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Affissione degli articoli inviati in: Mag 2009

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Di pedofilie e 'pornografia minorile'

Apro post sulla pedofilia e l'erotizzaione delle bambine nei mass media.
Un mio amico ha trovato questo video, non so se proveniente dalla russia o dalla grecia e veniva trasmesso in un canale tipo la nostra MTV:




Il video mostra una bambina stile Lolita di circa dieci o tredici anni che ammicca con lo sguardo in abiti succinti cantando e ballando sullo stile pop music alla britney spears.
La bambina si trucca, ammicca con lo squardo e mima balletti semi erotici, addirittura accarezzandosi sulla gonna in alcune parti del video.


In Gran Bretagna c'è stato un concorso di bellezza per teenager che ha suscitato molto scalpore. Era dedicato a ragazze di tredici anni (nulla di nuovo accade anche qui) ma qualcuno ha pensato di pubblicare le foto delle ragazze con informazioni riservate come altezza , peso, taglia di reggiseno e città di residenza. Una buona metà delle concorrenti hanno meno di 16 anni.

Trovo già assurdo dedicare un concorso di bellezza alle teenager sotto i 14, vita l'età ove si è in pieno reato di pedopornografia.
Far sfilare ragazzine di quell'età in abiti succinti significa attirare fior fior di pedofili pervertiti. Non capisco perchè le polemiche abbiano interessato solo le foto pubblicate in internet. che ipocrisia!

In Italia si parla ancora di Noemi Letizia, e di suo padre fiero di avere una figlia illibata.
Una figlia il cui alla libertà dei rapporti prematrimoniali si è preferito metterla nel mercato della mercificazione velinista dall'età di soli tredici anni per poi portarla a soli 16anni a fare la velina alla rai. Della serie meglio oggetti sessuali per il piacere maschile da bambine che 'puttane sverginate che usano il loro corpo come proprio piacere' da grandi. Ma non è solo suo padre a pensarlo purtroppo ma anche la tv che è sempre più attenta alla verginità delle veline (Raffaella Fico anche se è grande ndr) 

15-05-2009204130.jpg picture by kikkazz

noemi.jpg picture by kikkazzIl tutto smentire le malelingue sulla presunta relazione tra Noemi e Berlusconi. Apparte il fatto che l'italia sia un paese antico, maschilista e cattolico dove le figlie sono ancora valutate per la propria purezza sessuale, non solo perchè lo ha detto il padre..ma perchè la stampa ne ha fatto un argomento cult di questa cosa..

Siamo sempre alle solite! per evitare di parlare di crisi tirano sempre in ballo i nostri corpi mettendo sulla piazza la nostra sessualità.
Si creano donne a uso e consumo maschile, che ammiccano e poi si dichiarano vergini, donne ad immagine e somiglianza di bambine con lo scopo di attirare i  pedofili.

Le donne ancora oggi vengono sottomesse all'uomo, subordinate da quel diritto di avere un harem tutto per lui, e se una donna, sopratutto la moglie, si ribella viene banalizzata e umiliata dalla stampa che le rinfaccia che era velina sbattendola a seni nudi in prima pagina. Della serie: donna zitta, sei solo un oggetto e Berlusconi ti ha preso dalla strada ma sempre donna di strada resti!.

Il fatto è che si continua a negare la realtà. Berlusconi frequenta aspiranti veline che hanno la media di 16 anni.

Vi ho parlato del concorso di bellezza per bambine piccole in America? Bene ho scoperto che nel 1996 una delle reginette di bellezza fu violentata e uccisa. Si chiamava JonBenet Ramsey e aveva solo 6 anni. (a lato la foto da reginetta rigorosamente erotizzata ad uso e consumo di quel verme che ne ha abusato e si è saziato di lei uccidendola)

Nonostante questo, questi concorsi di bellezza vengono riproposti continuando ad esporre le piccole agli apetiti di pedofili assassini.

Alle iene, ci fanno vedere dopo la vicenda della ragazzina di 13 anni adescata dal comico (che non mi ha fatto per niente ridere) pochi giorni fa,  un uomo trentenne che adesca con naturalezza una ragazzina di 13  (interpetata da una 18enne) e le ordina a spogliarsi per i suoi piaceri perversi. Il servizio delle iene ci mostra come questo sia un caso molto frequente. Non condivido molto che alla fine del video la 'iena' usa un tono a mo' di rimproveo verso i figli che accendono il pc.



