella stanno preparando per riaggiustare la applicazione della 194, compreso l'uso della ru486:

"Punto primo, ricorso alla Ru486 solo a condizione che l'espulsione dell'embrione coincida col ricovero obbligatorio. Punto secondo, subordinare l'utilizzo della pillola alle sole donne che superano una sorta di test socio-psicologico, sulla scia del questionario adoperato in Francia, dove l'aborto chimico è datato 1988. Il test consentirebbe di vietare la pillola per le categorie considerate più a rischio: le donne che non hanno conoscenze linguistiche adeguate (straniere da poco in Italia), chi risiede ad oltre un'ora da un ospedale, chi non ha un'alta tolleranza al dolore, le donne sole o prive di assistenza, quelle prive di un'auto. È una bozza, un'ipotesi in cantiere che tuttavia - sanno bene al ministero - non potrà essere imposta, semmai pilotata attraverso protocolli di intesa con le Regioni."

A proposito della pillola su altra fonte leggo:

Il mifepristone, correntemente denominato RU486, è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco per indurre l'interruzione della gravidanza entro i primi 49 giorni di amenorrea (in alcuni paesi fino a 63); il farmaco, che si assume per via orale, è commercializzato in Francia con il nome Mifégyne e negli Stati Uniti col nome di Mifeprex.
Attualmente la RU486 è in uso in tutti i Paesi della Comunità Europea, ad eccezione di Italia (in cui la RU486 è attualmente in fase di sperimentazione soltanto in alcune regioni) e Irlanda.
Rispetto al tradizionale metodo dell'aborto per aspirazione, la RU-486 presenta una serie di vantaggi:
non richiede invervento chirurgico e anestesia;
non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell'intervento chirurgico (rottura dell'utero, lacerazioni del collo dell'utero, emorragie ecc.);
può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l'aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell'embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

La politica del ministero sacconi con la collaborazione della roccella, come nel caso englaro, volge verso un accanimento terapeutico. Una persecuzione alle persone, alle donne. Le regole che vogliono inserire di fatto impediscono l'uso della pillola:
 

- l'espulsione dell'embrione per quello che ne so non può essere prevista. Chiedetelo alle donne che hanno abortito spontaneamente. Semplicemente accade e subordinare l'uso della pillola al ricovero DURANTE l'espulsione (non dopo, ma esigono che accada proprio lì) significa ricoverare le donne per giorni, quindi niente day hospital, quindi passaggio più lungo ed estenuante rispetto all'aborto chirurgico per il quale è previsto un solo giorno di ricovero, oppure significa avere la palla di vetro e stare con la valigia pronta e il motore della macchina acceso, con un altissimo livello di stress, per soddisfare le morbose elaborazioni della signora roccella & company.


-
il test socio - psicologico è un modo per fare ulteriori pressioni alle donne. Un ricatto. Una umiliazione nelle umiliazioni. Un modo per dire che le donne hanno bisogno sempre di tutori e mai e poi mai si può lasciarle a gestire il proprio corpo autonomamente. Un modo per gestire le nostre vite e le NOSTRE scelte. Un modo per offenderci. Già la legge 194 richiede un passaggio in consultorio e un colloquio obbligatorio con una persona che ascolterà le ragioni della scelta delle donne. Quello cui si riferisce la Roccella invece è simile al ricatto che fanno i volontari del movimento della vita quando mettono piede in un consultorio. Ricattano le pazienti, insistono affinchè cambino idea, continuano a terrorizzarle parlando loro di anime perdute e delle "conseguenze psicologiche che subiranno dopo". 


