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no alla violenza sulle donne
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Bella Topolona, fermatela. Lo chiede Codici Campania per i Diritti del Cittadino: "Le signore non ritengono l'epiteto della suoneria un complimento.

Roma, 26 marzo 2008 - Codici Campania, Centro per i Diritti del Cittadino, ha inviato una segnalazione all'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ed all'Antitrust per chiedere l'immediata sospensione dello spot "Bella Topolona" che pubblicizza una suoneria telefonica con un topolino in cartone animato che canta appunto il refrain citato.

L'associazione in particolare segnala la violazione della Parte II del Codice del Consumo intitolata Educazione, Informazione e Pubblicità - Titolo III - Capo III Sezione I in materia di Televendite, ovvero "pubblicità indecente e volgare per il consumatore nonchè idonea a indurre in errore l'utente a cui è rivolta, pregiudicando il suo comportamento economico".


"Si tratta di un spot di pessimo gusto -affermaGiuseppe Ambrosio, segretario regionale di Codici Campania- non credo che al gentil sesso faccia piacere che qualcuno gli si rivolga in questo modo. Le signore a cui abbiamo chiesto di esprimere un commento sulla pubblicità ci hanno dimostrato di non ritenere l'epiteto della suoneria un complimento così come affermato nella pubblicità. Infine l'utente viene ingannato e attirato sull'opportunità di scaricare sul proprio cellulare la suoneria gratis digitando il numero in sovrimpressione, mentre in realtà non è così".


"La suoneria non è gratis -prosegue Ambrosio- perchè effettuando il numero preposto l'utente deve abbonarsi ad un servizio settimanale in cui riceverà due suonerie sul proprio telefono mobile.
I costi variano: Euro 5 dai gestori di telefonia fissa e Euro 4 per chi chiama da telefono fisso Telecom. Per quanto riguarda la compagnia H3G il servizio non può essere disabilitato non prima di due settimane. Tutto ciò ci appare decisamente in violazione al Codice al Consumo in quanto è espressamente dichiarato, nel paragrafo dedicato alle televendite, che le stesse non devono ledere alla morale, offendere il gusto e la sensibilità dei consumatori per indecenza, volgarità o ripugnanza".

 
Nella tv Italiana, in tutti i programmi, pubblicità
, cartelloni, la donna viene mostrata sempre come un oggetto da penetrare, anche con forti allusioni come la patatina tira, e non capisco la necessità di tutto questo. E le donne nude a tutte le ore? Dobbiamo unirci anche noi donne per censurare ogni attacco alla nostra dignità.

27 Mar 2008
La questione delle donne orizzontali.

Insiste Daniela Santanchè,
candidata premier della Destra. E attacca di nuovo il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi: «Le donne per andare in Parlamento lo possono fare solo con me — ha detto in intervista a Canale Italia —. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali».
il Cavaliere «non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno. Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la soluzione del precariato. Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare». Anche nei giorni scorsi la Santanchè aveva criticato il leader del Pdl: «Berlusconi ha sempre utilizzato le donne come il predellino della sua Mercedes: un punto d'appoggio per sembrare più alto dei veri nanetti di cui si circonda. Il voto alla Destra è invece utilissimo perché serve a rompere i vecchi giochi della politica e a rimettere in gioco valori e ideali che non devono essere cancellati».
Dura la replica della nipote del Duce, Mussolini, secondo la quale la

Santanchè, «per decenza», è l'unica a «non dover aprire bocca sull'argomento poiché rappresenta la perfetta incarnazione della donna "politicamente" orizzontale. Infatti, la sua storia politica - afferma la Mussolini - è l'esempio contrario di quello che una donna deve fare per contribuire all'affermazione della democrazia paritaria».

A parte il fatto che non capisco il perchè ogni volta che si parla di donne in politica i mass media mettono in evidenza solo  articoli della sua eleganza, il suo sexappeal, questioni che riguardano allusioni sessuali e più ne ha più che ne metta mentre il resto viene censurato, in tal modo che sminuisce il ruolo della donna dandole poca serietà e ridicolizzandola, tale da manipolare e scoraggiare le donne che vogliono avviarsi in politica, mettendo in evidenza vecchi e stupidi stereotipi, anzichè dare peso e scandalizzarsi per la gravità della frase di Berlusconi, dopo le
sciampiste, la 194 e la questione Carfagna, e la questione della precaria
, è l'ennesimo maschilismo in  clima di elezioni che sta dimostrando il PDL, in cui mette le donne in una sorta di dipendenza dagli uomini e in clima di elezioni è grave poichè scoraggia (forse studiato a tavolino) il voto alle donne che si sono candidate quest'anno nelle liste che vogliono mostrare un loro ideale.
Molto grave è la situazione di apparente parità che invade il nostro paese solo per aver candidato come premier una donna ma che in realtà ha idee ovviamente maschili (e forse per questo che è stata candidata, quindi strumentalizzata), come la sua contrarietà all'aborto, in un paese che in realtà è così ancora pieno di pregiudizi contro le donne.
 