Il problema è che questi pedofili si sentono legittimati finchè la società sta dalla loro parte (in quanto uomini o non so cosa), accusa le ragazzine andarsi a cercare gli stupri e continua a non credere le vittime. O  accusa le donne di tutti i mali. Infatti, un cardinale spagnolo ha detto che la pedofilia è meno grave dell'aborto, poichè secondo lui il poche parole l'aborto è omicidio e violentare un vero bambino rovinandogli la vita no.
Infatti ho una rassegna pedofila:

Un allenatore di calcio violenta due bambini, in particolare di una ragazzino di 13 e uno di 14.

Un cinquantenne residente sull' Appennino bolognese e' stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale su un undicenne figlio di una coppia di amici.
Per vedere altro cliccate sul blog di Herta.

Ancora oggi c'è gente che da tutte le colpe ad internet, ai videogiochi ecc addiritura alle vittime accusate di provocare il maniaco. Ma come fa un bimbo a provocare? o meglio come si fa ad accusare il bimbo di provocare? 
A mio avviso se uno avverte che il ragazzino lo provoca giustificando il pedofilo che ne abusa non è altro che uno che si eccita alla vista del bimbo e farebbe lo stesso (dimostrazione).

 La pedofilia è una cosa vecchia come il mondo e dappertutto ci sono malati pronti ad approfittarsi di bambini. Chi fa il moralista e da tutte le colpe ad internet e non vede che la peggior pedofilia passa come niente fosse attraverso i media sotto forma di bambini  mercificati da adulti e resi appetibili ai loro piaceri e i bambini sono solo vittime.
29 Mag 2009
Rosa · 1470 visite · 12 commenti
Categorie: Violenze su minori, Prostituzione
Tutto il mondo è Paese
Notizia 1. Italia:

Dopo la parola illibata pronunciata dal padre di Noemi
, ecco che torna di moda un altra parola che sembrava già andata nel dimenticatoio : adulterio.

La parola viene pronunciata in un servizio del tg2, che addirittura commenta la sentenza giudicando la donna e considerandola ingiusta.

Mi stupsice il risalto che danno a notizie del genere. Infatti il corriere ne parla in prima pagina.


Nella notizia :
 lei lo ha tradito, lui lo sapeva e ha fatto finta di nulla finchè ha usato questo pretesto al momento del divorzio per non pagare gli alimenti. Il giudice lo ha condannato a pagarli.


Il tg ha iniziato ad andare contro la donna con battute sessiste da caserma come quella che vedeva ingiusto che lui le pagasse gli alimenti perchè l'altro uomo era ricco della serie la proprietà non è più sua ma che li paga a fare?.


Conosco un avvocato civilista. Ogni giorno gli si presentnao mariti che si rifiutano non solo di pagare gli alimenti, ma ci provano anche a non pagarli nemmeno ai loro  figli.


Ci sono donne che sono costrette a rinunciare al lavoro per la famiglia e quando il matrimonio finisce le gettano via senza nemmeno il mantenimento. voglio dire: non l'hai aiutata nelle gestione della famiglia affinchè avesse un lavoro  e ti permetti pure di non provvedere a assarle l'assegno di mantenimento?

Ci sono uomini e associazioni maschili che proivano a giustificarsi dicendo che gli assegni di mantenimento li lasciano sotto i ponti e indebitati. Conosco una signora divorziata e lui rigorosamente indebitato ma perchè aveva debiti di gioco.

Dire che gli assegni di mantenimento lasciano gli ex mariti al lastrico è una scusa bella è buona.
Durante il matrimonio gli stessi psendevano la stessa cifra sopratutto se lei non lavora. il problema è che si pensa ancora che la donna sia un oggetto da conquistare spendendo cifre colossali tipiche di una cultura che giudica cavalieri chi conquista la donna con mezzi economici, una volta considerata non più di proprietà se ne sbarazza.

Fino a qualche tempo fa appunto,
 le donne venivano denunciate per abbandono del tetto coniugale come fossero cani o delle proprietà o come hanno abbandonato un lavoro (e nemmeno retribuito) e le venivano tolti i figli poichè considerata una prostituta. che dire di quelle che venivano picchiate e uccise (come ci ricorda il post di fikasicula)?.


Possibile che la società ci impone di stare a casa senza reddito e poi considera ingiusto che i mariti
pagano il mantenimento?
La società si impenga a mantenerci precarie, non si lamente non gliene frega, ma quando un marito paga il manetenimento si alzano voci di protesta.
Se molti uomini sopratutto di potere, non si sarebbero contro la nostra  autonomia economica forse noi donne non avremmo più bisogno di assegni di mantenimento.