-
istituire l'obbligo di un test con la intenzione di vietare l'uso della pillola ad alcune categorie è già un abuso specie se tra queste categorie vi sono donne considerate a rischio solo perchè non dispongono di "qualifiche" che la signora roccella esige. Per la roccella evidentemente essere straniere è "un rischio" (non si capisce perchè a parte che per le leggi liberticide e razzista del governo di centro destra rispetto alle quali la roccella non si oppone). Per la roccella evidentemente il documento dovrebbe essere scritto solo in italiano, così come il consenso informato, senza l'uso di nessuna mediazione culturale che agevoli l'accesso ai servizi - garantito costituzionalmente - anche alle donne straniere. Le altre categorie a rischio sono appunto quelle subordinate alle idee malsane diffuse dal ministero. Sarebbe un impedimento all'uso della pillola il non vivere esattamente a due passi, se non dentro l'ospedale. L'essere single - per quelle classificate in quanto "donne sole o prive di assistenza" - è di sicuro un impedimento. Quale impedimento più grande per la morale della roccella & company dell'essere così puttanamente "sola", sessualmente attiva e per di più intenzionata ad abortire. L'inferno, mie care, vi tocca l'inferno. Il possesso dell'auto poi sarebbe la chicca tra le chicche. Perchè non stabilire allora anche la marca. Siamo in epoca di privatizzazione, deregulation e tagli alla spesa sociale quindi perchè non usare questa occasione per farsi sponsorizzare dalla fiat per esempio. Si può dire che tutte le donne che non sono munite di auto fiat non potranno accedere alla pillola. Ovvero: come discriminare le donne sulla base del loro portafoglio. Se puoi permetterti solo una bicicletta niente pillola. La pillola solo per le ricche "amiche" del premier tra un utilizzo e un altro.


-
Poi c'e' la storia della soglia di sopportazione del dolore che meriterebbe un capitolo a se. Qui ci limitiamo a dire che le donne sopportano il dolore da sempre. Che l'aborto chirurgico è doloroso.  Più doloroso. Un aborto chirurgico si fa dilatando la bocca dell'utero. Ti infilano qualcosa dentro.Ti fanno male. Una espulsione spontanea non causa altrettanto dolore. Causa contrazioni, dolorose certo ma non quanto un aborto chirurgico. Causa dolori successivi per il riassestamento dell'utero ma non quanti ne causano le pillole che ti prescrivono dopo un aborto chirurgico per farti restringere la bocca dell'utero che non si è dilatata naturalmente. Come se ti prendessero a martellate dentro. Ha mai abortito la Roccella? Se il suo santo utero non ha mai provato i dolori di cui parliamo allora dovrebbe tacere e smetterla di raccontare favole per ubbidire, prona, ai desideri dei suoi padri e padroni ecclesiastici. L'aborto clandestino è mortale, quello chirurgico e assistito è dolorosissimo, quello a seguito della pillola è meno invasivo e doloroso. Le proposte del ministero sacconi/roccella/clero mirano semplicemente a punirci con una cludeltà e una ferocia senza pari. L'inquisizione del 2009 che richiede di imporre le regole di un credo anche alle persone che non lo sposano e che vogliono vivere in uno stato laico avendo garanzia di fruire di diritti che ogni stato laico dovrebbe fornire.


Queste
le "idee" originali che dal ministero dell'accanimento sui corpi vengono diffuse. Ne attendiamo altre, pronte a commentarle e ad opporci ad esse. Altrettanto ridicole e medioevali.


Noi ne
suggeriamo una: scrivere ad esempio che tutto ciò non è vincolante per chi non è cattolico. Se scelta di fede deve essere almeno sia applicata la costituzione. Io non sono cattolica e dunque non seguo le regole della chiesa e della roccella.

Per finire da Infoaut prendiamo il documento delle compagne dell'askatasuna e del collettivo femminista rossefuoco, tutto da leggere:

Noi… e il nostro corpo…
 
una breve riflessione dopo l’introduzione della RU486 in Italia.

Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi "femminili", la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all'ordine naturale delle cose.

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest'ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia "approfittando" delle enormi trasformazioni che l'intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario.

Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni 60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza.
Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che "partire da sé" avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.
Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal "dovere coniugale", poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione...tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici.

Una "relazione" mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente.
"Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni!"...
... così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell'Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano:

    "non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide"...

Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell'alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all'aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia.
Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l'intervento chirurgico.

La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un'operazione chirurgica, senza un'eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.
Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l'applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria.
E sì... vogliamo anche che sia tutto un po' meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l'accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi...
e che ci scomunichino pure tutte!


