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Ru486: si preparano punizioni "esemplari" (femminismo a sud)
Da Femminismo a sud

http://media.panorama.it/media/foto/2007/12/06/482f01c92dec6_normal.jpg

Avete letto della discussione che riguarda la RU486 e le reazioni successive alla decisione dell'aifa. Reazioni che secondo la Aspesi denotano la "volontà di punire".

Al Ministero, come previsto le provano tutte per rendere vana qualunque decisione, per fare ostruzionismo, ritardare ancora e rendere più difficile l'uso di quella pillola.

Leggo su repubblica di oggi a proposito delle regole che sacconi e la roccella stanno preparando per riaggiustare la applicazione della 194, compreso l'uso della ru486:

"Punto primo, ricorso alla Ru486 solo a condizione che l'espulsione dell'embrione coincida col ricovero obbligatorio. Punto secondo, subordinare l'utilizzo della pillola alle sole donne che superano una sorta di test socio-psicologico, sulla scia del questionario adoperato in Francia, dove l'aborto chimico è datato 1988. Il test consentirebbe di vietare la pillola per le categorie considerate più a rischio: le donne che non hanno conoscenze linguistiche adeguate (straniere da poco in Italia), chi risiede ad oltre un'ora da un ospedale, chi non ha un'alta tolleranza al dolore, le donne sole o prive di assistenza, quelle prive di un'auto. È una bozza, un'ipotesi in cantiere che tuttavia - sanno bene al ministero - non potrà essere imposta, semmai pilotata attraverso protocolli di intesa con le Regioni."

A proposito della pillola su altra fonte leggo:

Il mifepristone, correntemente denominato RU486, è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco per indurre l'interruzione della gravidanza entro i primi 49 giorni di amenorrea (in alcuni paesi fino a 63); il farmaco, che si assume per via orale, è commercializzato in Francia con il nome Mifégyne e negli Stati Uniti col nome di Mifeprex.
Attualmente la RU486 è in uso in tutti i Paesi della Comunità Europea, ad eccezione di Italia (in cui la RU486 è attualmente in fase di sperimentazione soltanto in alcune regioni) e Irlanda.
Rispetto al tradizionale metodo dell'aborto per aspirazione, la RU-486 presenta una serie di vantaggi:
non richiede invervento chirurgico e anestesia;
non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell'intervento chirurgico (rottura dell'utero, lacerazioni del collo dell'utero, emorragie ecc.);
può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l'aspirazione viene eseguita generalmente dopo la 7° settimana (interrompendo lo sviluppo dell'embrione in una fase precedente si ottiene il duplice risultato di interrompere la gravidanza in un momento in cui lo statuto di persona è difficilmente sostenibile e di ridurre le complicazioni per la donna).

La politica del ministero sacconi con la collaborazione della roccella, come nel caso englaro, volge verso un accanimento terapeutico. Una persecuzione alle persone, alle donne. Le regole che vogliono inserire di fatto impediscono l'uso della pillola:
 

- l'espulsione dell'embrione per quello che ne so non può essere prevista. Chiedetelo alle donne che hanno abortito spontaneamente. Semplicemente accade e subordinare l'uso della pillola al ricovero DURANTE l'espulsione (non dopo, ma esigono che accada proprio lì) significa ricoverare le donne per giorni, quindi niente day hospital, quindi passaggio più lungo ed estenuante rispetto all'aborto chirurgico per il quale è previsto un solo giorno di ricovero, oppure significa avere la palla di vetro e stare con la valigia pronta e il motore della macchina acceso, con un altissimo livello di stress, per soddisfare le morbose elaborazioni della signora roccella & company.


-
il test socio - psicologico è un modo per fare ulteriori pressioni alle donne. Un ricatto. Una umiliazione nelle umiliazioni. Un modo per dire che le donne hanno bisogno sempre di tutori e mai e poi mai si può lasciarle a gestire il proprio corpo autonomamente. Un modo per gestire le nostre vite e le NOSTRE scelte. Un modo per offenderci. Già la legge 194 richiede un passaggio in consultorio e un colloquio obbligatorio con una persona che ascolterà le ragioni della scelta delle donne. Quello cui si riferisce la Roccella invece è simile al ricatto che fanno i volontari del movimento della vita quando mettono piede in un consultorio. Ricattano le pazienti, insistono affinchè cambino idea, continuano a terrorizzarle parlando loro di anime perdute e delle "conseguenze psicologiche che subiranno dopo". 