26 Mar 2008
Un figlio della 40 e i diritti negati.

La storia di Fabio Callegari e Silvia Poloni inizia quasi 25 anni fa quando hanno sedici anni e sono poco più di due ragazzini alle prese con il primo amore in un paese in provincia di Treviso, Montebelluna. Un vero, grande amore se ancora oggi che di anni ne hanno 34 sono l’uno accanto all’altra a combattere insieme per avere un figlio mentre il mondo cattolico li condanna, li ostacola, li spinge a adottare un bimbo altrui e per certi versi anche ad abortire. La storia di Fabio e Silvia è una storia piena di contraddizioni, di contorsioni, tante quante sono le contraddizioni e le contorsioni di cui sono ricche le leggi italiane che regolano la vita e la morte.


Fabio e Silvia non possono avere figli. Non c’è un motivo preciso nè una cura: l’unica strada loro consentita per diventare genitori passa per la fecondazione assistita. Vanno in tre centri diversi, e alla fine riescono ad averlo un bimbo. Lo chiamano Pietro. Due mesi e mezzo dura l’illusione di avercela fatta. Pietro ha una rara malattia genetica, (l’atrofia spinale muscolare di tipo 1) e loro due scoprono di esserne portatori sani. ‘In ospedale ci hanno detto: possiamo ricoverarlo e usare tecniche invasive ma il suo destino è segnato. Altrimenti potete portarlo a casa e accompagnarlo voi’, racconta Fabio.

E allora scelgono di tornare a casa. ‘Tre mesi a vedere nostro figlio soffrire’, dicono. Poi non c’è altro da fare se non piangere. Ora Pietro non c’è più, Fabio e Silvia non hanno parole per descrivere il loro dolore, le poche che sono rimaste hanno deciso di trasformarle in una battaglia per avere un altro figlio o una figlia, ma sani. 

‘Ci hanno spiegato che possiamo andare all’estero, ci hanno consigliato il Belgio. Se invece vogliamo rimanere in Italia possiamo effettuare una fecondazione che sappiamo già dove ci potrebbe portare. Siamo portatori sani di questa grave malattia, ad ogni gravidanza abbiamo il 25% di probabilità di generare un feto malato. E però non possiamo effettuare la diagnosi preimpianto, l’esame che consente di capire ancora prima dell’impianto se vi siano malattie oppure no’.  Non possono effettuarlo perché quando fu approvata la legge 40 sulla fecondazione assistita il mondo cattolico fu perentorio: nessuna analisi prenatale altrimenti sarebbe eugenetica. 

‘E così se Silvia rimanesse incinta potremmo solo sottoporre il feto ad un esame che si chiama villocentesi, e si fa all’undicesima settimana di gravidanza. E se dall’esame il feto risultasse malato? ‘Potremmo andare avanti o ricorrere all’aborto terapeutico. Andare avanti significherebbe ripetere il dramma di Pietro: farlo nascere, farlo crescere e soffrire fino a cinque mesi e poi vederlo morire perché questa è la malattia di cui siamo portatori sani, ormai lo sappiamo, non c’è cura. Non resterebbe quindi che l’aborto terapeutico, ma non abbiamo già sofferto abbastanza? Perchè vietare in nome dell’eugenetica di intervenire su un embrione ancora non impiantato e permettere invece un aborto di un feto che già è in una fase avanzata di crescita?’

Il 3 marzo Fabio e Silvia hanno scritto un appello per chiedere di aggiornare la legge 40, attraverso le linee guida promesse da tempo dal governo e mai approvate. La prima destinataria è stata il ministro della Salute Livia Turco. Finora non ha ancora risposto. Dopo il ministro Turco hanno contattato l’associazione Coscioni, forum, enti e anche Sorelle d’Italia. Nei prossimi giorni invieranno l’appello anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ‘Forse almeno lui che è al di sopra delle parti potrà intervenire’ spera Fabio. 

E dopo aver tempestato di email anche il Quirinale? ‘Andremo avanti, ormai non abbiamo nulla da perdere, almeno raccontiamo quello che succede a quelli come noi’. Ovvero a più di 30 mila coppie in Italia. 