Le compagne del Centro Sociale Askatasuna
Collettivo femminista Rossefuoco

01 Ago 2009
Chi è l'assassino?
Abbiamo parlato precedentemente di scelte femminili che dai Governi dominati da maschi che proibiscono ogni minima forma di libertà non ci concedono. Tutto ciò trova legame diretto in tutti quei femminicidi che avvengono tutti per lo stesso motivo: lei ha scelto di lasciarlo, lui la uccide.

La settimana prosegue con una variegata moltitudine di femminicidi avvenuti nelle tre settimane.

In Carnia un 'uomo' uccide sua moglie e si suicida, la stampa assassina lo giustifica con l'epiteto depresso. 

A Napoli un altro 'uomo' uccide la sua convivente.  Lo scorso anno aveva violentemente picchiato la compagna ed era stato denunciato per lesioni ma la 'giustizia' assassina ha permesso che lui la uccidesse.

A Palermo, spara alla fidanzata di soli 17 anni e poi si uccide. per fortuna è viva.  "Non ha accettato la mia decisione", ha detto la vittima ai poliziotti prima di perdere i sensi. Stravolto, dunque, il militare ha sparato alla fidanzata colpendola alla testa e poi si è puntato contro la pistola e si è ucciso.

A Rho (Milano) uccide sua moglie che voleva divorziare. La 'giustizia' come al solito non ha fatto nulla per evitare che la uccidesse, lei non è stata creduta come al solito e lui viene descritto quasi come una vittima da alcuni che lo consideravano un padre di famiglia.

Uno stupratore seriale liberato dopo 3 anni che spera di tornare in galera e salvarsi la faccia giustificandosi e definendosi malato. lQuesto dimostra quanto a società prova più pietà per gli stupratori che per le vittime. L'unica cosa che sappiamo che è la giustizia ad essere malata sopratutto quando si tratta di reati contro le donne.

Un altro caso che ci mette in evidenza quando le donne  vengono aggredite nell'indifferenza della gente sulle note del chi tace acconsente.

In un Paese dove ci relegano ad una condizione di subordinazione perfino sotto il feto e dove le scelte delle donne vengono condannate, uccidere una donna che sceglie è considerato normale.
L'assassino è il Governo con la sua 'giustizia' che lascia le donne in mano a mariti violenti, assassino è chi  ha tagliato i fondi destinati ai centri antiviolenza.

Cambiando argomento abbiamo l'episodio di una madre rimproverata perchè allattava un bambino questo caso non a caso non passa sotto l'indifferenza della gente. In italia è ormai molto diffuso il ribrezzo e lo scandalo dell'allattamento e per la maternità. Ma come? Sono grandi estimatori della maternità a costo di non farci abortire e poi provano fastidio se una fa la madre.
Il problema è che non possiamo mostrare le nostre nudità a scopi diversi da quello erotico se no diamo noia. 

Questo perchè viviamo in una società che ci considera unicamente oggetti sessuali o ci tratta da ammortizzatori sociali. Perchè non ci interpelliamo noi madri se dobbiamo mettere al mondo figlie femmine ed allevarle in tale modo senza provare profondo ribrezzo? Perchè non ci ribelliamo? Perchè non andiamo in 'ferie'?

Non ci sono mezzi e ci hanno tolto il tempo di lottare e non ci concedono lo spazio per  lottare. Nessuna assistenza in caso di violenza sulle donne da permettere che ci ammazzino e nessun intenzione ad allegerirci il lavoro che la società ci scarica addosso tanto che non solo non permettono i nostri mal di testa ma permettono che lavoriamo fino al suicidio.

Nella nostra società sembra normale che una donna si sovraccarichi di lavoro, perfino le donne in carriera di grandi aziende vengono venerate dalla stampa. embra quasi un obbligo.

Ci danno delle assassine sempre e comunque: se non facciamo le buone madri, se siamo troppo libere, se pretendiamo di abortire senza dolore. Abbiamo un cancro che impedisce tal mezzi: la Chiesa.
Veniamo etichettate assassine e scomunicate da chi per secoli in nome di un istituzione ha portato violenza, guerre e morte.