-
istituire l'obbligo di un test con la intenzione di vietare l'uso della pillola ad alcune categorie è già un abuso specie se tra queste categorie vi sono donne considerate a rischio solo perchè non dispongono di "qualifiche" che la signora roccella esige. Per la roccella evidentemente essere straniere è "un rischio" (non si capisce perchè a parte che per le leggi liberticide e razzista del governo di centro destra rispetto alle quali la roccella non si oppone). Per la roccella evidentemente il documento dovrebbe essere scritto solo in italiano, così come il consenso informato, senza l'uso di nessuna mediazione culturale che agevoli l'accesso ai servizi - garantito costituzionalmente - anche alle donne straniere. Le altre categorie a rischio sono appunto quelle subordinate alle idee malsane diffuse dal ministero. Sarebbe un impedimento all'uso della pillola il non vivere esattamente a due passi, se non dentro l'ospedale. L'essere single - per quelle classificate in quanto "donne sole o prive di assistenza" - è di sicuro un impedimento. Quale impedimento più grande per la morale della roccella & company dell'essere così puttanamente "sola", sessualmente attiva e per di più intenzionata ad abortire. L'inferno, mie care, vi tocca l'inferno. Il possesso dell'auto poi sarebbe la chicca tra le chicche. Perchè non stabilire allora anche la marca. Siamo in epoca di privatizzazione, deregulation e tagli alla spesa sociale quindi perchè non usare questa occasione per farsi sponsorizzare dalla fiat per esempio. Si può dire che tutte le donne che non sono munite di auto fiat non potranno accedere alla pillola. Ovvero: come discriminare le donne sulla base del loro portafoglio. Se puoi permetterti solo una bicicletta niente pillola. La pillola solo per le ricche "amiche" del premier tra un utilizzo e un altro.


-
Poi c'e' la storia della soglia di sopportazione del dolore che meriterebbe un capitolo a se. Qui ci limitiamo a dire che le donne sopportano il dolore da sempre. Che l'aborto chirurgico è doloroso.  Più doloroso. Un aborto chirurgico si fa dilatando la bocca dell'utero. Ti infilano qualcosa dentro.Ti fanno male. Una espulsione spontanea non causa altrettanto dolore. Causa contrazioni, dolorose certo ma non quanto un aborto chirurgico. Causa dolori successivi per il riassestamento dell'utero ma non quanti ne causano le pillole che ti prescrivono dopo un aborto chirurgico per farti restringere la bocca dell'utero che non si è dilatata naturalmente. Come se ti prendessero a martellate dentro. Ha mai abortito la Roccella? Se il suo santo utero non ha mai provato i dolori di cui parliamo allora dovrebbe tacere e smetterla di raccontare favole per ubbidire, prona, ai desideri dei suoi padri e padroni ecclesiastici. L'aborto clandestino è mortale, quello chirurgico e assistito è dolorosissimo, quello a seguito della pillola è meno invasivo e doloroso. Le proposte del ministero sacconi/roccella/clero mirano semplicemente a punirci con una cludeltà e una ferocia senza pari. L'inquisizione del 2009 che richiede di imporre le regole di un credo anche alle persone che non lo sposano e che vogliono vivere in uno stato laico avendo garanzia di fruire di diritti che ogni stato laico dovrebbe fornire.


Queste
le "idee" originali che dal ministero dell'accanimento sui corpi vengono diffuse. Ne attendiamo altre, pronte a commentarle e ad opporci ad esse. Altrettanto ridicole e medioevali.


Noi ne
suggeriamo una: scrivere ad esempio che tutto ciò non è vincolante per chi non è cattolico. Se scelta di fede deve essere almeno sia applicata la costituzione. Io non sono cattolica e dunque non seguo le regole della chiesa e della roccella.

Per finire da Infoaut prendiamo il documento delle compagne dell'askatasuna e del collettivo femminista rossefuoco, tutto da leggere:

Noi… e il nostro corpo…
 
una breve riflessione dopo l’introduzione della RU486 in Italia.

Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi "femminili", la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all'ordine naturale delle cose.

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest'ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia "approfittando" delle enormi trasformazioni che l'intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario.

Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni 60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza.
Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che "partire da sé" avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.
Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal "dovere coniugale", poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione...tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici.

Una "relazione" mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente.
"Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni!"...
... così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell'Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano:

    "non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide"...

Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell'alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all'aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia.
Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l'intervento chirurgico.

La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un'operazione chirurgica, senza un'eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.
Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l'applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria.
E sì... vogliamo anche che sia tutto un po' meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l'accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi...
e che ci scomunichino pure tutte!


Le compagne del Centro Sociale Askatasuna
Collettivo femminista Rossefuoco

01 Ago 2009
Chi è l'assassino?
Abbiamo parlato precedentemente di scelte femminili che dai Governi dominati da maschi che proibiscono ogni minima forma di libertà non ci concedono. Tutto ciò trova legame diretto in tutti quei femminicidi che avvengono tutti per lo stesso motivo: lei ha scelto di lasciarlo, lui la uccide.

La settimana prosegue con una variegata moltitudine di femminicidi avvenuti nelle tre settimane.

In Carnia un 'uomo' uccide sua moglie e si suicida, la stampa assassina lo giustifica con l'epiteto depresso. 

A Napoli un altro 'uomo' uccide la sua convivente.  Lo scorso anno aveva violentemente picchiato la compagna ed era stato denunciato per lesioni ma la 'giustizia' assassina ha permesso che lui la uccidesse.

A Palermo, spara alla fidanzata di soli 17 anni e poi si uccide. per fortuna è viva.  "Non ha accettato la mia decisione", ha detto la vittima ai poliziotti prima di perdere i sensi. Stravolto, dunque, il militare ha sparato alla fidanzata colpendola alla testa e poi si è puntato contro la pistola e si è ucciso.