Notizia 2.Libano:

Poi c'è la politica. Mentre in italia  ci vogliono stuzzicanti di apetiti maschili in politica, in Libano esigono un elettorato femminile di bella presenza. Ho trovato su femminismo a sud questo orrore, che noi donne italiane già conosciamo.


In Libano c'e' la campagna elettorale alla quale partecipa il Free Patriotic Movement. Uno dei suoi manifesti elettorali presenta una ragazza  di bella presenza accompagnata dalla scritta "Sii bella e vota". ne hanno fatto anche un video. C'e' una donna che si veste sex per andare nella cabina elettorale.


Il Libano (E SI VEDE) non è paese di donne libere e con  tanti diritti, ma aggravare tutto consentendo una pubblicità che attribuisce al voto (non un diritto aquisito con fatica dalle donne) ma un procedimento che in una donna non serve cervello e libertà di scelta elettorale ma soddisfare le richieste di un partito maschile che non solo esige che votino lui ma vuole anche un elettorato di bella presenza è raccapricciante. Si tratta di donne sottomesse dal capo, come avviene in italia esigendo donne in politica di bella presenza.

Le femministe libanesi protestano per fortuna con il mnifesto modificato da una scritta:

Sii intelligente, e vota scheda bianca“, sotto, in arabo “A nessuno importa dei tuoi diritti“.

 

Mentre la donna in Libano viene utilizzata per attirare un partito politico, mentre da noi la donna viene usata per attirare gli elettori. Siamo solidari con il libano perchè anche noi abbiamo esperienze del genere.

Vi immaginate un manifesto del genere in Italia: "Fai la velina per gli elettori maschi"?.
Rendetevi conto quanto siamo vicini, quanto il mondo è piccolo, quanto nonostante la lontananza geografica siamo considerate sempre degli oggetti.

Mentre in Libano per le donne deve essere sufficiente essere belle per votare in Italia pe essere candidate e  perfino per risolvere la nsotra precarietà il capo dello stato ci ha consigliato di farci sposare da un milionario o farci stuprare. Alla faccia dell'interesse per i diritti delle donne!


Il libano continua ad ignorare la condizione delle donne, trascurando di occuparsi di violenza domestica, stupri, di matrimoni imposti, della discriminazione contro le donne ed esclusione dalla politica.

Il resto della vicenda leggetelo su femminismo a sud

29 Mag 2009
La condizione lavorativa delle donne in Italia: vergognosamente vergognosa
Dati sconcertanti sulla condizione lavorativa delle donne in Italia. Siamo fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei praticamente in tutti i campi...pare che al nostro Paese piaccia restare l'ultimo in classifica per quanto rigurda i diritti delle donne (e non solo, purtroppo. Conosciamo tutti le condizioni degli omosessuali e gli immigrati nel nsotro Paese).

1) Occupazione femminile.

Bankitalia ha fornito alcuni dati scioccanti sulla condizone delle mamme italiane: praticamente, a un anno e mezzo dalla nascita del proprio figlio, una mamma su cinque smette di lavorare. 
 

Sono il 70% che lasciano il proprio lavoro volontariamente, mentre le altre vengono licenziate a causa del fallimento dell'azienda oppure per il termine del contratto.

Secondo una ricerca condotta nel 2002 dall'Italian Birth Sample nell'arco dei due anni a
cavallo della nascita, il 20% delle donne che lavorava prima della maternità esce dal mercato del lavoro, mentre solo il 4% inizia a lavorare dopo il parto.


L'Italia è uno dei paesi europei con il tasso più basso di occupazione femminile a causa della mananza di servizi per l'infanza e per la cura di anziani, che gravano sulle nostre spalle. 

2) Tempo libero

Le poche che restano sul mercato di lavoro, a causa della mancanza di servizi sono cotrette a sacrificare il loro tempo libero.
Lo conferma un rapporto OCSE.

Gli uomini italiani hanno 80 minuti al giorno di tempo libero in più rispetto alle mogli. La differenza è molto evidente in Italia e Messico. I paesi in cui si arriva alla parità di tempo libero sono la Nuova Zelanda, la Norvegia con addirittura 16 minuti di tempo libero in più rispetto agli uomini, e la Svezia.

Sempre secondo la statistica, gli uomini trascorrono il loro tempo libero guardando la tv, mentre le donne lo impiegano per pulire la casa. Il lavoro domestico è ancora prerogativa femminile e le donne per cultura sono costrette a compierli senza  alcun aiuto del marito nella maggior parte dei casi.