Un istituzione che si permette di parlare di vita ma in realtà odia solo le donne, allora perchè non si preoccupa di scomunicare anche chi uccide e stupra donne e bambini?
Perchè se ama tanto la vita compre le spalle ai preti pedofili uccidendo per sempre dei poveri bambini?

La Chiesa cattolica è anche quella che si è permessa di scomunicare la madre e i medici che hanno fatto abortire una bambina di 9 anni violentata e ingravidata ma non ha pensato di scomunicare minimamente il pedofilo.

La Chiesa cattolica è anche quella che ci declassa ad esseri inferiori per fino ad un feto e che reputa un aborto più grave di tante violenze in famiglia compiute da uomini dalla quale manco si pronuncia perchè ogni cosa che fa una donna anche se non è reato è pegigore di ogni reato che nella storia hanno fatto alcuni individui di sesso maschile (come le guerre in nome della Chiesa e i delitti di onore che tanto amavano).

La Chiesa cattolica cerca di impedire ogni forma di libertà femminile e su questo non ci piove. Provo ororre nel vedere come siano sempre individui di sesso maschile a opporsi ad ogni tema che riguarda la liberazione del corpo femminile: come se noi donne parlassimo di castrazione fisica contro stupratori e pedofili.

La Roccella, fa altra disinformazione non meno vergognosa della Chiesa. Ci informa che il farmaco ci uccide (pare frequentemente), racconta la solita storiella. Quante cose uccidonofrequentemente le donne e non se ne parla mai?
La violenza maschile ne è un esempio. Non sarà legale ma la 'giustizia' troppo permissiva su questo ambito è responsabile dell'aumento dei femminicidi.
Gli aborti clandestini ne sono un altro esempio. Avete visto in questi due casi come i metodi più silenziosi e più frequenti nel sopprimere le donne diano meno scalpore.
Le cure dimagranti e chimiche  vendute in farmacia tranquillamente (mentre la RU486 no) uccidono di più e cagionano danni alla salute e disturbi alimentari, ma non fanno scalpore perchè ci vogliono belle e apetibili.
Ci si affida a due casi di morti femminili in caso di RU486 davanti ad una strage che non fa notizia o non si cerca di evitarli, perchè nulla frega delle donne ma dei feti, considerati in italia superiori alle donne.

Un po' come la storia degli stupri, fanno più scalpore quelli che stuprano alla luce del giorno, all'aperto e che siano sconosciuti chemilioni di stupri che avvengono in famiglia e che segnano molto di più. Questo lo scrivo per dimostriarvi che coincidenze non ce ne sono: siamo ben lungi in Italia a considerare le donne esseri umani e autonome dall'uomo.

Abbiamo almeno la civiltà di rivolgerci alle vittime di stupro. Io ne conosco alcune e non solo nei giornali. Una (che ha solo un paio di anni in più di me) che conosco di persona è morta dentro. Stuprata da adolescente da uno stretto parente. Mi fa veramente tristezza pensare che questa ragazza per tutta la vita sarà costretta ad evitare il contatto umano e a sentirsi scaricate addosso le colpe che la famiglia da a lei. Mi fa tristezza che i genitori coprano lo stupratore e non abbiano accolto lo sfogo della vittima che ha avuto coraggio di raccontare tutto e di sporgere denuncia, a tal punto di metterla alla porta (se fosse uno straniero o uno sconosciuto non credo avrebbero fatto la stessa cosa).

Mi ricorda tanto la ragazzina liberiana ripudiata dalla famiglia dopo uno stupro ma che fa più scalpore perchè si pensa che in Italia questo non accada più. Non è successo nell'estremo sud ma al nord dove hanno quei quotidiani che permettono di dare della snaturata a chi abortisce e l'ignoraza di alcuni fanatici della lega che mi ricordano che non mi posso lamentare se mi stuprano perchè sono terrona e loro che ce lo hanno duro devono difendere le padane dai terroni che per colpa mia vengono partoriti (in questo caso si deduce che a noi costringerebbero ad abortire e darebbero la licenza ai 'padani' di stuprare le loro donne).