A Rho (Milano) uccide sua moglie che voleva divorziare. La 'giustizia' come al solito non ha fatto nulla per evitare che la uccidesse, lei non è stata creduta come al solito e lui viene descritto quasi come una vittima da alcuni che lo consideravano un padre di famiglia.

Uno stupratore seriale liberato dopo 3 anni che spera di tornare in galera e salvarsi la faccia giustificandosi e definendosi malato. lQuesto dimostra quanto a società prova più pietà per gli stupratori che per le vittime. L'unica cosa che sappiamo che è la giustizia ad essere malata sopratutto quando si tratta di reati contro le donne.

Un altro caso che ci mette in evidenza quando le donne  vengono aggredite nell'indifferenza della gente sulle note del chi tace acconsente.

In un Paese dove ci relegano ad una condizione di subordinazione perfino sotto il feto e dove le scelte delle donne vengono condannate, uccidere una donna che sceglie è considerato normale.
L'assassino è il Governo con la sua 'giustizia' che lascia le donne in mano a mariti violenti, assassino è chi  ha tagliato i fondi destinati ai centri antiviolenza.

Cambiando argomento abbiamo l'episodio di una madre rimproverata perchè allattava un bambino questo caso non a caso non passa sotto l'indifferenza della gente. In italia è ormai molto diffuso il ribrezzo e lo scandalo dell'allattamento e per la maternità. Ma come? Sono grandi estimatori della maternità a costo di non farci abortire e poi provano fastidio se una fa la madre.
Il problema è che non possiamo mostrare le nostre nudità a scopi diversi da quello erotico se no diamo noia. 

Questo perchè viviamo in una società che ci considera unicamente oggetti sessuali o ci tratta da ammortizzatori sociali. Perchè non ci interpelliamo noi madri se dobbiamo mettere al mondo figlie femmine ed allevarle in tale modo senza provare profondo ribrezzo? Perchè non ci ribelliamo? Perchè non andiamo in 'ferie'?

Non ci sono mezzi e ci hanno tolto il tempo di lottare e non ci concedono lo spazio per  lottare. Nessuna assistenza in caso di violenza sulle donne da permettere che ci ammazzino e nessun intenzione ad allegerirci il lavoro che la società ci scarica addosso tanto che non solo non permettono i nostri mal di testa ma permettono che lavoriamo fino al suicidio.

Nella nostra società sembra normale che una donna si sovraccarichi di lavoro, perfino le donne in carriera di grandi aziende vengono venerate dalla stampa. embra quasi un obbligo.

Ci danno delle assassine sempre e comunque: se non facciamo le buone madri, se siamo troppo libere, se pretendiamo di abortire senza dolore. Abbiamo un cancro che impedisce tal mezzi: la Chiesa.
Veniamo etichettate assassine e scomunicate da chi per secoli in nome di un istituzione ha portato violenza, guerre e morte.

Un istituzione che si permette di parlare di vita ma in realtà odia solo le donne, allora perchè non si preoccupa di scomunicare anche chi uccide e stupra donne e bambini?
Perchè se ama tanto la vita compre le spalle ai preti pedofili uccidendo per sempre dei poveri bambini?

La Chiesa cattolica è anche quella che si è permessa di scomunicare la madre e i medici che hanno fatto abortire una bambina di 9 anni violentata e ingravidata ma non ha pensato di scomunicare minimamente il pedofilo.

La Chiesa cattolica è anche quella che ci declassa ad esseri inferiori per fino ad un feto e che reputa un aborto più grave di tante violenze in famiglia compiute da uomini dalla quale manco si pronuncia perchè ogni cosa che fa una donna anche se non è reato è pegigore di ogni reato che nella storia hanno fatto alcuni individui di sesso maschile (come le guerre in nome della Chiesa e i delitti di onore che tanto amavano).

La Chiesa cattolica cerca di impedire ogni forma di libertà femminile e su questo non ci piove. Provo ororre nel vedere come siano sempre individui di sesso maschile a opporsi ad ogni tema che riguarda la liberazione del corpo femminile: come se noi donne parlassimo di castrazione fisica contro stupratori e pedofili.

La Roccella, fa altra disinformazione non meno vergognosa della Chiesa. Ci informa che il farmaco ci uccide (pare frequentemente), racconta la solita storiella. Quante cose uccidonofrequentemente le donne e non se ne parla mai?
La violenza maschile ne è un esempio. Non sarà legale ma la 'giustizia' troppo permissiva su questo ambito è responsabile dell'aumento dei femminicidi.
Gli aborti clandestini ne sono un altro esempio. Avete visto in questi due casi come i metodi più silenziosi e più frequenti nel sopprimere le donne diano meno scalpore.
Le cure dimagranti e chimiche  vendute in farmacia tranquillamente (mentre la RU486 no) uccidono di più e cagionano danni alla salute e disturbi alimentari, ma non fanno scalpore perchè ci vogliono belle e apetibili.
Ci si affida a due casi di morti femminili in caso di RU486 davanti ad una strage che non fa notizia o non si cerca di evitarli, perchè nulla frega delle donne ma dei feti, considerati in italia superiori alle donne.