Vignetta ‘La diagnosi e l’eugenetica’ Copyright Blog ‘Diritto di cronaca’

26 Mar 2008
La strage degli innocenti continua, le donne pagano sempre il prezzo di una società patriarcale

Questo è stato un periodo costernato di numerosi attacchi ala legge 194 che si rivela come una scelta di poter autodeterminarsi da parte delle donne, che una società maschile non ci permette, ci danno chiaro e tonto delle assassine, si mette davanti polizia, politica, si schiera contro di noi la chiesa e tante istituzioni, perfino gli ospedali. Ma quando si parla di femminicidio e vero infanticidio tutti taciono, come sottolineare la poca valenza che questa società da alle donne, come corpo, come persona e come individuo libero di decidere. Ogni tre giorni una donna muore e viene violentata una ragazzina, i media danno risalto a queste notizie dando spazio solo ad emulatori e non a chi vuole prendere provvedimenti contro questa situazione che colpisce le donne solo per un semplice motivo: essere femmine. E proprio questa società la causa, giusto perchè è spessso l'uomo a  compierli e l'uomo come si sa è sempre stato libero di privare la vita a donne e bambine poichè considerato superiore e padrone del corpo delle donne da una società patriarcale, che considera una donna poco più di una cosa. Quella causa dovuta dall'esaltazione di una famiglia patriarcale dove il capofamiglia puo permettersi prendersi come proprietà una moglie e un figlio, con un cognome. Quel che peggio che si parla di feticidi, la polizia e sempre presente a denunciare delle donne che vogliono essere libere di gestire il proprio corpo, ma quando si tratta di violenza in famiglia, la famiglia è sacra e nessuno interviene. Fare parte di uno stato cattolico fa pagare le conseguenze alle donne, poichè è uno stato che permette agli uomini di sottomettere le donne in mille modi, che non espone mai e non si parla mai di violenze domestiche, poichè le politiche parlano solo di extracomunitari, come volersene lavare le mani quando le cose succedono nelle case, poichè siamo improntati dentro le cosidette question idi onore. E quante volte abbiamo sentito pronunciare dall'opinione pubblica "era un uomo per bene", perchè si limitano ad un vedere da fuori una famiglia , a vedere la moglie che porta con vergogna gli occhiali da sole. Propongo una visita guidata dentro ogni famiglia italiana.  Ogni giorno si leggono donne violate, non vengono risparmiate nemmeno le bambine, donne uccise, mariti suicidati dopo una lite, donne violentata anche da amici, parenti e da ogni chi, in nome di una società patriarcale e di un genocidio, di una società che non vuole dare nè spazio e nè libertà alle donne. I mass media propongono ogni giorno un modello di donna inferiore all'uomo nata solo per provvedere ai piaceri sessuali maschili con la stessa regola della cultura dello stupro, nata solo per accudire gli altri e per servire l'uomo. C'è una connessione tra non sensibilizzare e non punire i reati con l'aumento degli abusi sulle donne.

26 Mar 2008
Rosa · 104 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere
Usa, molestie sessuali a una soldatessa su tre

Soldato Jane Demi Moore film di Ridley Scott 220x dal web

Soldato Jane di Ridley Scott


Altro che Soldato Jane. Qui non si tratta di forze speciali e addestramenti al limite della resistenza fisica e psicologica. Nell’esercito Usa basta semplicemente essere donna, e il trattamento non cambia. Lo dice un
rapporto del Pentagono: una soldatessa a stelle strisce su tre subisce molestie sessuali. Nella maggior parte solo frasi volgari o intimidazioni da spogliatoio. Ma spesso anche peggio. Nel 2007 sono 2668 le denunce presentate all’autorità giudiziaria militare: nel 70 per cento dei casi si tratta di stupro, negli altri di tentato stupro o altre forme di aggressione fisiche.

Le denunce presentate da soldatesse in servizio in Iraq sono state 112 e 19 tra quelle in Afghanistan. Duemila indagini sono state chiuse entro la fine dell’anno, ma solo 181 gli episodi finiti davanti alla corte marziale. Duecentouno casi si sono conclusi con una punizione non giudiziaria e 218 con un'ammenda o l'assoluzione. Circa i tre quarti delle denunce finiscono in un nulla di fatto: perché il fatto non sussiste, per insufficienza di prove o semplicemente perché l’accusa viene ritirata.

Non è facile ottenere giustizia, insomma. E in molti neanche si azzardano a parlare. Dei 70mila soldati, uomini e donne, intervistati per un sondaggio del 2006 sulle molestie in caserma, solo 23mila hanno accettato di rispondere. Il Pentagono si dice «determinato a sradicare la violenza sessuale dal servizio militare» con una «robusta» politica di prevenzione.

Anche gli uomini, rivela il rapporto, non sono esenti da violenze: le ha denunciate il sei per cento dei militari in servizio.
 
25 Mar 2008
Rosa · 443 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere

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