3) Il lavoro piace alle donne


Fanalino di coda anche per il tasso di occupazione femminile che si arresta al 46,6 per cento rispetto alla media europea del 60 per cento.
Questo scandalizza perchè alle donne piace lavorare fuori casa, poichè si sentono autonome ma la società ostacola. Sono state fatte alcune ricerche: una dell'Osservatorio Cera di Cupra sulle pari opportunità realizzata, in occasione dell'8 marzo, su un campione di oltre mille donne tra i 18 e i 65 anni, una donna su tre lavora per passione. Ma nessuno investe sul lavoro femminile. La cultura continua ad inquadrare le donne all'interno del ruolo tradizionale, che alle donne non piace e non è mai piaciuto poichè imposto dalla classe dominante maschile ai tempi remoti.

Per il 29,7% delle italiane, il lavoro è fonte di realizzazione e il 27,8% del campione vive il proprio lavoro come un piacere. Il 50% delle donne lavora per garantirsi l'indipendenza economica e il 32,4% per necessità.

Il 54,9% del campione è convinto che se una donna che occupa un ruolo di prestigio lo ricopre grazie a capacità, determinazione e qualche rinuncia, in particolare nella sfera affettiva e familiare; per fortuna  che solo una donna su quattro crede che dietro una carriera brillante ci sia il ricorso ad scorciatoie poco lecite.
 
4) Stereotipi culturali


Per il 52%, se una donna occupa un ruolo professionale più elevato del proprio marito o compagno questo giochi il rapporto. Non sarebbe il tempo sottratto alla famiglia per la carriera la causa delle possibili difficoltà, ma la competizione tra i partner a degenerare il rapporto (60%). 

Piu' della metà delle donne ritiene che la femminilità sia una carta vincente per la carriera. In particolare, una su due considera la cura di sé come un piacere a cui non è possibile rinunciare, in media, per 31 minuti al giorno.


Le donne italiane, anche le  laureate,  scelgono sempre più spesso di stare a casa quando nasce un figlio soprattutto per l'elevato costo di cura dei figli, che rende impossibile lavorare.

Lo dimostra da uno studio, Female education and employment, making the most of talents di Alessandra Casarico e Paola Profeta di Econpubblica, presentato a Milano nel corso del workshop Institutions and the gender dimension organizzato dall'Università Bocconi.

5) Condizione lavorativa

Secondo le due ricercatrici sarebbe possibile aumentare il tasso di occupazione femminile puntando su una spesa pubblica più alta per le famiglie, per la prima infanzia, e sulla diffusione di forme di conciliazione tra lavoro e ruolo di cura e puntando sul part time.

Le ricercatrici sottolineano che in Svezia, dove la percentuale di lavoro part time rispetto al lavoro totale è del 23%, la percentuale di donne tra i 25 e i 64 anni con un'istruzione superiore o universitaria raggiunge l'85%; in Italia, dove il part time è il 12,7%, tale percentuale si ferma al 48%.


C'è quindi un migliore rapporto dove la spesa è più elevata come accade ad esempio in Svezia e Danimarca dove  il 3,5% e il 4% del pil sono destinati a l'aiuto delle famiglie e delle donne e dove la percentuale di donne con istruzione superiore è dell'85% e del 79%; in entrambi i Paesi la percentuale di donne con istruzione superiore occupate supera il 75%.
 

In Italia e in Spagna, due tra i paesi in cui le famiglie ricevono meno trasferimenti, poco più dell'1%, le donne più istruite non raggiungono il 50%, mentre quelle istruite e occupate sono il 65% e il 61%.


"E' noto", ha spiegato Paola Profeta, "che in paesi come l'Italia il tasso di occupazione femminile è molto basso, del 46,7% rispetto a un obiettivo di Lisbona del 60%. Meno noto è che in questi paesi donne con istruzione superiore o universitaria spesso non lavorano, a differenza degli uomini e a differenza di quanto avviene per esempio nei paesi scandinavi".

Quando le donne devono decidere se istruirsi, non hanno un'informazione completa sui costi ai quali andranno incontro nella cura dei loro figli, nel momento in cui diventeranno mamme.

"Esistono quindi delle donne", ha aggiunto Alessandra Casarico, "che, una volta scoperto il costo di cura dei figli, se questo risulta molto alto, pur essendosi istruite ritengono conveniente non lavorare".


La nostra assenza dal mercato del lavoro genera un grave spreco di talenti.