Un po' come la storia degli stupri, fanno più scalpore quelli che stuprano alla luce del giorno, all'aperto e che siano sconosciuti chemilioni di stupri che avvengono in famiglia e che segnano molto di più. Questo lo scrivo per dimostriarvi che coincidenze non ce ne sono: siamo ben lungi in Italia a considerare le donne esseri umani e autonome dall'uomo.

Abbiamo almeno la civiltà di rivolgerci alle vittime di stupro. Io ne conosco alcune e non solo nei giornali. Una (che ha solo un paio di anni in più di me) che conosco di persona è morta dentro. Stuprata da adolescente da uno stretto parente. Mi fa veramente tristezza pensare che questa ragazza per tutta la vita sarà costretta ad evitare il contatto umano e a sentirsi scaricate addosso le colpe che la famiglia da a lei. Mi fa tristezza che i genitori coprano lo stupratore e non abbiano accolto lo sfogo della vittima che ha avuto coraggio di raccontare tutto e di sporgere denuncia, a tal punto di metterla alla porta (se fosse uno straniero o uno sconosciuto non credo avrebbero fatto la stessa cosa).

Mi ricorda tanto la ragazzina liberiana ripudiata dalla famiglia dopo uno stupro ma che fa più scalpore perchè si pensa che in Italia questo non accada più. Non è successo nell'estremo sud ma al nord dove hanno quei quotidiani che permettono di dare della snaturata a chi abortisce e l'ignoraza di alcuni fanatici della lega che mi ricordano che non mi posso lamentare se mi stuprano perchè sono terrona e loro che ce lo hanno duro devono difendere le padane dai terroni che per colpa mia vengono partoriti (in questo caso si deduce che a noi costringerebbero ad abortire e darebbero la licenza ai 'padani' di stuprare le loro donne).

Mi fa tristezza pensare che un Paese come l'Italia che permette di stuprare una donna o un bambino, non da peso al danno che da alle vittime e si permette pure di aggravarlo, colpevolizzandole e non solo: dare delle assassine a chi vole ribadire che il corpo ci appartiene. Non sono coincidenze: ci stuprano, ci uccidono per effetto della società che non tollera che le donne scelgano, posseggano un corpo e siano capaci di gestirselo. Fanno questo perchè ci considerano assassine come una sorta di non comandate voi nemmen per voi stesse. Per una società patriarcale l'assassino non è chi priva di vivere ma chi lascia che una donna viva libera.

Sono ottimista solo in una cosa: i vent'anni li avremo aspettati, anche se per i pregiudizi ci vorranno altri 20 anni, ma finalmente abbiamo aggiunto un altra tappa in più nel progredimento dei diritti delle donne, ariverà il giorno che non farà più scalpore che una donna raggiunge dei diritti, spero!.

28 Lug 2009
La moratoria sulle donne
ProChoice

Dopo vari mesi mi ritrovo qui a parlare dinuovo di aborto. Ne parlo perchè pochi giorni fa è stata lanciata una moratoria sull'aborto. Dietro questo c'è un vergognoso anti
femminismo. Da una parte abbiamo la Roccella che invia una lettera al corriere dicendo esplicitamente che le femministe sono dalla parte di Buttiglione (quello che ha lanciato la moratoria). Dall'altra parte c'è l'osservatore romano con tutto il suo antifemminismo paternalista crede che ci sia un declino delle idee femministe (e ci gode).

Il problema gravissimo non è solo la demonizzazione del femminismo che è sempre più presente nel nostro paese, ma il fatto che i movimenti cattolici di leadership maschile che sono sempre misogini e spaventati dalla libertà femminile tentano di taroccare l'informazione facendo credere che le femministe sono morte e che le donne si sono finalmente sottomesse all'uomo. 

Il problema è che la nostra società non può permettersi di fare il paladino delle donne se non sono capaci di risolvere la disparità e le discriminazioni che subiamo nel nostro paese. Non si può fingere di fare i paladini delle donne (come hanno fatto con gli stupri) per demonizzare l'aborto anche quello per scelta ricattando le donne che vogliono farlo.


Inoltre la moratoria dice:

“impegna il governo a promuovere – ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione – una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto”.

Pensate che sia meno grave costringere una donna a NON abortire? In un Paese come la Cina c'è una triste cultura-che non approviamo perchè l'aborto lo approviamo solo come scelta della donna-dove i feti femmine vengono abortiti perchè vige una cultura maschilista dove la donna ha poco valore. In alcuni Paesi europei compresi quelli dove l'aborto è legale nella carta, le donne vengono costrette a portare a termine gravidanze che non vogliono e se le permettono di abortire lo fanno inculcandole grandi sensi di colpa, come se non bastasse (sconvolgendo la loro salute psichica) o fisica (quando sono costrette a abortire clandestinamente); in nome di una società che usa anch'essa la gravidanza come controllo demografico e relega le donne a incubatrici, quindi sminuite proprio come vengono trattati i feti femmine e le donne in Cina ecc.

In un Paese come l'Italia dove ti costringono a portare a termine una gravidanza non c'è alcun rispetto delle scelte femminili, proprio come avviene nei paesi del sud est asiatico. L'Italia è un paese dove ti vogliono mettere a carico figli che non vuoi lasciando tutti i problemi che ci sono ad affermarsi nella società se si è donne.