Mi fa tristezza pensare che un Paese come l'Italia che permette di stuprare una donna o un bambino, non da peso al danno che da alle vittime e si permette pure di aggravarlo, colpevolizzandole e non solo: dare delle assassine a chi vole ribadire che il corpo ci appartiene. Non sono coincidenze: ci stuprano, ci uccidono per effetto della società che non tollera che le donne scelgano, posseggano un corpo e siano capaci di gestirselo. Fanno questo perchè ci considerano assassine come una sorta di non comandate voi nemmen per voi stesse. Per una società patriarcale l'assassino non è chi priva di vivere ma chi lascia che una donna viva libera.

Sono ottimista solo in una cosa: i vent'anni li avremo aspettati, anche se per i pregiudizi ci vorranno altri 20 anni, ma finalmente abbiamo aggiunto un altra tappa in più nel progredimento dei diritti delle donne, ariverà il giorno che non farà più scalpore che una donna raggiunge dei diritti, spero!.

28 Lug 2009
Le molestie affettuose e lo stupro-bufala a scopo razzista
Ieri parlavo di sguardi troppo insistenti. Non a caso devo per forza aprire un post urgente sui palpeggiamenti e su una recentissima sentenza della Cassazione. Per la Cassazione in poche parole non sarebbe reato perchè non c'è soddisfazione della libido.

In poche parole noi donne siamo oggetti dove viene stabilito come palpeggiarci senza chiedere il parere delle donne.
Come dice il telefono rosa:
«Intanto vorrei sapere come è stata misurata la libidine, ma sono molto preoccupata per il messaggio, assurdo, che la sentenza lancia agli uomini. Vorrei che fosse chiaro: anche se si sfiora una mano e non è gradito, è un comportamento da non tenere. Le donne non sono oggetto».

Secondo la sentenza l'uomo può palpeggiare una donna a patto che non faccia vedere che voglia soddisfare la libido e la donna ha il dovere di stare zitta e lasciarselo fare.
Non si capisce una cosa: in che senso non dovrebbe mostrare l'ebbrezza libidinosa?
Non dovrebbe sborrarci in faccia o cosa?

Questa sentenza è una chiara licenza allo stupro, una sorta di 'mi raccomando stuprala'. O come se l'atto di libidine evidente fosse un qualcosa che dia fastidio perchè viola la morale e non la donna.  La nostra società continua a considerarci oggetti sessuali e non fregagliene a cosa gradiamo o cosa non gradiamo, non abbiamo scelta e potere sul nostro corpo, punto.

Ma poi mi chiedo con che coraggio dicono che sono gli stranieri a stuprare se poi le istituzioni italiane stuprano le donne ancora più di loro? 

La sentenza dimostra quanto nel nostro paese c'è ancora da fare. Non a caso prima di questa ci sono state altre vergognose sentenze che legittimavano lo stupro e la violenza sessuata (come la recente che ricorda il vis grata puellae),  e la recente che giustifica il femminicidio. Non ci vuole molto a capire che per l'italia le donne sono oggetti sessuali e che fa fatica ad adeguarsi al resto dell'occidente e se le si vuole tutelare dagli stupri lo si fa vedendo la donna in veste di proprietà. 

Poi c'è lo stupro-balla a scopo razzista. Quella della ragazza olandese stuprata a rimini da due nordafricani davanti al suo ragazzo, In realtà si scopre che lei  è andata in spiaggia con un ragazzo tedesco e che è stata violentata dalla stessa persona.

Mi viene da chiedermi quanti altre bugie simili sono state dette, quanti stupratori italiani sono stati portati al tg come rumeni.
Mi ricorda anche l'episodio di uno stupratore italiano che si fingeva straniero e di quel bianchini dal volto coperto che non voleva rivelare la sua vera identità.
Simbolicamente ricorda quanto gli stupratori italiani restano con l'identità nascosta.
Non c'è alcun rispetto per le donne, questo lo sappiamo quotidianamente ogni volta che una donna viene violentata, offesa, umiliata e uccisa e ogni volta che chi compie questo viene giustificato e legittimato dalle istituzioni e dai media:

25 Lug 2009

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