"Sarebbe opportuna una politica di spesa pubblica a favore delle donne lavoratrici o una politica di sgravi fiscali", secondo Profeta.

"In presenza di un ambiente istituzionale e culturale ideale, la mancata conoscenza del costo di cura della prole, al momento della decisione sull'istruzione, non sarebbe un problema, perché tutte le eventuali differenze di costo effettivo rispetto a quello atteso sarebbero neutralizzate dalle istituzioni".


Secondo l'Indice sulla Parità di genere (GEI) per il periodo 2004-2008, calcolato dal Social Watch, network che conta organizzazioni in oltre 60 nazioni, una donna su due nel mondo non gode degli stessi diritti.

Il GEI classifica 157 Paesi in una scala in cui 100 indica la completa uguaglianza tra donne e uomini.


L'Italia si classifica solo al 70esimo posto, subito dopo Paesi del terzo mondo come Bolivia, Botswana, Bielorussia, Repubblica dominicana e Singapore (66).

Il Paese in prima posizione, la Svezia, vanta un indice di 89, mentre la media mondiale è pari a 61.


Nelle prime 15 posizioni dell'indice si piazzano altri Paesi dell'Europa del Nord (Islanda, Danimarca e Finlandia) e una buona rappresentanza di Paesi in via di sviluppo africani e asiatici(Mozambico, Burundi, Cambogia, Ghana, Vietnam, Uganda, Madagascar, Kenya e Guinea).


Nella classe politica in Italia le donne costituiscono solo il 17.5% dei parlamentari, relegate a figure ornamentali e  marginali e ancora è massiccio il divario uomo-donna nella partecipazione al mercato del lavoro e nei salari percepiti.


Inoltre i salari delle donne sono del 20% piu' bassi dell'uomo a parità di mansione e poche donne sono presenti nei vertici a causa di stereotipi culturali che si rafforzano  ultimamente sopratutto nella classe politica. La causa fondamentale è che i mezzi di comunicazione non promuovono alcuna parità tra uomo e donna e nemmeno le istituzioni incentivano strutture adeguatea favore delle donne, poichè ancorati secondo una visione arcaica dei ruoli.

*ovviamente non solo nel lavoro siamo svantaggiate, ma anche per quanto riguarda i diritti civili come l'aborto, la contraccezione, l'informazione sessuale e i diritti sessuali, la maternità, la visibilità sociale da parte delle istituzioni, fino a essere poco tutelate perfino nei casi di violenza di genere.
26 Mag 2009
Libera sessualità in libero corpo di femminismo a sud

Dice d-K (che ringraziamo per aver fatto e inviato la foto): "la prima impressione che ne ho avuto è stata quella di una fila per il macello, carne da smembrare per essere rivenduta un tanto al chilo, carne anonima puramente esistente e priva di individualità."


d-K ci racconta
anche che il cartellone sta in molti mezzi pubblici che sfilano per le vie della città (napoli) e suggerisce una sorta di subvertising: il portellone trasformato in fauci zannute e la tripla "T" utilizzata per scrivere "maTTaToio". Se chi ha conoscenza e software di grafica volesse dilettarsi in questa cosa sarebbe magnifico. Per ingrandire l'immagine cliccateci sopra. 

E' la nuova pubblicità della TTTLines.
 
Ne avevamo parlato qui a proposito di una azione fatta dalle compagne napoletane del collettivo Sorarossa:

Avevano scritto su tutta la striscia affissa nel quartiere di fuorigrotta lo striscione "nessuna speculazione sul corpo delle donne". Lo scorso anno l'azienda aveva usato due seni femminili come metafora dei vulcani delle due città che la compagnia marittima tocca. Della serie, fantasia: zero.


Giovanna Cosenza
oggi spiega che a denunciare l'uso dei corpi nelle pubblicità sessiste si rischia di fare moralismo censorio. Meglio fare contro pubblicità, lei dice, meglio fare postporno diciamo noi.


Il problema
non sono i corpi nudi. Il problema è rilevare la doppia morale che esiste in italia. Niente contraccettivi, nessuna libertà sessuale, tutto censurato, moralismi che ci investono ogni giorno per i vestiti che indossiamo o perchè decidiamo di denunciare chi ci stupra.


Tanti pregiudizi
sulle sexworkers, si torna a usare persino il termine "illibate" per definire alcune aspiranti veline, si chiamano parruccone le donne che esigono criteri diversi per l'accesso alla politica mentre si schiaffano le tette della Lario sulla prima pagina di Libero per intimarle di stare zitta perchè tanto lei velina era e velina rimane.
 