Ma l'Italia è anche un Paese dove se una donna vuole portare a termine una gravidanza, i datori (e le datrici) di lavoro pensano sia un ricatto o una ripicca nei loro confronti. Non sapete quante donne ogni giorno vengono mandate a casa con le dimissioni in bianco contro la propria volontà (e approvate da Governo) e poi ci si chiede come mai si fanno pochi figli. Chi lo sa se magari qualcuna abortisce anche per questo motivo? Quello che da fastidio appunto sono le scelte delle donne, tutte.

Costringere ad abortire e costringere a partorire (o a rinunciare ad un figlio che si vuole perchè se no perdi il lavoro), sono la stessa e identica cosa.
Cosa ben più grave è che la moratoria non si esprime sulla condizione femminile in tutti gli assetti sociali nel mondo e non si esprime sul divieto dei contraccettivi edell'educazione sessuale per evitare gli aborti oppure della percentuale vergognosa di donne che muoiono di parto nel mondo (sappiamo già la considerazione che l'italia ha delle donne: ovvero quelle che valgono meno di un feto e la moratoria con questa mancanze lo dimostra).

Non si sono naturalmente pronunciati sulla frase di Berlusconi ad eluana, dove la sua volontà era relegarla a sforna-figli nonconsensuale. A noi donne non viene dato alcun diritto sessuale, pensate che faccia piacere alle donne che gli venga negato un aborto?

Vi propongo una petizione per raccogliere un milione di firme per poter fruire del diritto ad un aborto gratuito, legale e assistito. 
Dal testo della patizione si mostra come i paesi che negano l'aborto per legge o lo limitano anche se legale sono gli stessi di quelli dove le donne sono fortemente sottorappresentate nell'assetto politico e sociale.

Il vero allarme è quello della carenza dei diritti femminili anche nelle società occidentali, dove siamo relegate ad oggetti sessuali dalla società consumistica e Governo di destra e a incubatrici dalla chiesa e Governo di destra, che parlano della sottomissione femminile dell'oriente solo per dire "ma quanto sono incivili"o per avviare politiche  spacciate per paritarie mentre in realtà sono a fini sessisti e xenofobi.

I Governi di Oriente e in Occidente entrambi demonizzano le donne: opposti della stessa medaglia nel sottomettere le donne; uno stermina fisicamente le femmine, l'altro stermina le femmine moralmente relegandole al mero ruolo di corpi di servizio inferiori perfino ad un feto; dovrebbero imparare a  darci il diritto di scegliere e imparare che il corpo è nostro. L'Italia sopratutto che non si può permettere di dare lezione agli altri paesi come si trattano le donne, dove  le donne sono relegate a corpi destinati agli utilizzatori finali del Governo, che lascia le questioni femminili in mano alle decisioni della chiesa e degli uomini (discriminando le donne anche per questioni di cui dovrebbero prendere parola loro), sempre più oppressive nei confronti delle donne.

Insomma dai è ridicolo, suvvia. Guardiamo il piccolo prima: la nostra realtà, l'Italia che è fatta di donne relegate a elementi decorativi, a giocattoli sessuali ad oggetti e proprietà  affidate a mani maschili sconociute e conosciute cui gli viene dato il compito di fare da nostri padroni, di proteggerci di notte da stupri di sconosciuti,mentre di giorno pigliamo le loro botte i loro stupri, femminicidi, botte e molestie (che sono legittimate dagli uomini della Chiesa e dal Governo che non ne parla o le reputa argomenti non importanti o privati per il bene della famiglia e poi hanno coraggio di chiamare assassine quelle che abortiscono). Non ditemi che questo è un Paese civile che possa dare lezioni ad altri.

27 Lug 2009
La pazienza ha un limite

Non faccio altro che condividerlo:

La pazienza ha un limite - Alle coincidenze non crediamo più


E' stata approvata ieri, 15 luglio, la mozione presentata da Rocco Buttiglione, presidente dell'UDC, che impegna il governo italiano a promuovere, con le opportune modalità di presentazione e supporto, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanna l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed afferma il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto, altrimenti nota come "moratoria internazionale dell'aborto".


Il documento delle Nazioni Unite condanna, senza espliciti riferimenti a paesi in particolare, tutte le pratiche di aborto selettivo, obbligato, imposto o indotto tuttora in vigore, ma nulla dice né relativamente alle diverse forme di contraccezione possibili né al reale accesso ai servizi di salute femminile da parte delle donne; non affronta neanche il nodo della maternità e di tutti i rischi ancora connessi al parto in ampia parte del mondo, e neppure prende seriamente in esame quella che, nelle intenzioni, è la questione centrale, vale a dire le cause sociali, culturali ed economiche che, attenzione, non obbligano le donne ad abortire, ma piuttosto impediscono loro di scegliere, nel ricco Occidente come nei paesi più poveri.


Non una parola su guerre, povertà o fame. Temi di grande rilevanza e peso, ancora tutti "giocati" sui nostri corpi, in questa circostanza anche subdolamente: quale donna potrebbe non dirsi almeno sensibile alla questione dell'aborto selettivo, così come viene presentata, o non provare orrore sapendo che altre sono obbligate ad interrompere una gravidanza altrimenti desiderata? Non è su questo terreno che va collocato il confronto, o lo scontro, piuttosto sono altre le considerazioni che è ragionevole fare, soprattutto alla luce di quanto emerso durante il dibattito parlamentare che ha preceduto l'approvazione della mozione e tenendo anche conto della settimana particolare che stiamo vivendo, dal G8 dell'Aquila all'approvazione del pacchetto sicurezza, passando per la cosiddetta sanatoria per le badanti, che, qui e una volta per tutte, vorremmo almeno definire come loro stesse chiedono, vale a dire assistenti familiari.


Non è probabilmente casuale che la presentazione del testo di moratoria, e relativa approvazione, sia avvenuta a pochi giorni dall'incontro tra il presidente degli Stati Uniti Barak Obama e Benedetto XVI, terminato appunto con l'impegno, da pare di Obama, a far diminuire gli aborti in America. Il colloquio tra i due è stato infatti richiamato, ovviamente a sostegno delle proprie posizioni, nelle dichiarazioni di voto di Buttiglione e del cofirmatario della mozione, Lucio Barani, capogruppo del Pdl in commissione Affari Sociali della Camera ed esponente del Nuovo Psi, nonché promotore nel comune di Aulla, in provincia di Massa Carrara, della statua dedicata a Bettino Craxi...e tra i redattori del testo sul testamento biologico.


Vale la pena di entrare nello specifico e citare qualche passaggio, ricordando che la mozione è stata approvata con il voto favorevole della teocon Paola Binetti e di altri compagni di gruppo e l'astensione, non l'opposizione, di PD e IdV. Da sottolineare come il centro sinistra abbia sì presentato due testi propri, che sono però molto simili, a parte il richiamo alla contraccezione, a quello di Buttiglione...


E quindi: Buttiglione si guarda bene dall'attaccare la legge 194, anzi, la fa propria esattamente per quanto riguarda il suo impianto politico generale, che il movimento delle donne ha sempre criticato, vale a dire il sostegno alla maternità, e non alla scelta, e il riconoscimento dell'obiezione di coscienza; passa poi a sostenere che il bambino esiste e ha diritto alla vita...d'altro canto Dio affida il bambino in modo così penetrante alla madre che è difficilissimo, forse impossibile, difendere il bambino contro la madre...bisogna difendere il bambino insieme alla madre, rafforzando l'alleanza tra la madre e il bambino e qui riconosciamo la struttura portante della legge 40 sulla fecondazione assistita, che proprio quell'alleanza ha rotto giuridicamente; infine Buttiglione si produce in una vera sciocchezza, affermando che dove cresce l'economia, dove cresce l'educazione e soprattutto l'educazione femminile e i tassi di scolarizzazione femminile, i tassi di natalità decrescono, quando tutti gli indicatori della Banca Mondiale e del Fondo Monetario sostengono esattamente il contrario...ma, evidentemente, educazione vuol dire lavoro e indipendenza e forse, al di là di quanti figli far fare a una donna, il problema è proprio questo: autonome vuol dire incontrollabili.


Uno sguardo alla dichiarazione di voto di Barani, anche questa di per sé eloquente: nell'equiparare nel corso di tutto il suo intervento aborto e pena di morte, come già Giuliano Ferrara lo scorso anno, ripete spesso, e giustamente..., che l'interpretazione della legge 194 ripetutamente formulata dalla Corte Costituzionale italiana è che l'interruzione volontaria della gravidanza sia da intendersi soltanto come risposta ad uno stato insuperabile di necessità e non come esercizio di un diritto di scelta della donna... e che, continua, la maternità ha un valore sociale legato alla tutela della vita umana fin dal suo inizio, tutela di cui Stato e individui si devono preoccupare.


Riteniamo superfluo sottolineare come, in tale ottica, non sia assolutamente considerato non solo il concetto di autodeterminazione sul proprio corpo che le donne reputano fondamentale, essenziale e basilare, ma come ormai sia luogo comune quello della pretesa incapacità delle donne, che se non sono, letteralmente, assassine quanto meno hanno bisogno di un intero corpus sociale che dica loro cosa fare.


Questo passaggio è stato particolarmente applaudito dai deputati PdL e Lega. Buttiglione e Baroni affermano entrambi che una cosa è il dibattito interno sul tema, tutt'altra la situazione dei paesi del "terzo mondo", quelli, per intenderci, da cui provengono le donne, e gli uomini, che per la legge italiana da ieri, 15 luglio, sono criminali per il solo fatto di esistere: clandestini.


Se per le donne europee e nord americane il lavoro è in qualche modo una conquista ed è piuttosto difficile immaginare di poter tornare indietro, come anche i due su citati devono a malincuore ammettere, d'altra parte il ruolo che alla donna viene richiesto di ricoprire al meglio è pur sempre quello tradizionale e il lavoro di cura, tutto legato alla sfera riproduttiva e familiare, è ancora, soprattutto, un "affare di donne", soprattutto tenendo conto del fatto che i servizi sul territorio diminuiscono o vengono ridimensionati drasticamente.