Spogliarsi in italia non equivale a emancipazione e libertà. Il pornofemminismo questo lo insegna in maniera chiarissima. I corpi sono ad uso e consumo del piacere e della sessualità maschile.


La sessualità
va liberata e i corpi idem
. Le donne hanno tutto il diritto di vestirsi come pare a loro, di andare in giro quando vogliono e di fare quello che vogliono ma perchè lo scelgono e non perchè si chiede loro di interpretare ruoli già normati, conformisti per volere di uomini e delle regole di mercato.


Come per le sex workers
, il giudizio negativo ricade sempre su chi offre servizi sessuali e non sul cliente o sul pappa di turno. E' l'unico momento in cui ci viene data libertà di scelta. Una libertà fasulla perchè consiste comunque in due alternative nessuna delle quali è autodeterminabile: donne perbene e donne permale. Un valore maschile i cui canoni sono gli unici contorni dentro i quali ci è permesso muoverci. 


Così per veline
, modelle da calendario, softporno minimalista etc etc. Il problema non è chi decide e può fare quella professione. Se a loro piace, tutto bene, nessun pregiudizio. Il problema è chi specula su quei corpi. Sono aziende prive di moralità per le quali conta solo il profitto. Sono magnacci dell'economia e complici sono i pubblicitari che giocano su trasparenze e la ripresa ad angolo per far vedere la tetta.


Nessun moralismo
per le donne. Rivogliamo indietro i nostri corpi per farne quello che vogliamo, per strapparli all'egemonia dell'immagine unica, che - ripetiamo - è anticamera del pensiero unico. Perciò è corretto il messaggio delle compagne, nessuna speculazione sui nostri corpi, giacchè non è scritto: coprite quei culi. Corretta è anche una controimmagine, certo, su quello infatti stiamo lavorando. Ogni proposta è ben accetta. Inviateci segnalazioni, idee, proposte. Lasciate commenti. Le battaglie si fanno insieme. Ogni contributo pratico o di idee è cosa grandissima assai.

Femminismo a sud

26 Mag 2009
Boicotta Lactacid
ecco a voi il contro spot di onda anomala:



Onda Anomala di Venezia realizza un magnifico video per il boicottaggio dei prodotti Lactacid che fanno sulle nostre vagine propaganda alle ronde. seguite il link dell spot originale. 

Uno spot per prodotti dedicati alle nostre vagine che pubblicizza le ronde è come se pubblicizzassero le mutande di ferro contro l'adulterio femminile, sempre che lo spot non stia invitando a stuprare le donne che non comprano Lactacyd, se no è ancora più grave!

Non mi sono mai sentita offesa in quanto donna. E' evidente che questo spot implica che le nostre vagine appartengono all'Italia ad uomini ritenuti nostri padroni che ci difendono dagli stranieri ma che  allo stesso tempo la società conferisce loro il diritto allo stupro. Leggetevi le statistiche nel precedente post in cui si auspicava che lo stupro in famiglia non è un vero stupro e fuori le donne dovrebbero adottare un abbigliamento piu' consono e rincasarsi dai loro padroni.
 
Il bello che hanno pure la faccia tosta di sbalordirsi se un governo talebano legalizza lo stupro in famiglia! Non penso sia molto diverso il modo di pensare di un talebano e un fondamentalista cattolico italiano, alla fine ci invitano a coprirci perchè siamo figlie di Eva e li provochiamo,  ad essere accompagnate da una + piu' figure maschili (le ronde) o accasarci e lasciarci stuprare dal marito. Inoltre i nudi di donna che popolano le nostre tv hanno alimentato un concetto maschilista che conferisce alla nostre gonne uno strumento per arrapare gli uomini piu' che di autonomia personale e l'italiano medio abbia sviluppato una cultura che gli fa pensare che noi ci 'scosciamo' perchè alla fine vogliamo essere stuprate, come se il problema non fosse nella testa maschile che vede in noi donne degli oggetti o delle 'cose pubbliche' sturpabili non appena varchiamo sole il suolo pubblico considerato loro in quanto si sentono padroni di italia nostra con tutto ciò che contiene, come se noi non fossimo cittadine.

Alla fine le pubblicità italiane o in un modo o nell'altro non fanno altro che mercificare i nostri corpi facendo apparire come delle proprietà da difendere dall'estraneo, degli oggetti sessuali da stuprare e delle servette di casa.

25 Mag 2009

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