Si può fare riferimento ai tagli previsti dalla Gelmini per quanto riguarda il tempo pieno, ai nuovi piani sanitari che cancellano o ridefiniscono l'assetto di interi ospedali o ai consultori, che spesso funzionano solo grazie all'abnegazione del personale e che spesso rappresentano, soprattutto per le donne immigrate, una risorsa preziosa e irrinunciabile. 


A sostegno indispensabile di un welfare precario, oggi ci sono in Italia 660.000 assistenti familiari regolarmente registrati, di cui l'87% donne, l'88% straniere e una stima di circa 500.000 che lavorano in nero: molto più colf che badanti, puliscono, stirano, cucinano, si occupano dei bambini e degli anziani non autosufficienti e si percepiscono più come persone della famiglia che come lavoratrici domestiche, spesso mettendo in gioco, al di là del loro tempo e disponibilità anche un di più di investimento emotivo che in qualche modo colma e ripaga del vuoto degli affetti lasciati nei paesi d'origine. 


E' una "catena della cura" che ci coinvolge tutte e che deve cominciare a porre qualche problema, ad aprire qualche contraddizione: 500.000 persone, nella stragrande maggioranza donne, che sarebbero, come tutti gli altri, perseguibili per reato di clandestinità, se non si trattasse di utili schiave nelle nostre case, i cui corpi hanno anche un valore ulteriore, per lo stato italiano: 500 euro pro capite, non deducibili dalle tasse. 


Il ddl anticrisi definisce i requisiti e tutte le procedure, tra cui spicca l'acquisizione necessaria del parere della Questura, art. 6, e la schedatura, art. 3 punto b.: utili sì, ma sotto stretto controllo. La cosiddetta emersione è tutta nelle mani del datore di lavoro, italiano, che, almeno a quanto cominciano a raccontare gli operatori dei centri di assistenza e degli sportelli per gli immigrati, stanno per ora rispondendo in maniera molto semplice, e immediata: buttandole fuori di casa, senza preavviso, dalla sera alla mattina. 


L'impianto è chiaro: chi serve in qualche modo rimane dentro, dopo averlo spremuto ancora un po', chi è fuori è preda. Guardie e ladri... E allora proviamo a seguire il percorso, verosimile, di K., marocchina. Si occupa di un anziano, 24 ore al giorno, ma non ha il permesso di soggiorno. Legge i giornali, guarda la televisione, si preoccupa. Si rivolge allo sportello migranti della città in cui vive e spiega poi ai suoi datori di lavoro che è possibile regolarizzarla senza rischi, ma la risposta è, testualmente: non abbiamo 500 euro da buttare! K. è fuori casa, una busta di plastica in mano con dentro tutti i suoi vestiti. Ma K. è fortunata, perché ha un fratello e un posto dove andare. Il fratello, H. è sposato, un figlio in Marocco e uno in arrivo. Anche H. è senza documenti, una mansarda presa in affitto da un italianissimo speculatore. 

La cognata di K. ha appena scoperto che sta per mettere al mondo un bastardo, si chiede come farà, lei clandestina, ad andare in ospedale a partorire o, peggio, a registrare la nascita del bambino. E' disperata, anche perché, se per miracolo il padrone di suo marito lo regolarizzasse, per far venire in Italia dal Marocco il primo figlio dovrebbero ottenere una certificazione da parte del Comune dell'idoneità abitativa dell'alloggio, ma la via crucis non finisce qui.... li aspetta anche il superamento di una prova di conoscenza della lingua italiana e il versamento di un contributo economico per ogni rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.
 

Ma K. e sua cognata sono donne di spirito e non si perdono d'animo: K. le dice che se le donne italiane andranno in pensione a 65 anni, per loro di lavoro, in qualche modo, ce ne sarà sempre! Coincidenze? Tutte le donne svolgono un doppio lavoro, uno retribuito e l'altro domestico, l'uno funzionale all'altro, e di quest'ultimo, che non ha confini fisici né limiti di orario, di mansioni o di età, si occupano per circa i 2/3 senza alcun aiuto da parte del compagno o marito, indipendentemente dal ricorso a colf o baby- sitter, dedicandovi, nell'arco della settimana, quasi lo stesso tempo che viene impegnato dal lavoro fuori casa. 


E' evidente che non è possibile parlare di parità tecnica, come ha fatto Sacconi, tra uomini e donne. Il piano prevede che l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego sia portata gradualmente a 65 anni. A partire dal prossimo anno per la pensione di vecchiaia per le donne il computo aumenterà di un anno ogni due anni, l'anno prossimo le donne del pubblico impiego potranno andare in pensione a 61 anni e l'equiparazione con gli uomini, l'uscita a 65 anni, si avrà nel 2018. Quale discorso viene fatto relativamente alle enormi differenze dal punto di vista delle retribuzioni, dei percorsi professionali e delle tutele sociali che interessano le donne che lavorano? Viene posta la questione, centrale, dell'inconciliabilità tra i tempi di vita delle donne e le "esigenze" e i ritmi del mercato del lavoro? E soprattutto, che tipo di lavoro è quello che le donne dovrebbero svolgere fino a 65 anni?


Sono tutti spunti che vorremmo offrire ad una riflessione più ampia, certe che davvero di coincidenze non si tratti: l'ordine simbolico di riferimento è molto chiaro e vale per tutte e prevede che tutte le donne, come gli uomini, siano schiavi del lavoro salariato al servizio del capitale almeno fino a che, fisicamente e biologicamente ancora costituiscono, per il mercato, una risorsa e non un costo, ma le donne italiane lavoreranno fuori e dentro casa, almeno fino a che il primo figlio non le costringa, entro i due anni di vita del bambino o bambina, ad abbandonare il lavoro (20% del totale, dati Istat), mentre le donne immigrate, costantemente ricattabili e invisibili, andranno a svolgere tutti quei compiti che il welfare non sarà più in grado di assicurare. Le prime angeli del focolare, seppur a intermittenza, fuori e dentro dal mercato del lavoro, le seconde serve e basta...ma tutte, tutte sotto sorveglianza., in casa, al lavoro, in strada.


Le ronde non rispondono ad alcun bisogno di sicurezza, tanto meno delle donne, rappresentano solo l'aspetto più rozzo dell'esercizio di un controllo che ha bisogno di andare a cercare il mostro sempre altrove, salvo poi meravigliarsi, puntualmente, della sua normalità. 


Il potere ha sempre lo stesso volto, e più nomi: patriarcato, capitalismo, razzismo...non può più esservi analisi che non li colleghi e non li legga insieme, riconoscendo la specificità di questa alleanza e dei suoi primi bersagli, le donne. Donne che si muovono nel mondo più facilmente e frequentemente di quanto sia mai accaduto in precedenza, come sottolinea Barbara Ehrenreich, autrice di un importante studio sui fenomeni di migrazione femminile dal Sud al Nord del mondo, e che se per ora sembrano partecipare ad una sorta di catena globale dello sfruttamento, possono proprio in essa trovare le risorse per sottrarvisi ed opporsi, insieme.

Le compagne del Csoa Askatasuna
Collettivo femminista rossefuoco

17 Lug 2009
madri non si nasce :Presidio Como 11 aprile davanti l'ospedale

 

http://lh6.ggpht.com/_PFZIi7yMskU/SdpljdVmRpI/AAAAAAAAB9I/jPrISVXKe1M/s400/LOCANDINA%20-%2011%20APRILE.jpgA Como si parla di guerra dell'aborto. Hanno autorizzato un presidio attivo antiabortista davanti un ospedale in cui si praticano interruzioni di gravidanze (QUI tutte le notizie). Il risultato è veramente agghiacciante. Il cav, centri aiuti alla vita, vuole entrare negli ospedali in maniera attiva, fungere da dissuasore antiabortista, massacrare la psiche delle donne che chiedono una interruzione di gravidanza. Tutto ciò a fronte di una politica nazionale che penalizza le madri in ogni senso. Chi fa un figlio viene licenziata, non assunta, non riceve nulla, nessun sussidio, nessun contributo. Chi fa un figlio viene colpevolizzata se non vive in una situazione familiare regolare, quasi come se a non essersi sposata si sia meritata la sofferenza e i disagi.

Il cav fa pratica di terrorismo psicologico antiabortista non fa prevenzione contro l'aborto (niente contraccettivi, solo castità), non intervengono concretamente, non offrono nessun aiuto come molte possono testimoniare. Vogliono solo imprimere un modello familista etero a conduzione patriarcale. L'autodeterminazione delle donne per loro va condannata e la maternità responsabile è una chimera. Bisogna essere madri dalla nascita, per aspetto fisiologico, per origine biologica. Le scelte delle donne non contano. Copiamo e incolliamo le notizie che le donne di Como - che hanno organizzato un contropresidio per l'11 aprile - ci mandano.

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SABATO 11 APRILE
DALLE ORE 15.00 ALLE 17.00
PRESIDIO DAVANTI ALL' OSPEDALE
S. ANNA DI COMO
- IN DIFESA DELL' INTERRUZIONE VOLONTARIA DI GRAVIDANZA
- PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DI OGNI DONNA
- CONTRO OGNI VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DENTRO LE MURA DEGLI OSPEDALI

In un periodo in cui il diritto alla salute é fortemente minato da privatizzazioni e leggi razziali e xenofobe che ledono il diritto alla cure e alla salute di intere fasce della popolazione, prime fra tutte quelle persone considerate "clandestine", come Kadiatou, la donna ivoriana denunciata come clandestina da un medico dell’ospedale Fatebenefratelli di Napoli dove è andata a partorire, é importante non dimenticarsi di luoghi come gli ospedali e di quello che quotidianamente avviene al loro interno.

In materia di interruzione volontaria di gravidanza, le violenze, gli abusi e le irregolarità sono purtoppo all' ordine del giorno, in buona parte degli ospedali italiani, principalmente per motivi di ingerenze religiose e politiche.
Una donna che desidera interrompere una gravidanza, si trova spesso a dover affrontare un vero e proprio calvario fatto di discriminazione, impedimenti e violenze psicologiche ed anche fisiche.
Abbiamo deciso di organizzare un presidio per denunciare la situazione dell' ospedale di Como, che da anni permette l'accesso e le proteste a gruppi antiabortisti, e dare la nostra solidarietà ad ogni individuo femminile ridotto a corpo, prodotto, oggetto, riproduttrice.

By Femminismo a sud
09 Apr 2009

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